Cinque poesie di Maurizio Manzo da “Rizomi e altre gramigne”, Editrice Zona – 2016

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La poesia di Maurizio Manzo è solo apparentemente prosastica. Egli è molto attento al ritmo e al metro. Ed infatti i quadri di Rizomi (radici) sono metricamente molto rigorosi, ciascuno di cinque versi, due endecasillabi uniti. Lo stesso autore definisce chiusa questa struttura. Contornata, infatti, quasi fosse un’inquadratura, uno story-board che recupera una metrica antica e difficile. Questa ultima raccolta di Manzo è davvero compiuta. E indica anche un orizzonte possibile e diverso rispetto all’attualità poetica. Riconsegna al verso e alla parola l’ambizione di sfidare a mani nude le altre più complete e sensoriali forme d’arte. Questa poesia è pura scrittura. Si propone alla lettura senza protesi. Ha il coraggio e la forza di confinare la poesia performativa dentro lo spazio visibile (ma effimero) dei fenomeni alla moda. Riafferma la sostanza e la semantica del rigore formale.

Un’isola non nasconde mai nulla, le cose perse ritornano a galla/ ti avrei fatta felice certo fiera, se smettevo di rovesciare i banchi/ ribellarmi e lasciare buchi bianchi, senza sapere bene per che cosa (…)

Quanto cinema poetico abbiamo amato. E quante immagini di Michelangelo Antonioni evocano questi versi. La ricerca formale non è fine a se stessa o mero esercizio di erudizione poetica. La poesia di Maurizio Manzo si è avvicinata molto al polso della realtà, in quel punto in cui la sostanza ha forma estetica e la bellezza è l’abito dei giusti.

(dalla prefazione di Pasquale Vitagliano)

 

Collare

Ho visto che son morti tutti i torti, impiccati un po’ prima di fare buio
quando se respiri vomiti forte, ora intorno è piatto liscio e circolare
un tempo avevo un collare dorato, ero una vetrina sempre illuminata
si poteva scendere senza scale, prima ancóra di salire e smaltire
le vertigini come fossero anni, poi fuggire da quello che inseguivi.

 

 

Calco

Appena in tempo smetti di sperare, ricalcare quello già disegnato
essere inseguiti pensi sia bello, non tutti però vogliono abbracciarti
la strada non è stabile sui piedi, a rotolare la vita inizia presto
le vertigini spargono colori, gli occhi sporgono di meraviglia
si calcola il mormorio la durata, tra urlo e sorriso un calco su ciniglia.

 

Rotazione automatica

Prima hai detto tieni la mia fiducia, elencando in pixel la risoluzione
in pollici i confini dove stare, poi cambiavi assetto larghezza altezza
rotazione automatica inserita, lasciavi pendere che l’orizzonte
vedi cambia come tu preferisci, è solamente una questione di polso
pratica nel vederti in altro modo, prima di spegnerti con il tuo mondo.

 

Custodi

Un’isola non nasconde mai nulla, le cose perse ritornano a galla
ti avrei fatta felice certo fiera, se smettevo di rovesciare i banchi
ribellarmi e lasciare buchi bianchi, senza sapere bene per che cosa
m’innamoravo della catechista, la volevo come angelo custode
spariva dalla finestra dell’aula, e vedevo solo il cielo appesantirsi.

 

Inciampi

È difficile da credere eppure, s’inciampa sulle strade del presepe
sopra i lucidi tondi sassolini, e finire in improbabili laghetti
si rivoltano tutte le maestranze, persino inseguito dalla cometa
a disorientare i poveri magi, poi si inizia da capo spegni tutto
il paesaggio e posizioni le stelle, disponi la gente accendi il destino.

Maurizio Manzo

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