Tre poesie inedite di Rossella Seller con una nota di Giorgio Linguaglossa

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Jean-Honoré Fragonard, L’ispirazione, Louvre

Steven Grieco Rathgeb ha scritto:

«…di tutti i particolari “inutili” e “ripetitivi” contenuti nella mia poesia per il solo scopo di dirla compiuta essa conserva una molteplicità di collegamenti con i materiali inutilizzati, e sfrutta in modo esauriente quel potenziale per assurgere a struttura aperta; una composizione che, proprio per la sua incompiutezza, proprio per la sua stessa irrisolta complessità, invita il lettore a completare il processo creativo».

Penso che anche nella poesia di Rossella Seller e, in generale, nella più matura poesia che si fa oggi, tutti quei materiali verbali «ripetitivi» siano tracce di voci che si sono dileguate o dileguantesi… ma, appunto, in quanto dileguate ne restano le tracce, echi sonori di un tempo che fu. Il rapporto tra la voce e la scrittura, che è stato approfondito dalla filosofia contemporanea (Derrida, Heidegger, Carlo Sini, Rovatti…), trova in queste poesie una esemplare personificazione, quelle voci che si sospendono e si emulsionano le une con le altre, sono le voci che la poesia accoglie e registra come un calco sonoro di tracce. Penso che proprio qui risieda il fascino di queste poesie, nel fatto del silenzio che sopravviene quando una voce si dilegua. In un certo senso questa è una poesia fatta di silenzi, di strati tettonici di silenzi che recano il ricordo di tracce di quelle voci un tempo vive. Il registro visivo e spaziale della poesia è talmente vario che configura un altro elemento dell’emersione delle voci, voci che sembrano provenire da dentro, ma che in realtà erano un tempo lontanissimo venienti dal di fuori, e così il dentro e il fuori confluiscono in una mistura dentro-fuori e fuori-dentro, tra prossimità e lontananza, allontanamento e disallontanamento. Le poesie sembrano oscillare, nuotare in questa contraddittoria materia equorea di voci estintesi in tracce… ed è in questo orizzonte della metafisica che può prosperare il pensiero poetico di Rossella Seller, entro il contesto di un registro simbolico fitto di voci, di echi, di orme, di rimandi, di tracce.

Giorgio Linguaglossa

 

ISPIRAZIONE NOTTURNA

Oltre la nebbia si apre un sipario
e vai incontro all’impeto
che assale le forme.
Scivolano i colori sulle linee
di un fiume in piena
anche sbiaditi sono polvere di luce
e hanno un odore familiare
lo annusi, lo senti acre mentre resti
ad ascoltare l’universo che parla.
Prima che l’emozione torni estranea
alle mani altre pennellate si affollano:
“In fretta, più in fretta “ dici alle braccia
sollevate di notte nel canto
di una civetta alla luna,
vernice dell’ultimo esausto ritocco
all’alba di un pendolo sei stanco.
Sulla soglia dell’invisibile gli impulsi
gli interrogativi che saltano nella tela
proiettati all’infinito dentro il quadro
forse saranno diventati qualcos’altro
qualcosa che tu autore non volevi
maleducati, scalmanati,
svaporati in un viaggio tortuoso
creature di un mondo minimo,
saranno la risposta alla tua inquietudine
e il pane per l’anima di chi osserva
nel pozzo-specchio la sua immagine.

 

SELFIE

I ragazzi che se ne andarono
in cerca della foresta
scattarono un selfie
e tremavano di paura.
-Se fossimo rimasti a casa-
ripeterono nella tempesta
ognuno per conto suo.
Spavaldi e bagnati
saltavano nei pertugi della roccia.
-Siamo perduti- pensarono
ognuno per sé
e fioccavano selfie.
Appesi a un albero contorto
sentirono il fulmine che li inseguiva
e l’odore di carne bruciata.
Ripresero a filmare la mano che ardeva
il tizzone di uno di loro
proteso all’aiuto continuava a bruciare
e loro facevano selfie.
-Per condividere- dissero
con l’innocenza stupida della noia.
Lui correva dall’uno all’altro
e cadde davanti ai loro piedi
l’amico che prendeva fuoco.
Scesero fiocchi neri di fuliggine
nei minuti avidi e secchi
di quel corpo scarnito,
di quel tronco di legno.
La tempesta svanì
mentre tornavano a casa,
solo allora rinsavirono
senza proferir parola
ognuno smarrito per conto suo.
Nel panico che saliva qualcuno
interruppe il silenzio:
– Cosa è successo?
Niente sembra reale-.
Riecheggiò tra gli alberi
quel dolore postumo e inutile.

 

MANI TONDE DI LATTE

Ora hai preso una coperta come casa
all’ultimo gradino dell’indifferenza umana,
ma sei stato bambino anche tu
e morbido di pieghe.
Hai avuto una madre e sogni da spendere,
confusi ormai nel puzzo d’alcool
che ti frana addosso.
Dov’è buio e zuppe cotte alle mense
aveva mani tonde di latte, lei
gentile guida ai primi passi.
La fata ora è scomparsa nelle sere
fredde dei ponti tesi sulla testa.
Ti guardano i fuggiaschi delle strade
disprezzo e calci alla polvere,
non come ti amava lei.
Un pallido ricordo ti siede accanto
qualcuno passa, una moneta rotola e tintinna.
Come farò ad accettare il tuo saluto
e non rispondo.
Come farai a perdonarmi?

Rossella Seller

rossella-seller-2Rossella Seller è nata a Bari, ma vive a Roma da molti anni, dove lavora come medico, psichiatra e psicoterapeuta in prima linea contro lo stigma sui malati mentali e l’emarginazione. Svolge anche un’intensa attività di ricercatrice e divulgatrice scientifica. Appassionata viaggiatrice, scrive racconti e poesie dall’età di quindici anni. Giovanissima ha creato un programma radiofonico dedicato alla poesia italiana ed è stata finalista del concorso letterario “Guido Gozzano”. Nel corso degli anni ha ricevuto altri premi e riconoscimenti letterari e i suoi versi sono presenti in numerose riviste e raccolte antologiche. Nel 2008 ha pubblicato la sua prima raccolta Nello Specchio di Alice (LietoColle). I suoi testi poetici sono inseriti in alcune opere teatrali e all’interno di spettacoli musicali.

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