Poesie di Silvana Baroni

silvana_baroni_foto

Già lo sai

Esistono
per questo puoi lasciarli a casa
il caffè riscaldato due volte
i capelli a treccia sulla nuca
l’imbronciato guardarsi attorno a cerca
d’una cuccia
la scena più volte d’una cattiva digestione
il dormire col cuore d’ordinanza
sotto le unghie la pece d’aver sbagliato mestiere-
Sono nodi a rilievo che non sai partecipare
qualcosa di unico da dimenticare-
Allora questo può farti compagnia
tu donna di fauna antichissima
setacciare da internet la novella
stanarla uccel di bosco dal ventre dell’etere-
Già lo sai, da un’ipotesi azzardata
la vita poi ritorna lungo i suoi canali
sciorinandoti-

Non è che marzo

Non è che marzo
e già scivola lesta tra le specchiere
la ragazza succinta formicolando passi
di tenera carne sulla selce di via Giulia

un vortice di promesse in scivolo albino
qui e subito per l’uomo che si gira
e la semina dagli occhi

da dietro i vetri del mio amico antiquario
la guardiamo che ci sovverte l’archivio-

 

Il rito d’iniziazione

Magro ma vincitore
è tornato il figlio
dopo la prima scommessa
sazio di sé e del mondo
ma così magro…
così magro-

 

Symbiõsis

Questa storia non va, questa è simbiosi
io – tu – e il mondo tappezzeria
meglio precisare i ruoli
io faccio lei – tu fai lui – e gli altri la corte

ma corte non v’è se manca il re, mio dio!
corte non v’è, mio re! se manca Iddio

allora facciamola più semplice
inventiamo una storiella
io – tu – e qualcuno che ci faccia la corte

ora sì che si torna ad umana nevrosi
a piacevole battaglia tra le mie senza Dio
e le tue, senza re, umanissime corti-

 

Governare il tempo

La giostro tonda la gonna
contro i passi e attraverso
sul medesimo viale a mezzodì
quando ogni ala è petalo vincente
che s’inabissa oltre gli archi del vento

difficile mestiere governare il tempo
non disperdere il ritmo
nel gioco dispari dei passi
e al contempo orientarsi
tra i raggi impari del sole
e quelli pari della luna-

 

Dove sbaglio

Capita a volte
di tuffarmi in un mare di tufo
e ancora non so dove sbaglio
il tuffo?
il mare?
il tufo?-

 

La ragazza

Le gocce hanno la testa all’ingiù
che scendano dal cielo o da una birra
vengono incontro come lacrime da consolare-
Da ragazza temevo di rovesciare la tazza
dovevo stare immobile e al contempo sognare
il rischio stava lì nelle dita
avrebbero potuto in un secondo dimenticare
staccarsi dall’incarnato del carpo
dalla cerniera del polso
sarebbe bastato un sussulto d’anima
e via le mani il corpo
e la tazzina di caffè per giunta-

 

Metafore

L’ho preso all’amo
ch’era dentro al gatto il pesce
e dentro al pesce il granchio
che avevo calpestato

ma che metafora è mai questa
se non la tiro giù dal caleidoscopio
non la cavo dalla mascella
del cannibale antenato?-

 

Il nuovo millennio

Tracce di beffarda saggezza
aprono a una luna anzi tempo –
Sulla rena un cigno di vinile e una rana d’argilla
artefatti d’umano sopravvento ruminati dal mare
e un passero che mi fugge di mano
schizzando via in fugace sospetto-
Perché mai qui e a che fare
nelle squame di un mondo perduto
ombra a figura di me che passo e m’attraverso
a chiedere senso a un livido avvenire
io sulla spiaggia tra ragazzi che si tatuano i polsi
come a volersi ricordare di qualcosa –
Il mare è colmo di sabbia muta
gli atomi migrano dalle antiche bisacce
lungo le stringhe nella fiasca del tempo
Newton svuota la sfera del vuoto
la porge a Beethoven che la colma di gioia
un inno d’invasata sovrumana testardaggine-
Termina il battesimo dell’acqua alle caviglie
e poi che ne resta della pianura camminata
degli occhi noncuranti del crescere del tempo?
I miti ci divorano a pretesa d’esser storia
e sul balcone solo sabbia ne rimane
pioggia d’Africa sottovoce.
Sull’orlo del nuovo millennio
non mutano i dadi del gioco dell’oca
né la sabbia nella clessidra, né l’ingobbio
dei granuli nella fornace dell’eternità-

