Tre poesie di Francesco Randazzo da “Infedelis peregrinatio”, Ozarzand Studio Press – 2018

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Coreuta sopravvissuto a morte tragedie
hai voluto sentire l’unisono tirato
estensione mirabile dell’urlo dorico
sospensione del tempo in cui pur visse
Tutto è perduto ora Muti i protagonisti
eliminato il mito resti cantore solo
ruminando archetipi insabbiati
Fischi e danzi su franti capitelli
inneggiando imprecazioni merlate di viole
estinte Fioriscono intorno a te pietre
lave fredde che adesso sono larve
Domani

Dormi coreuta o uomo dormi
e sogna il tuo perduto ditirambo

Pallido sogno di reviviscenti
semidei ammalati di hybris

*

E che cosa ti aspetti
di dare eh tu
di ricevere ancora
cosa succhi di nuovo
da occhi
che si danno
ignari di darsi
tu che parli di vita
di scelte destini masticando
spaghetti perché la fame è
più forte di te
Ma che dici che sai
tu che sai
di ciò che è dentro
di lei

Mastica mastica
quest’ostia occhiuta
che ti si dona
s’immola
nella speranza della sua
salvezza

Occhi occhi occhi
Dentro e fuori
Sorseggiando sguardi
ti tiri su
alticcio bevitore
d’anime
tu indagatore di sogni
sconvolto scopritore
non sai non sai
non sai
che cosa vuoi

Appeso ora al cartello
dei bus in attesa
occhieggi tu anelando
lo sguardo chiuso ora
dietro il pesante portone
dietro la scura finestra
di là della chiusa tendina
vezzoso battere di ciglia
del palazzo ruffiano
occulto cattolico alcova
di corpi repressi
negati come ora
sei tu

Negato come ti negasti
agli aranci
alla spiaggia
alla casina liberty
alla cavalla bianca
all’umido scantinato
alla coperta sul pavimento
all’arabesco della schiena nera
ora sei
Negato
Ti neghi
agli occhi di Lilith
alla divorante Medea
all’umile Maddalena
e rifiuti quei capelli
quel volto quegli
occhi

Con un calcio
il tuo piede bianco
colpisce
ferisce
te stesso
stupido ragionatore
per salvare
altri sguardi
altri occhi
altri sogni

Imbocchi infine
ed è notte
la portiera di quel bus
che ti riporta
alla
norma – lità
Ah!

*

Je moi même
elève du jour
maître nocturne
ancora compongo partiture
indecifrabili alla luce
del sole
E mi trastullo
nel sonno che non viene

Fra le pagine del mondo
inserisco silenzioso ritagli
del mio in-folio perduto

Mentre Longino ride
e non esiste
più
Opus
di ope
marce
E puzzano
di sale
Che asciuga
e vola via

Francesco Randazzo

 

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1 commento
  1. Dal classico, antico documento d’un vicino oriente sempre presente, e quasi ossessivo, nella memoria alla penombra politeista, per la accettata e/o respinta novella- religio ed in pieno dubbio la messa, missione di evangeli, ecco la ‘cifra’ lungo il frastornato rigo/verso dei sopra vergati brani del Nostro. Il non sapere vale quanto la roccia sconvolta dalla sua polvere, seguire o non seguire le visioni di cose non viste, dunque i sogni degli insonni, ad occhi aperti, atterriti , ma pure estasiati. Un continuo discernere ed allo stesso tempo capire di non capire. Confusione e frastuoni commiste alle realtà irreali, fra una fitta nebbia. Un bel nulla fra le dita. Le affastellate ellissi, i tornanti continui, le polveri universali fra galassie espanse: il senso-non senso dell’essere.

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