Rispolverare i classici: Fernando Pessoa

220px-216_2310-Fernando-PessoaFernando Antonio Nogueira Pessoa nacque a Lisbona nel 1888 ed ivi morì nel 1935. Orfano di padre, a soli cinque anni, seguì la madre, risposatasi, in Sudafrica, dove compì gli studi liceali e iniziò quelli universitari. Dopo il ritorno della famiglia in Portogallo, nel 1908 cominciò a lavorare come corrispondente commerciale. Di carattere chiuso, trascorse un’esistenza solitaria, scevra di rapporti sentimentali significativi. Pessoa aveva cominciato a scrivere poesie, in inglese, fin dai tredici anni, ma il suo nome divenne prima conosciuto come saggista e teorico della letteratura, grazie alla collaborazione nel 1912 alla rivista “Aguia”, organo del saudosismo e diretta da Teixeira de Pascoaes. L’opera poetica di Pessoa, rimasta quasi tutta inedita e conosciuta solo da un ristretto gruppo di scrittori e critici, a partire dal 1942 venne raccolta e pubblicata (Obras completas) da Joao Gaspar Simoes e Luìs de Montalvor. La poesia pessoana assunse allora portata internazionale, non solo per l’intrinseco valore letterario, ma anche per la complessità della problematica personale e universale in essa contenuta, dall’eterna questione sulla misteriosa importanza di esistere ai molteplici interrogativi, inquietudini e contraddizioni che caratterizzano l’uomo contemporaneo. Il primo aspetto di questo mondo poetico è la sua articolazione in personalità differenziate e autonome: il poeta si suddivide in eteronimi, ognuno con una storia anagrafica, un temperamento. Ricordiamo Alberto Caeiro, Ricardo Reis, Álvaro de Campos.

Às vezes tenho idéias felizes,
Idéias subitamente felizes, em idéias
E nas palavras em que naturalmente se despegam…

Depois de escrever, leio…
Por que escrevi isto?
Onde fui buscar isto?
De onde me veio isto? Isto é melhor do que eu…
Seremos nós neste mundo apenas canetas com tinta
Com que alguém escreve a valer o que nós aqui traçamos?

A volte ho idee felici,
idee repentinamente felici, in idee
e nelle parole in cui naturalmente esse si scollano…

Dopo aver scritto, leggo…
Perché ho scritto questo?
Dove sono andato a prendere questo?
Da dove mi è venuto questo? Questo è meglio di me…

Saremo noi a questo mondo soltanto penne a inchiostro
con cui qualcuno scrive sul serio quello che noi qui tracciamo?

*

Depus a máscara e vi-me ao espelho…
Era a criança de há quantos anos…
Não tinha mudado nada…

É essa a vantagem de saber tirar a máscara.
É-se sempre a criança,
O passado que fica.
A criança.

Depus a máscara e tornei a pô-la.
Assim é melhor,.
Assim sou a máscara.

E volto à normalidade como a um terminus de linha.

Ho posato la maschera e mi sono visto allo specchio…
Ero il bambino di tanti anni fa…
Non ero cambiato per niente…

E’ questo il vantaggio di sapersi togliere la maschera.
Si è sempre il bambino,
il passato che resta,
il bambino.

Ho posato la maschera, e me la sono rimessa.
Così è meglio.
Così sono la maschera.

E ritorno alla normalità come a un capolinea.

*

No fim de tudo dormir.
No fim de quê?
No fim do que tudo parece ser…
Este pequeno universo provinciano entre os astros,
Esta aldeola do espaço,
E não só do espaço visível, mas até do espaço total.

Alla fine di tutto dormire.
Alla fine di che?
Alla fine di ciò che tutto pare essere…
Questo piccolo universo provinciale tra gli astri,
questo borgo dello spazio,
e non solo dello spazio visibile: dello spazio totale.

Traduzione di Antonio Tabucchi

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