 

Non è il mio paese

Il giorno dorme ai piedi di una iena-
Hanno venduto il mio paese senza darne ricevuta
ed io le ho viste le colombe perdere le ali
turbinare in righe nere in avvito-
Nel mio paese è rimasto il becco e la coda
e il doganiere racconta di un gran corpo
trasvolato oltre le sbarre.
Salgo alla cima e sono cirri scomposti
uno scheletro di rami mi lega alla vallata-
Caro Giacomo,
altalene sventolano sulle spalle d’infinito
e tutti chini a tagliare la famosa siepe
tutti ad alzare cancelli per non vedere-
Come è possibile pensare alle rose?
come fanno i giardinieri a pensare alle rose?
Un volteggio d’ali nere è la prova provata
dell’inesistenza delle rose.
E ancora un altro nome mi dicono
detto nuovo e ridetto, nome del nome
progetto a immagine grandiosa d’un ulteriore
volto in prova-
Parole di gretta ambizione, grumi di brace
in fumo dietro l’eco d’altri nomi-

 

Silvana Baroni ha scritto testi teatrali: “Le infinite metà del mondo”, “L’amore è una scatola di biscotti” rappresentati al teatro XX° Secolo a Roma, e “Liti d’amore con Neruda” ai teatri: Agorà e Catapulta di Roma.

Ha pubblicato:
nel ‘92 “Tra l’Io e il Sé c’è di mezzo il me”– aforismi e grafica- Il Ventaglio ed.,
nel ’94 “Stagioni” – poesia – Il Ventaglio ed.,
nel ‘ 98 “Nodi di rete”– poesia – Fermenti ed.,
nel ’01 “Ultimamente”– poesia – Fermenti ed.,
nel ’02 “Il tallone d’Achille di una donna” – poesia – Fermenti ed.,
nel ’97 ”Acquerugiola-acquatinta” – haiku e grafica – Dell’oleandro ed.,
nel ‘05 “Alambicchi” – 14 racconti – Manni ed.,
nel ‘06, “Nel circo delle stanze” – poesia – Fermenti ed.,
nel ’07 “Neppure i fossili” – aforismi, grafica e pittura – Quasar ed.,
nel ’11 “Il bianco, il nero, il grigio”– aforismi – Joker ed.,
nel ’12 “ Perdersi per mano”– poesia – Tracce ed.
nel ’13 “Criptomagrittazioni” – poesia- Onyxeditrice
nel 2013 “ParalleleBipedi” – aforismi- La città del sole ed.

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5 commenti
  1. Un tipo di poesia, questo di Silvana Baroni, mai scontato o gratuito, e che merita attenzione e riflessione per lavoro di scavo e soluzioni verbali cui viene affidato il reperto. Voglio dire che l’indagine ( o la lettura) alla quale la Baroni sottopone i vari momenti della quotidianità e della vita produce scoperte che vengono consegnate, con un pizzico di vaga ritrosia, a una dimensione espressiva personale e significativa, fervida e coinvolgente. Per me, di vivo interesse.
    Pasquale Balestriere

  2. Lontana da sudditanze filiazioni e canti di sirena , con quel filo di ironia e di disimpegno impegnato che si traduce linguisticamente in cordialità e in profonda umanità di sguardo ed umori . Ringraziamo per questa bella lettura ..
    leopoldo attolico –

  3. Concordo con i commenti che mi hanno preceduta. Poesie molto originali e suggestive nello stile e nei contenuti, immagini che trascinano il lettore e ne danno una chiave di lettura straniante e metaforica. Piaciute particolarmente “Governare il tempo” e “Dove sbaglio”, grande ironia e maestria nell’uso della parola!
    Complimenti
    Monica Martinelli

  4. E’ un commento poco critico e molto personale, ma ci sono poesia dove mi sento a casa, come se scostando gli occhi dai versi questi continuassero a parlarmi nelle mura dello spirito. Che posso farci? Sono ancora passionale. Superbe. Grazie.

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