Tre poesie inedite di Giorgina Busca Gernetti

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EVENTO ONIRICO

Dalla squallida vita ormai delusa,
lentamente si spoglia del suo corpo
lasciato immobile come una veste
vuota, afflosciata, senza più colore
nel canneto del lago
dall’acqua tenebrosa, grigia, livida.

Vaga lo spirito libero e lieve
nel bruno del crepuscolo, nell’acqua
del lago, sulle pietre della riva,
pietre-macigni ancora tormentosi
per l’anima trafitta
dal buio della vita appena spenta.

Una porta di ferro nero sbarra
la strada verso l’Oltre ed il Mistero,
verso l’ambita Soglia
segreta per gli umani, che nel buio
del dubbio sulla sorte si trascinano.
Lo spirito s’accosta…

Soglia oscura, serrata.
La chiave ov’è, per fendere quel ferro
che acceca gli occhi acuti dello spirito,
il comprendere nega, lo svelare
il Mistero che domina nel mondo,
oscura e fitta tenebra?

La Soglia è impenetrabile.
Lo spirito sconfitto ed umiliato
vaga sul lago grigio senza sosta,
nel lago oscuro senza meta vaga.
Non luce vera illumina i suoi giorni,
non luce sul Mistero.

Lo spirito angosciato nella torbida
acqua del lago immobile
vaga ondeggiante di notte, di giorno,
nell’aurora rosata sopra i colli,
al tramonto del sole che s’immerge
nel grigio freddo e cupo.

Scruta attento lo spirito
tra le canne dell’ansa paludosa:
ondeggia tra le placide acque grigie
una veste fiorita
che un ricordo ridesta doloroso
ma vago, incerto e labile.

Cerca un corpo lo spirito vagante,
il suo corpo, ma nulla ricompare
nel canneto sferzato da folate
improvvise di vento.
Nessun corpo nell’acqua ormai increspata,
irta di spuma e creste.

Solo una veste logora,
strappata, sfilacciata, ma fiorita
come nel suo ricordo,
d’angoscia punge, trafigge lo spirito
vagante solitario sopra il lago,
nel lago fondo immerso.

 

LA MIA ISOLA

Velo lieve, impalpabile, invisibile
obnubila il mio sguardo verso un’Isola,
nasconde il vero, fascia e tenue vela
con morbide volute il volto pallido
e m’inganna, m’illude che concrete
e vere veda e creda le apparenze
vane ed inani come sono i sogni,
le immagini sfumate, ombre del vero.

L’Isola evanescente è la mia meta,
inconsistente forse ma desiata
come rifugio etereo, luminoso,
in fuga dalla squallida reale
vita concreta tra la folla umana.
Felice vita nell’Isola diafana
s’avvicina per me grazie alla snella
feluca che sul mare lieve scivola.

Grave sonno mi coglie ormai vicina
alla meta agognata, ormai a proda.
Sogno e non vedo ciò che accade intorno.
Sogno e mi vedo nell’Isola amata.
È l’Isola dei Morti la mia Isola!
Sogno o son morta in estasi letale?
È l’Isola dei Morti la mia meta
dove la quiete avvolge la mia anima.

 

FORSE

Se mi destassi in un’arcana isola
forse sarei un albero che svetta
sopra un dirupo. Le mie verdi fronde,
fremendo al vento, gli sussurrerebbero
la gioia della mia libera sorte.
Fronde canore di dolci fringuelli
sarebbero mia chioma, non capelli.

Forse mi desterei limpida fonte
e fresca che da viva roccia sprizza.
Con gaio chioccolìo, serena musica,
la mia purezza al viandante assetato
offrirei per placare la sua brama
di limpide emozioni, di pensieri
sereni e tersi come l’alba chiara.

Candida nuvola forse sarei,
sparsa di cirri soffici, impalpabili.
Gonfia veleggerei all’orizzonte
spinta dal vento. Le mie sole lacrime
gocce di pioggia che disseta i campi
riarsi, che ristora i tenui petali
gualciti nei giardini rigogliosi.

Forse gabbiano dalle ampie ali
sarei in un’altra terra: la mia isola.
Dagli irti scogli volerei lontano
sempre più in alto, per sfidare il vento
che sommuove le onde in bianche creste
contro le rocce aguzze, perigliose.
Libera la mia vita, ignoto il nido.

