IL CANTO DI SAFFO – Musicalità e pensiero mitico dei lirici greci: la coralità ellenica, di Gabriella Cinti, Moretti & Vitali Editore

canto-di-saffo_150 (1)Il discorso sul simposio ci porta necessariamente a una riflessione sulla coralità e sul suo ruolo nella civiltà ellenica. Non entrerò nei dettagli delle numerose forme poetiche e musicali greche, ma mi interessa rilevare come la poesia fosse inserita prevalentemente in situazioni rituali, quindi collettive e perciò sicuramente destinate all’ascolto, nonché a una visione-partecipazione a veri e propri spettacoli che accompagnavano il rito e scandivano una situazione festiva del tutto diversa e separata dalla quotidianità, uno spazio temporale, fisico e psichico, di grande coinvolgimento pubblico e di “con-fusione” in cerimonie complesse e trascinanti. Le grandi feste, le Panatenée o le Delìadi (da Delo), vedono trionfare la lirica corale, come si evince dal bel volume a cura di Calame. La poesia nasceva spesso su commissione ed era condizionata dal tipo di rituale in cui il brano era eseguito. Di frequente, si trattava di canti veri e propri intonati dal corégo, che dirigeva il coro e le danze. Pindaro stesso, compose numerosi inni per le feste tebane. Nella poesia lirica, accompagnata da cetra (la kíthara omerica) e poi da aulós  ανλσς), «un doppio flauto», l’accompagnamento musicale esaltava la melodia dei canti, specie della poesia elegiaca, che si rispecchiava in un suggestivo spazio sonoro, mentre il passo di danza dei coreuti rinforzava in modo corporeo la dimensione ritmica. Poi, sarà usato il bárbitos, (βαρβιζσς), «barbito», uno strumento a più corde, dal suono più profondo, forse invenzione di Terpandro, usato dai poeti specializzati come Anacreonte.Danza-Tradizionale-Greca D’altro lato, i cori esercitarono un ruolo fondamentale nella conservazione della tradizione corrente, comunicata mediante l’oralità del canto, e attraverso la danza e la melodia, rievocando di continuo, e per giunta in modo seduttivo e coinvolgente, le norme di comportamento e la tipizzazione dei costumi di vita. Essi rappresentavano il nucleo del dramma, non un elemento marginale di esso. Il canto, poi, permetteva una comunicazione forte dei protagonisti tra loro, ma anche con le divinità che si festeggiavano. Pensiamo che i primi poeti lirici come Archiloco, Alceo e Saffo nel canto e con il canto, esprimessero essi stessi la loro poesia. Senz’altro rivestiva anche una funzione educatrice, poiché i giovani erano educati, sin dall’infanzia, alla ginnastica e alla musica, così come alla partecipazione a varie festività religiose. Il poeta, inoltre, come in tutte le civiltà orali, deteneva tutte le conoscenze che rafforzavano l’identità sociale. Come sostiene Havelock:

L’oralità superstite spiega altresì perché la letteratura greca fino a Euripide sia composta come una rappresentazione, e nel linguaggio della rappresentazione. L’uditorio controlla l’artista nel senso che questi deve sempre comporre in modo tale che gli ascoltatori possano non soltanto apprendere mnemonicamente quanto hanno udito ma anche riecheggiarlo nel parlare quotidiano. Il linguaggio del teatro classico
greco non soltanto intratteneva la sua società ma la sosteneva […] La funzione didattica è concentrata al massimo, nei cori greci, vi è una continua rappresentazione, mímesis, degli aspetti legittimi della vita in Grecia e una meditazione su di essi, talvolta non strettamente connesse con l’azione. I prigionieri di guerra ateniesi in Sicilia, secondo l’aneddoto di Plutarco, ottenevano la libertà se erano in grado di recitare i cori di Euripide, non il dialogo né i discorsi.

Su questa sacralità realmente salvifica della memoria, dovremmo riflettere più spesso, in un mondo come quello odierno che, proiettandoci nel futuro, anche grazie alla trionfante e incalzante tecnologia, tende a ridimensionare il contatto con il passato e comunque a vivere la civiltà passata in una fruizione estetica raramente radicata nel profondo della coscienza e, comunque, non nella memoria e nel vissuto personale. A tal punto, la parola poetica aveva la funzione di fondamento sociale e giuridico e di altissima virtù morale ed esistenziale, con il valore aggiunto che il linguaggio ritmico dell’oralità combinava, in una sola arte, la modalità didattica e quella estetica.

Gabriella Cinti

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