Mario Luzi legge “Versi d’ottobre” e “Muore ignominiosamente la repubblica”

M_Luzi

Mario Luzi (1914-2005)

Nella prima poesia Versi d’ottobre, risalente agli anni 1952-55 e pubblicata nel 1957 in Onore del vero, l’ombra, il buio evocati dal poeta, attendono la luce, ma la luce deve essere colta già da qui, da questa nostra vita. La luce non è ancora piena ma, per chi sa vedere, è già possibile scorgerne i primi bagliori. La vita del poeta e la nostra non è priva di dolore e di tristezza ma è proprio da queste sofferenze, che, misteriosamente ma con assoluta certezza, nasceranno dei frutti: “Quel che verrà, verrà da questa pena”
Nella seconda poesia Muore ignominiosamente la repubblica, inserita nella raccolta Al fuoco della controversia scritta nel 1978, ai tempi del rapimento di Aldo Moro, del massacro dei cinque uomini della scorta e del successivo assassinio dell’uomo politico democristiano, Luzi manifesta tutto il suo sdegno per quella crisi sociale e politica: la sua protesta si amplifica in quella parola ripetuta ben sei volte: “ignominiosamente”; ci sono tutta l’infamia ed il disonore che questa povera patria ha dovuto sopportare. Versi scritti nel 1978, ma incredibilmente potrebbero essere stati scritti oggi per come si adattano in maniera imbarazzante alla situazione attuale.


VERSI D’OTTOBRE

È qui dove vivendo si produce ombra, mistero
per noi, per altri che ha da coglierne e a sua volta
ne getta il seme alle sue spalle, è qui
non altrove che deve farsi luce.
È passata, ne resta appena traccia,
l’età immodesta e leggera
quando s’aspetta che altri,
chiunque sia, diradi queste ombre.
Quel che verrà verrà da questa pena.
Siedo presso il mio fuoco triste, attendo
finché nasca la vampa piena o il guizzo
sul sarmento bagnato della fiamma.

Tu che aspetti da fuori della casa,
della luce domestica, del giorno?
oggi, oggi che il vento
balza, corre nell’allegria dei monti
e a quell’annuncio di vino e di freddi
la furbizia dei vecchi scintilla tra le grinze?
Quel che verrà, verrà da questa pena.
Altra sorte non spero mai, neppure
sotto il cielo di questo mese arcano
che il colore dell’uva si diffonde
e l’autunno ci spinge a viva forza
fino ai Cessati Spiriti o al Domine quo vadis?.

(da Onore del vero, 1957)


MUORE IGNOMINIOSAMENTE LA REPUBBLICA

Muore ignominiosamente la repubblica.
Ignominiosamente la spiano
i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti.
Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto.
Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani,
si sbranano ignominiosamente tra di loro i suoi sciacalli.
Tutto accade ignominiosamente, tutto
meno la morte medesima — cerco di farmi intendere
dinanzi a non so che tribunale
di che sognata equità. E l’udienza è tolta.

(da Al fuoco della controversia, 1978)

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