“Mia cara Buenos Aires” poesia di Juan Gelman tradotta da Paolo Ruffilli

juangelmanJuan Gelman è morto il 14 gennaio del 2014 all’età di 83 anni a Città del Messico, dopo una vita in cui ha sperimentato sulla propria pelle gli orrori della dittatura e dell’esilio. Era nato a Buenos Aires e, durante il regime militare, fu incarcerato e suo figlio venne ucciso, mentre la nipote era stata data in adozione con falso nome. Scarcerato in seguito alla pressione internazionale, aveva ripreso dal Messico la sua azione di opposizione alla dittatura e, più avanti, dopo aver individuato la nuova identità della nipote, con lei aveva continuato la campagna per la restituzione della memoria ai desaparecidos. Poeta straordinario di intonazione lirica oltre che di valenza civile, Premio Cervantes nel 2007, è uno dei poeti più significativi di lingua spagnola nel mondo. Per ricordare l’amico, coraggioso e che mai si è arreso alle molte tragedie della sua vita, traduco una delle sue poesie dedicate alla città del suo amore e del suo dolore.

Paolo Ruffilli

Mia cara Buenos Aires

Seduto in cima a una sedia sfondata,
ubriaco, malridotto, sopravvivo
e scrivo versi dopo aver pianto
per la città in cui sono nato.
Bisogna tenerli prigionieri.
Anche qua sono venuti alla luce
figli miei cari che in tutto questo
soffrire ti addolciscono con la bellezza.
Bisogna imparare a resistere.
Né ad andarsene via
né a rimanere.
A resistere.
Anche se di certo
ci sarà ancora più dolore senza memoria.

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