“Se pure osi” e “Nero”, due poesie di Mario Luzi pubblicate sulla rivista “Civiltà delle macchine” nel 1957

luzi

Le due liriche di Mario Luzi Se pure osi e Nero, risalenti al 1953 e poi inserite nella raccolta “Onore del vero” del 1957, furono  pubblicate su uno degli ultimi numeri della rivista “Civiltà delle macchine” diretta da Leonardo Sinisgalli. La rivista, uscita in 32 numeri dal 1953 al 1958, fu una vera e propria fucina culturale dove confluirono argomenti che spaziavano tra Matematica, Fisica, Aeronautica, Metallurgia, Pubblicità, Televisione, Storia, Arte e Letteratura. Numerose le illustri collaborazioni, da Giuseppe Ungaretti a Dino Buzzati a Paolo Portoghesi, per citarne solo alcuni. Nella rubrica “Semaforo” della rivista la presenza poetica si rivela una costante; vi trovano spazio molti poeti tra cui autori lucani e lo stesso Sinisgalli talora sotto mentite spoglie. In uno degli ultimi numeri del 1957 Sinisgalli volle inserire uno stralcio di alcuni gruppi di terzine tratte da «Il pianto della scavatrice» di Pier Paolo Pasolini che pochi giorni prima aveva pubblicato il suo «Le ceneri di Gramsci» Nel numero successivo il “Semaforo” accoglie le due poesie di Mario Luzi, presentate da Giuseppe Tedeschi. Con il passaggio da Finmeccanica all’Iri si fanno sempre più forti le voci di una possibile ristrutturazione della rivista che soddisfi gli aspetti meramente aziendali. E’ qui che Sinisgalli avverte una forte limitazione della propria libertà di agire e con questo anche l’entusiasmo e quel furore che avevano caratterizzato lo spirito di «Civiltà delle macchine» verranno progressivamente meno.

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SE PURE OSI

Vento d’autunno e di passione. E polvere,
polvere che striscia sulla terra
di queste vie più candide che ossa.
Tempo, questo, che il cuore oppresso s’agita,
revoca in dubbio quel che fu reale,
non fiaba, non apparizione vana.
Tue notizie che possono recarmi?
Ti conosco abbastanza per saperti
inquieta, sono certo che osi appena,
se pure osi, chiederti che penso.
Penso a te, alla tua passione schiusa,
alla luce di gemma ch’è dell’Umbria
di prima estate tra Foligno e Terni,
mi chiedo, scusa la follia, se mai
una gioia sarà gioia per sempre
o comunque sia colma la misura
delle cose che devo amare e perdere.

 

NERO

Ma ecco l’ora della notte, quando
dal profondo dello spazio si sporge
il volto della terra scarruffato,
impervio, che dobbiamo consolare
noi con le nostre veglie tristi e i lumi
fiochi di un firmamento cittadino.
Il vento degli abissi neri e viola
agita gli orti risecchiti, porta
il gemito per le vie dei gatti,
sbatte le imposte sconficcate, fuori
delle pareti chi s’attenta vede
il vento, la lanterna, gli ubriachi.
Dici, che m’ha portato questo giorno?
o nulla o poco più di quel che lascia
apparire e sparire
nei giorni bassi ostinati
la cortina di pioggia aperta e chiusa,
alberi, brani di città, carriaggi,
persone, pioggia nella pioggia, fumo.

Mario Luzi   (da ‘Onore del vero’, 1957)

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