Giorgina Busca Gernetti

 

fotolucianoricci-ridGiorgina Busca Gernetti è nata a Piacenza, si è laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed è stata docente di Lettere Italiane e Latine nel Liceo Classico di Gallarate (Varese), città dove tuttora vive. Ha studiato pianoforte nel Conservatorio di Piacenza. Pur avendo composto poesie fin dalla prima adolescenza, tranne la pubblicazione di una poesia nella rivista “Selezione piacentina” a diciotto anni, ha iniziato tardi a renderle note. Ha pubblicato i libri di poesia: “Asfodeli” (Genesi, Torino, 1998, Prefazione di Sandro Gros-Pietro); “L’isola dei miti” (pubbl. 1° premio, A.L.A.P.A.F., Bagheria-Pa, 1999); “La luna e la memoria” (Genesi. Torino 2000, Prefazione di Elio Andriuoli); “Ombra della sera (Genesi, Torino 2002. Prefazione di Antonio Gagliardi); “La memoria e la parola” (pubbl. 1° premio, E.T.S., Pisa 2005. Prefazione di Nazario Pardini); “Parole d’ombraluce” (Genesi, Torino 2006. Prefazione di Sandro Gros-Pietro. Postfazione di Gianni Solari); “Onda per onda” (Edizioni del Leone, Spinea-Ve 2007. Prefazione di Paolo Ruffilli. Postfazione di Pierangelo Rocchi); “L’anima e il lago” (pubbl. 1° premio, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010. Prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa. Nota editoriale di Domenico Defelice. Con la stessa Prefazione e una rassegna critica, Youcanprint. Tricase-Le 2012²); “Amores” (Youcanprint, Tricase-Le 2014. Introduzione dal “Fedro” di Platone); “Echi e sussurri” (Polistampa, collana “Sagittaria”, Firenze 2015. Prefazione di Marco Onofrio. Nota editoriale di Franco Manescalchi). Inoltre ha scritto il saggio su Cesare Pavese “Itinerario verso il 27 agosto 1950” (in “Annali del Centro Pannunzio”, Torino 2009; in estratto con Nota dell’Autrice, Youcanprint, Tricase-Le 2012) e i racconti “Sette storie al femminile” (nell’Annuario “Dedalus” n.1 a cura di Ivano Mugnaini, Puntoacapo, Novi Ligure- Al 2011); in estratto con Rassegna critica, Youcanprint, Tricase-Le 2013. Prefazione di Anna Gertrude Pessina).

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5 commenti
  1. Il Prof. NAZARIO PARDINI mi ha inviato per e-mail il suo pregevole commento pregandomi di pubblicarlo io stessa in questo blog.
    ***
    Leggendo la Poesia di GIORGINA BUSCA GERNETTI un’anima si ricrea, pur fra le burrasche vicissitudinali dell’esistere. Un canto di ontologica fattura, un’armonia di endecasillabi che gioca sugli abbrivi emotivi facendosi pura oggettivazione di una vicenda: l’amore, la memoria, la voce del tempo, la coscienza della sua precarietà, la ricerca attenta e meticolosa del verbo, e di un’isola che probabilmente non esiste, e non deve esistere per il bene e la resa del “poièin”; una vibrazione di vertigini fatta di “nostos”, di viaggio verso un mondo da scoprire, e mai scoperto; di un mondo che rappresenta il cuore e la vena ispirativa di una Scrittrice mai sazia di sé ma sempre in volo verso una scoperta; verso orizzonti forse troppo lontani per la vista degli umani.
    Sta qui il fondamento della sua poetica: una “substantia” umana e culturale, epica e mitopoietica, che sa trovare motivo di esistere in un lirismo di epigrammatica valenza. Un moderno neorealismo; una voce di indiscusso livello estetico che bene sta in questo panorama denutrito di buona poesia.

    Nazario Pardini

  2. Ringrazio con profonda gratitudine il prof. Nazario Pardini per la lettura incomparabile delle mie tre poesie inedite, nella quale ha espresso, come in ogni altra occasione, la sua acutezza nel penetrare entro il mio spirito tormentato e la perizia nel tradurre in parole mirabili il suo pensiero sui miei versi.

    Giorgina Busca Gernetti

  3. Ringrazio di cuore coloro che hanno avuto la squisita cortesia di leggere ed apprezzare le mie poesie, lasciando un segno della loro presenza: Lucetta Frisa, Lucio Mayoor Tosi, Marisa Cossu, le due care Alba Gnazi e Patrizia Sardisco, Luciano Nota organizzatore di tutto e Maria Grazia Trivigno.

    GBG

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