Una poesia di Marie Laure Colasson commentata da Giorgio Linguaglossa

Marie Laure Colasson Libri in volo

da Les choses de la vie

Une blanche geisha entre dans le bar
Arrête le temps

Lilith fixe la vague sur le sable
Les pensées sortent en flottant

En flottant reviennent

Eredia retient un rayon de lune dans la main
L’univers explose sur la 5me symphonie de Beethoven

Des touches de piano jaunies par le temps
Injection goutte à goutte de la trahison dans les artères

Le mystère d’une phalange en Asie
Les paléontologistes se déguisent en stripteaseuses

Les perles se propagent sur les planètes
Astrocinématographique confusionnel

Marie Laure retrouve son sac crocodile
Rapt de la fossette de Maurice Ravel

Lilith Eredia Marie Laure observent la geisha

Eglantine défait sa robe aigue-marine

*

Una bianca geisha entra nel bar
Si arresta il tempo

Lilith fissa l’onda sulla sabbia
I pensieri escono galleggiando

Galleggiando tornano

Eredia trattiene un raggio di luna nella mano
L’universo esplode con la 5ta sinfonia di Beethoven

Tasti di piano ingialliti dal tempo
Iniezione goccia a goccia del tradimento nelle arterie

Il mistero di una falange in Asia
I paleontologi si mascherano da spogliarelliste

Le perle si propagano sui pianeti
Astrocinematografico confusionale

Marie Laure ritrova la sua borsa coccodrillo
Rapimento della fossetta di Maurice Ravel

Lilith Eredia Marie Laure osservano la geisha

Eglantine disfa il suo vestito acqua-marina

Marie Laure Colasson

 

 

Come è evidente in questa poesia, Marie Laure Colasson abolisce la funzione performativa e predicativa del verbo, abolisce il verbo, o lo presenta nella modalità riflessiva, in tal modo passa dalla modalità predicativa e performativa del linguaggio alla modalità del puro nomen, alla potenza del nome che non è predicativo di nulla. Il linguaggio annuncia se stesso in quanto libera il nome dalla schiavitù della referenza e diventa auto referente. Liberando la parola dal peso del referente esterno al linguaggio, restituisce al linguaggio la sua potenza denominativa, la parola diventa un atto, un gesto linguistico che esprime la mera potenza del significare e di non significare alcunché, tanto meno esprime l’autoreferenza di un segno o di un senso intrappolato in quel segno. La parola, libera dall’onere di essere segno, diventa nomen che esprime la potenza denominativa del linguaggio.

Il linguaggio decide di auto sospendere la propria capacità di significazione, decide di auto sospendersi, e diventa un sistema di enunciati realmente indipendenti dal segno e dal referente. Il linguaggio che si auto sospende acquista perciò potenza denominativa. Il linguaggio diventa un sistema di enunciati auto sufficienti e auto referenti e quindi al massimo grado significativi proprio in quanto non significano nulla tranne il proprio essere evento di linguaggio.

Riportato alla modalità della mera potenza, il discorso non ha, letteralmente, nulla da dire, il discorso poetico diventa totalmente inespressivo e intransitivo, si rivela essere mero luogo dove avviene il linguaggio e, in quanto tale, totalmente non-comunicativo poiché non c’è nulla da comunicare, nulla tranne che la propria presenza nel linguaggio, tranne l’evento del linguaggio che avviene nel linguaggio. Il linguaggio diventa mero «gesto», il quale, nella definizione di Werner Hamacher, è «ciò che resta del linguaggio una volta che il significato ne sia stato ritratto».1

Giorgio Linguaglossa

1 cit. in Giorgio Agamben, Ontologia e politica, Quodlibet, 2019, nota di Daniel Heller-Roazen, p. 54

 

Marie Laure Colasson  nasce a Parigi e vive a Roma. Pittrice, ha esposto in molte gallerie italiane e francesi, sue opere si trovano nei musei di Giappone, Parigi e Argentina, insegna danza classica e pratica la coreografia di spettacoli di danza contemporanea.

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