Cinque poesie di Deborah Žerovnik da “INDEKS” Matisklo Edizioni – 2016

indeks COPERTINA

Una volta ho visto occhi
occhiaie, facce annerite
da macerie ed insonnia
e la stanchezza tutta.
Fuori, la notte cadeva a terra,
pugni salivano al cielo
stringendo fumo ai piedi della morte
vicino ai villaggi, città, fiumi e foreste.
Facendo un passo verso l’ignoto
l’alba arrivava a tremare
agli occhi pieni di lacrime
accogliendo il respiro di un nuovo giorno
e strofinando gli occhi
annebbiati nel tempo sgualcito
pallida, spaventata,
i brividi ricevuti come grazia,
salutavo con passione la mia carne
e gli spasmi a colpire il cervello
per quel flebile respiro.
Non ho ricordi
di tutte le vite
solo l’odore,
nella mano serrata,
delle foglie di menta.

*

Si racconta in una smorfia
il mio viso spento,
qualche parola nuova
di straordinaria promessa
e poi vecchio fato in cordoglio
che svolge il respiro
continuando il servigio
per la meretrice di tutti;
una cagna che ride annoiata.

*

Mi baci come fossi l’unica
menti
menti e a me piace
lascio che tutto sembri essere
mentre siamo nudi
poi nel panico
il bene di un pazzo
il cuore si ferma
fiumi di parole
“Sono solo un uomo
non mi serve altro”
poi l’intesa
la tua estasi e la mia preghiera
con gli dèi un accordo
“dalla brava gente, l’iddio mi salvi”

*

Solo gocce di tempo
in antichi disordini,
appena il crepuscolo s’infittisce
calano ammassi stellari
mentre le finestre si addormentano.
Recitando un po’ di felicità
con sorrisi bugiardi
scorrono menzogne
di quel tempo trascorso.
Non è il primo mostro
che minaccia la mia bocca
ma la paura
non è il belletto giusto
per le mie labbra;
“pensi veramente
che sia il fulmine
a scegliere la quercia?
o è la quercia
che si impone al fulmine?”
per pensarlo,
basta dire che dio sappia
quanto
è intelligente il destino,
senza voler cambiare il mondo
perché sa essere
buono anche questo,
e poi le distanze
vanno condivise
e per trovare te e me,
ritorno, pensando
alla gente che urla:
noi, baia senza porto,
soli
e un cuscino per due.

*

Mi conosci?
meglio delle tue tasche, così dici!
come strega malvagia o fata madrina,
mi conosci lessa?
come celestiale o come infernale,
mi conosci anche alla griglia?
Conosci le mie mani, anche se
indosso i guanti?
Conosci le mie gambe,
e quello che tra le gambe ho?
In coppia, le tue tasche ignoranti
non hanno memoria;
un secondo amore
è un secondo inganno!

Deborah Žerovnik

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