RISPOLVERARE I CLASSICI: Quinto Ennio

Quinto_EnnioCon la figura e l’opera di Quinto Ennio si avverte uno stacco netto rispetto al passato. Contrariamente ai suoi predecessori, egli non cessò mai di rappresentare un modello e la sua esperienza venne ritenuta valida non solo dal punto di vista artistico, ma anche da quello stilistico e metrico. Si rese promotore di una riforma letteraria, il cui principio fondamentale consisteva in una maggiore aderenza ai canoni della poetica alessandrina. Proveniva dalla Magna Grecia: era nato a Rudiae, tra Brindisi e Taranto, nel 239 a.C., e la sua condizione sociale doveva essere elevata, se egli stesso poteva vantarsi di essere discendente dal mitico re Messapo. L’ambiente in cui crebbe, l’educazione ricevuta, l’incontro con il mondo romano costituirono i tre elementi essenziali della sua formazione. Egli stesso lo riconobbe, come ci attesta una testimonianza di Gellio: “ Quinto Ennio diceva di avere tre anime, perché sapeva parlare in greco, in osco e in latino”. La sua produzione drammatica comprende commedie e tragedie. Delle prime sopravvivono pochissimi frammenti e due titoli: Caupuncula e Pancratiastes, invece, come autore tragico, ci rimangono una ventina di titoli di argomento greco (Achilles, Aiax, Andromacha aechmalotis,ecc…). Di argomento romano: Ambracia e Sabinae, sul celebre ratto compiuto da Romolo e dai suoi compagni. L’antichità conosceva  una raccolta di quattro libri di Satire composte da Ennio; ne rimangono pochissimi frammenti di metro e argomento vario ( dialogo tra la Vita e la Morte, una favola in tetrametri trocaici…). Secondo la testimonianza di Quintiliano si ritiene che il titolo fosse Satura o SaturaeGli Annales, l’opera epica di Ennio, furono divisi dall’autore in 18 libri ( di cui ci rimangono circa 650 frammenti), in cui si narrava la storia di Roma dalle origini fino al 178 a.C. sulla base della successione cronologica dei fatti. Nei primi sei libri Ennio narrava il mito troiano, la venuta di Enea nel Lazio, la leggenda di Romolo e Remo, la fondazione di Roma. Il racconto delle guerre puniche occupava i tre libri centrali; ben nove libri erano dedicati agli avvenimenti dell’ultimo periodo, quello successivo alla fine della seconda guerra punica. La novità degli Annales consiste nell’abbandono del saturnio ( pensiamo al Bellum Poenicum di Nevio) e nell’adozione dell’esametro: ciò indica la volontà di Ennio di distaccarsi dal passato, differenziandosi dai predecessori e di affermare la propria poetica che presupponeva uno stile più colto e raffinato. Ma la scelta dell’esametro è anche un consapevole atto di omaggio nei confronti della tradizione omerica. Ciò è confermato, all’inizio del poema, dall’invocazione alle Muse che riprende volutamente un verso di Omero (Iliade 2, 484): Muse che calcate il grande Olimpo. Famosissima è l’allitterazione: O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti. Morì settantenne il 169 a.C., anno di rappresentazione della sua ultima tragedia (il Thyestes); secondo la tradizione le sue ceneri vennero poste sul sepolcro degli Scipioni.

EPITAFFIO

Nemo me lacrumis decoret nec funera fletu
faxit. Cur? Volito vivus per ora virum.

Nessuno mi onori di lacrime e mi faccia il funerale col pianto.
Perché? Vado volando vivo tra le bocche degli uomini.

FRAMMENTI

“Ego deum genus esse semper dixi et dicam caelitum –
Sed eos non curare opinor quid agat humanum genus:-
Nam si curent, bene bonis sit, male malis, quod nunc abest”.

Io ho sempre affermato e sempre affermeró che esistono gli dei del cielo, –
Ma ritengo che essi non si curino di ció che faccia il genere umano: –
Infatti, se lo curassero, i buoni avrebbero bene, i malvagi male, cosa che cosí non é.

*

Qui vicit non est victor nisi victus fatetur

Chi vince non é vincitore finchè non lo confessi il vinto.

*

Caelum suspexit stellis fulgentibus aptum

Guardó in alto il cielo trapunto di stelle fulgenti

*

Summo sonitu quatit ungula terram

Con enorme risonanza lo zoccolo scuote la terra

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