LA SETTIMANA DELL’AMORE (quinto giorno): poesie di Vittorio Alfieri, Marco G. Maggi, Davide Cortese, Giovanni Asmundo, Renato Fiorito

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Giambattista Tiepolo, Apollo e Dafne, 1743 – 44

 

S’IO T’AMO? OH DONNA! IO NOL DIRIA VOLENDO

S’io t’amo? Oh donna! Io nol dirìa volendo.
Voce esprimer può mai, quanta m’inspiri
dolcezza al cor, quando pietosa giri
vèr me tue luci ove alti sensi apprendo?

S’io t’amo? E il chiedi? E nol dich’io tacendo?
E non tel dicon miei lunghi sospiri,
e l’alma afflitta mia, ché par che spiri
mentre dal tuo bel ciglio immobil pendo?

E non tel dice ad ogni istante il pianto
cui di speranza e di temenza misto,
versare a un tempo e raffrenare io bramo?

Tutto tel dice in me: mia lingua intanto
sola tel tace; perché il cor s’è avvisto
ch’a quel ch’ei sente, è un nulla il dirti: Io t’amo.

Vittorio Alfieri

 

VIA CHERUBINI

Si stava come fiori tra le pietre
trovandosi, quasi in un attimo,
a cercare il seme dell’amore
un nostro perielio attorno al Sole
una constatazione plausibile.
Correvano nella notte i viali
e piantavamo le nostre radici
tra aiuole di alchimie minerali
così pronunciammo quella sillaba
che unisce il futuro col passato

e fummo tutt’uno col Creato.

Marco G. Maggi

 

HO TRA LE MANI UN RAMO DI VENTO

Conta le mie costole, ora,
numeri umidi sulle belle labbra,
che io conto le tue, perfette,
con la lingua rossa di fuoco.
Leviga con le tue
le mie ossa più lunghe,
enumerando i tuoi nomi di nube.
Raccontami ancora la fiaba del ragno
che avvolse nella tela la sola donna che amò.
Mordimi il mento, come facesti un giorno,
quando insegnasti nuove piogge al temporale.
Mugola quel tuo canto nero
che ha la luce sulle ultime parole.
Ti attendo come fa il cielo della sera
col carezzevole volo del pipistrello,
e sulla bocca ho i canti della luna,
candidi e tragici come amori,
da far fluire sulla tua pelle chiara,
da far riposare sulle tue labbra nere.
Ho tra le mani un ramo di vento,
e te negli occhi, bella di tormento.

Davide Cortese

 

SCOLPISCI SULL’ALTA RUPE

Scolpisci sull’alta rupe
questo mio nome

ma su pietra qualunque, così che
possa durare qualcosa di me
alle tue dita, alla lira, al fragore.

Serbala in fasce al riparo
delle tue mura

ma posala all’alba, al lucore marnoso
maestoso abbaglio sul mare
così che non gravi di peso il telaio

là dove morse il languore e l’onda
si getta sull’alta rupe.

Giovanni Asmundo

 

QUESTA NOTTE

Questa notte ti ho avuta.
Non sapevo sperarti.
Desiderio di maschio
che non ha radici.
E invece sei qui
bianca d’avorio per le mie dita
e occhi senza pudore dell’abisso
che s’apre sul fondo.
Mi sono immerso e t’ho presa
senza sapere dov’ero,
dimenticando il mio nome.
L’ansia mi ha portato
in questa terra sconfinata
percorsa da nomadi e bianchi cavalli
che mi ha preso prigioniero.
Ma non voglio fuggire
se col respiro e le mani
mi dici che ancora mi vuoi.

Dov’è la donna che vidi
il giorno dei primi mandorli
quando estranea e sicura
evitò il mio sguardo
e non disse di sé per molti giorni?

Questa notte hai però occhi di desiderio
che non smettono di chiedere
e le mani intrecciate a radici
sui corpi nudi
non vogliono lasciarsi.
Già bussa l’alba alla finestra.
I tuoi capelli hanno bagliori di sole
che non immaginavo.
Aiutami amore a non perderti.

Renato Fiorito

S’io t’amo? oh donna! io nol dirìa volendo,
Voce esprimer può mai quanta m’inspiri
Dolcezza al cor, quando pietosa giri
Ver me tue luci, ove alti sensi apprendo?

S’io t’amo? E il chiedi? e nol dich’io tacendo?
E non tel dicon miei lunghi sospiri;
E l’alma afflitta mia, che par che spiri,
Mentre dal tuo bel ciglio immobil pendo?

E non tel dice ad ogni istante il pianto,
Cui di speranza e di temenza misto,
Versare a un tempo, e raffrenare io bramo?

Tutto tel dice in me: mia lingua intanto
Sola tel tace, perché il cor s’è avvisto,
Ch’a quel ch’ei sente, è un nulla il dirti: Io t’amo.

Continua a leggere su GraphoMania: http://blog.graphe.it/2013/03/08/una-poesia-damore-di-vittorio-alfieri-per-la-festa-della-donna#ixzz3R

S’io t’amo? oh donna! io nol dirìa volendo,
Voce esprimer può mai quanta m’inspiri
Dolcezza al cor, quando pietosa giri
Ver me tue luci, ove alti sensi apprendo?

S’io t’amo? E il chiedi? e nol dich’io tacendo?
E non tel dicon miei lunghi sospiri;
E l’alma afflitta mia, che par che spiri,
Mentre dal tuo bel ciglio immobil pendo?

E non tel dice ad ogni istante il pianto,
Cui di speranza e di temenza misto,
Versare a un tempo, e raffrenare io bramo?

Tutto tel dice in me: mia lingua intanto
Sola tel tace, perché il cor s’è avvisto,
Ch’a quel ch’ei sente, è un nulla il dirti: Io t’amo.

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