Tre poesie di Federico Garcìa Lorca più una poesia di Raffaele Carrieri a lui dedicata

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EL REGRESO

Yo vuelvo
por mis alas.
Dejadme volver!
Quiero morirme siendo
amanecer!
Quiero morirme siendo
ayer!

Yo vuelvo
por mis alas.
Dejadme retornar!
quiero morirme siendo
manantial.
Quiero morirme fuera
de la mar.

 

IL RITORNO

Io torno
con le mie ali.
Lasciatemi tornare indietro!
voglio morire essendo
alba.
Voglio morire essendo
ieri!

Io torno
con le mie ali.
Lasciatemi tornare indietro!
Voglio morire essendo
sorgente.
Voglio morire fuori
del mare.

 

REALIDAD

Mi madre leìa
un drama de Hugo.
Los troncos ardìan.
En la negra sala
otro Sol morìa,
como un cisne rubio,
che melancolìa.
La niebla de enero
los campos cubrìa.
Pastores espectros
iban y venìan.
Yo debì cortar
mi rosa aquel dìa.
Rosa apasionada,
de color sombrìa
al par que los troncos
dorados ardìan.

 

REALTA’

Mia madre leggeva
un dramma di Hugo.
La legna bruciava.
Nella sala scura
un altro Sole moriva,
come un cigno biondo,
di malinconia.
La nebbia di gennaio
ricopriva la campagna.
Pastori spettri
andavano e venivano.
Dovetti tagliare
la mia rosa quel giorno.
Rosa appassionata,
di colore scuro,
come quei tronchi
dorati che bruciavano.

 

CASI-ELEGIA

Tanto vivir.
Para que?
El sendero es aburrido
y no hay amor bastante.

Tanta prisa.
Para que?
Para tomar la barca
que va a ninguna parte.
Amigos mìos, volved!
Volved a vuestro venero!
No derraméis el alma
en el vaso
de la Muerte.

 

QUASI-ELEGIA

Tanto vivere.
Perché?
Il sentiero è noioso
e non c’è amore sufficiente.

Tanta fretta.
Perché?
Per prendere la barca
che non va da nessuna parte.
Amici miei, tornate!
Tornate alla vostra sorgente!
Non abbandonate l’anima
nel bicchiere
della Morte.

(traduzione di Claudio Rendina)

A metà luglio del 1936, dopo un terzo viaggio in America per assistere alla rappresentazione di alcune sue opere in Messico, Federico Garcia Lorca partì per Granada. Poco dopo il suo arrivo, lo sorprese l’inizio della guerra civile e, la città in mano agli insurretti, egli – pur non appartenendo a nessun partito e pur non essendosi mai occupato apertamente di politica – si trovò subito in pericolo, dato il suo interesse per l’ingiustizia sociale e data la sua condizione di cognato del sindaco socialista della città. Per misura precauzionale, si rifugiò in casa del fratelli Rosales, Camacho, uno dei quali, José, figura influente del falangismo locale: ma ciò non valse a impedire il suo arresto (ispirato da elementi estremisti guidati dal deputato Ramòn Ruiz Alonso). Portato in un paesino dei dintorni, venne fucilato in aperta campagna, nella notte tra il 19 e il 20 agosto.

 

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COMPIANTO PER GARCIA LORCA

 

Al muro, il poeta al muro
Dicevano i giornali,
Lorca fucilato al muro.
Per telegrafo un muro
E’ uguale a un altro muro.
Gli angeli non hanno pianto
Non hanno rivolto domande
Perché in paradiso è proibito.
Hanno guardato il muro
Hanno guardato il sangue
Come si guarda una rosa
Sopra un muro di calce.
Hai colto la rosa
E ti sei messo a giuocare:
Era come alla fiera Di Cordova
Era come alla corrida,
Era come alla Porta del Sole,
Il giorno di Sant’Isidoro.
Era bello vedere gli angeli
Incantati di te, Garcia.
erano stati ragazzi a Siviglia
E ti apprezzavano.
All’improvviso furono tristi,
La rosa era più bianca
E tu più fioco.
Erano stati ragazzi a Siviglia
E sapevano che un muro
E’ diverso da un altro muro.
In cielo te lo sei portato
Perché ce ne fosse uno meno.
Gli altri portano cavalli,
Portano cigni e colombe:
Tu, Garcia, un muro
Un muro che non si scavalca.

Lasciate che gli angeli piangano.

Raffaele Carrieri

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3 commenti
  1. Apprezzo moltissimo la scelta di pubblicare anche un testo di Raffaele Carrieri nel mentre si propone Lorca: trovo l’accostamento raffinato e stimolante, finalmente diverso dalle solite riproposizioni della poesia dell’autore andaluso. Grazie, anche perché (e spero di sbagliarmi) Carrieri è uno dei nostri poeti ingiustamente dimenticati.

  2. Hai ragione, caro Antonio, Carrieri è stato dimenticato, eppure è la voce più autentica e straordinaria del 900. Per me è stato nutrimento sin dall’età di 17 anni e da allora non l’ho mai messo da parte. Come ho già scritto, per me è la Bibbia. Più lo leggo e più mi apro (parafrasando dei suoi versi: più mi scopro e più mi nascondo). Ma non è solo lui dimenticato, o Dio quanti ce ne sono! Mi chiedo cosa resterà della poesia contemporanea e della non-poesia di oggi. Date un’occhiata a qualche insulso blog di pseudo poesia e pseudo critici, ovvero i nonnulla. Cosa resterà? Niente, Niente, Niente. Ma sono già il NIENTE.

  3. Sono d’accordo: la rete offre da un lato molte occasioni d’incontro e proposte di alto livello, ma è anche una giostra delle illusioni e del nulla. In questo caso mi rende felice incontrare una persona come te, caro Luciano, che apprezza in modo totalizzante Raffaele Carrieri; io ho incontrato la sua poesia quando studiavo all’Università e, avendo pochi quattrini, “saccheggiavo” la biblioteca dell’Ateneo: fu un colpo di fulmine e, ancora oggi dopo 30 anni, vedo in Carrieri l’incarnazione della vera “scrittura nomade” (espressione quest’ultima molto di moda ultimamente, lo so, ma che è vera in riferimento al grande Tarantino). Un nuovo grazie per quest’accostamento tra due poeti mediterranei, zingari e fuori dal coro.

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