Ungaretti contro Quasimodo. La missiva pubblicata nel volume ‘Giuseppe Ungaretti – Jean Lescure. Carteggio (1951-1966)’ edito da Olschki

ungarettiSalvatore Quasimodo? ”Un pappagallo e un pagliaccio”. Così Giuseppe Ungaretti bollò il poeta siciliano subito dopo la conquista del Premio Nobel, suo rivale diretto nella corsa al prestigioso riconoscimento dell’Accademia Svedese. Il giudizio al vetriolo compare in una lettera privata inedita che l’autore della raccolta ‘Il porto sepolto’ inviò il 4 novembre 1959 all’amico francese Jean Lescure, che lo aiutò ripetutamente nella corsa al Nobel per distanziare l’avversario italiano. Ungaretti, in quella stessa lettera, definiva come opportunista Quasimodo, mettendo in dubbio il suo autentico antifascismo e la sua militanza di sinistra: ”Ha collaborato per vent’anni alle riviste fasciste di più stretta osservanza, alle quali nessun poeta collaborava”. La missiva è pubblicata nel volume ‘Giuseppe Ungaretti – Jean Lescure. Carteggio (1951-1966)’ edito da Olschki a cura di Rosario Gennaro, che contiene le lettere scambiate tra il poeta e il suo principale traduttore francese, dove uno dei temi più ricorrenti per anni proprio è la candidatura al Nobel e l’insistente ricerca di sostegno tra i grandi nomi della letteratura internazionale per la conquista del premio di Stoccolma.

Nella lettera dell’autunno 1959, Ungaretti contestava con durezza l’incoronazione di Quasimodo, smontando i suoi meriti, letterari e civili, e deplorava un documentato scambio di attenzioni tra il vincitore e membri della giuria. All’amico francese che aveva curato la mobilitazione internazionale attorno al nome di Ungaretti, il poeta faceva osservare che Quasimodo non solo aveva collaborato con le riviste fasciste ma aveva anche scritto un inno per i martiri fascisti, dal titolo ‘Coro di morti della rivoluzione’ (1933), e che i suoi poemi sulla Resistenza vennero scritti ”dopo la fine della Resistenza, molto tempo dopo, perché era la moda”. Senza contare che Quasimodo, scriveva Ungaretti, ”fu fatto professore, cosa che io ho letto nei giornali, dal governo Mussolini quando Mussolini si trovava già a Salò con il suo governo di guerra civile, dopo il colpo di stato contro di lui, nel 1944”. Ma questo è un dato biografico non vero, perché in realtà, osserva Rosario Gennaro, Quasimodo fu nominato per ”chiara fama” professore di letteratura italiana al Conservatorio Verdi di Milano nel 1941, dunque non in epoca della Repubblica Sociale Italiana.

Salvatore-Quasimodo-300x300Dopo aver criticato la poesia di Quasimodo, citando un severo giudizio del critico Alfredo Gargiulo, Ungaretti si chiedeva come l’autore di ‘Ed è subito sera’ avesse potuto ottenere il Nobel. Ungaretti sparava così a zero sulla giuria dell’Accademia svedesee scriveva tra l’altro: ‘Tu sai che chi lo attribusce sono quattro poeti ridicoli. Gli altri sono uomini di scienza e il più cretino dei quattro è il segretario permanente”.

Dopo aver tirato in ballo i maneggi di Quasimodo, di alcuni giurati e di suoi amici per traduzioni in Svezia, Ungaretti concludeva in questi termini il suo amaro sfogo per non aver ricevuto lui il tanto agognato premio: ”Hai compreso la serietà del Nobel? La merda che è in realtà il Nobel?”.

 

Da il portale del gruppo AdnKronos

 

3 commenti
  1. Direi l’essenza misteriosa dell’animo umano, capace di elevarsi nell’alto del cielo luminoso e, nello stesso tempo, precipitare nell’abisso più profondo dell’universo.
    Mi domando, rispetto all’adesione, al coinvolgimento nel clima politico del tempo di Quasimodo come di tanti altri giovani e personaggi divenuti famosi, chi mai poteva sfuggire al fascino della retorica fascista? Quale prospettiva per i giovani, ai margini di un potere assoluto ed opprimente? Quasi tutti, salvo qualche eccezione, si sentivano e proclamavano orgogliosamente, dai figli della lupa ai giovani dell’avanguardia e cittadini maturi, tutti inquadrati, fascisti, fondatori dell’Impero di Roma.

  2. Ungaretti fu fascista davvero! Il bue all’asino? E poi Quasimodo fu picchiato dai fascisti (e ha scritto “Parole ad una spia” ) quel testo, il Coro del 1933 è del tutto diverso dalla retorica fascista, come lui stesso spiega in una lettera inedita ad Amelia Spezialetti, sua amante. Anzi c’è anche una vena di sottile ironia. Era in condizioni economiche disastrose, collaborava a qualche rivista per raggranellare qualche soldo anche. Tutta invidia quella di Ungaretti che disprezzava i cretini dell’accademia ma desiderava ardentemente il Premio. Ipocrita! Inoltre Quasimodo era più conosciuto e tradotto di lui in Svezia all’epoca, Montale quasi per niente. Il Premio è un premio svedese, e come ha sottolineato il Prof. Enrico Tiozzo in un suo libro sui Nobel siamo noi che avendo il mito del NObel non comprendiamo che è un Premio strettamente svedese e quindi che lo si concede secondo le loro categorie culturali che quasi mai corrispondono a quelle italiane.

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