Dieci poesie di Francesca Fiorentin

arton81155

Della vita non coraggiosa non ho detto
Non finii sotto giudizio
Galleggiavo come potevo
Sopra macerie emerse per il nostro uso
Accarezzandomi i capelli
Rimandavo ogni svolta
Sotto i fari di luce una sedia
Una platea severa il terrore il processo
Avrebbero potuto incidere
La curva del mio mento
Il grasso eccedente dal mio volto
Creare una linea perfetta da statua greca
E coprire il collo di un ricamo fiammingo
E coprire le spalle di uno scialle che dondola
A ritmo di oscillazioni stellari
La mia punizione mancata.

*

Posso dormire
Se i cassetti sono colmi
Se non c’è più un luogo vuoto
Ogni persona
Tracimata dalle tre dimensioni
Dentro di me lavora
Il nero concime per il mio sangue arterioso
La pressione che scoppia
Erano i metallici ripetitivi “io…io”
Un surplus di essere
A rendermi vertigine e spavento
Pendolo, suona la mezzanotte dei fantasmi
Dei vivi dei ghigni
E dei morti che sono vivi.

*

Lo stesso ardore mi ha portata nella pantomima
Del serpente a due teste
E un cognome solo
Non mi accorsi delle note che avvertivano di un neo
Se firmo contratti preferisco scrivere in rosso Cenerentola
Fingo un principe e la fortuna
Mentre solletico la bestialità ad uscire scoperta
In anticipo per il nostro non femminicidio.

*

Il salto del fosso non posso
Ancora severo un bue di là segna la mia ora
Impaziente una mano tira sul versante zero
Nel film giallo sarò annegata, galleggiante
Ricorderò di certe statue l’elegante fissità
Il mio vestito strappato e ondeggiante
Come le nuvole sopra i giorni non decisi
Sale la marea che le stelle fisse ordinarono
per me
il vacillare e il tonfo di caduta.

*

Sono io
Divieto di accesso ai capricci
Tu sferri ruggini dal cuore
Davanti ai miei occhi spietati
Siedi, qui, fermo!
Avanti, sgrammatica i tuoi omonimi umani
Ma sopra ogni rumore
Ricorda
Falli avanzare di due passi.

*

Non trarre più dal tempo il vuoto, le sciocche amenità
Il dirsi che va bene, protraendo la finzione di serenità,
in ogni discorso che esalta il rispetto alla vita così come si dà.
Può darsi che andasse davvero bene,
questo non capivo allora
ad alcuni basta un sorso d’acqua per sopravvivere
ad altri non basta un mare, è anzi proprio il mare
il problema, il grande cielo, il Profondo,
come perdersi in esso, sparire,
la vita oltre quelle facce conosciute,
perché non essere noi stessi il tutto,
quel provare a solcare sopra le superfici.

*

Corroboro gli attriti
Di una inoperosa lite mondiale
Ho uno stipendio, ma non è solo lavoro
E’ una missione di lotta da crociati
Di competere
Per dei tenutari di capitali
Che tengono le file di questa lite.
Una sola è la specie di attore
E sarà anche le vittima:
il gladiatore, che ha come Leviatano
non un senatore romano, ma un general manager
di origine globale.

*

Non per sé, mai
Non per lo spirito, mai
Vita spirituale, niente menzione.
Ciò che precede quello che si costruisce
Importante come una verruca.

*

Dentro ogni giorno
Quando,
Entra ogni giorno
Cerca, sempre, dove
Dentro ogni tasca
Cerca, dove, sempre
Entra dalla porta di casa
Benvenuto pensiero
A sciogliere
Millenni di dati storici, guerra, guerre.

*

E ti dissi per favore
Scriviamo sulla carta
Gli intricati grovigli
Che si annodano ai nostri braccialetti:
il loro cerchio si muove in un’unica sfera armillare
Ci sono storie e voci
Negli occhi: a lungo
Guarda se la tua freccia prende, attraversando me,
anche la scia di colore accesa dalla vita,
o se è invasione la tua
e vuoi che il mio volto
sia trottola che gira per divertire te.

Francesca Fiorentin

Nasce nel dicembre 1965 a Milano e ha vissuto quasi sempre nell’hinterland milanese. Laureata in filosofia alla statale di Milano, è una appassionata lettrice di narrativa e poesie. Di professione, impiegata nel terziario, part time. Negli ultimi anni si dedica giornalmente alla lettura e alla scrittura di poesie. Nel Dicembre 2016 sono usciti alcuni suoi versi su Nazione Indiana. 

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