I “detti” di Pasquale. Nota di Giovanni Caserta su Davide Giampietro, Il Madonnaro –Vita e miracoli di Pasquale Precario –Kimerik, Patti, 2016

2016-1-27_18-7-5-9788868846770Scrivere per ragazzi, oggi, è molto difficile. Lo è sempre stato, a dir la verità, essendo, quello dei ragazzi, un pubblico particolare, che impone, insieme con l’impegno letterario e creativo, anche un impegno educativo. E non sempre le due cose si possono conciliare. Anzi… Si può fare un romanzo bello letterariamente, ma povero pedagogicamente, se non addirittura dannoso. Può accadere anche il contrario. L’obiettivo pedagogico può spegnere la creatività dello scrittore, inducendolo ad un racconto piatto e pedante. Il miracolo è successo solo qualche volta, per esempio, da noi, con Collodi, scanzonato scrittore, che riuscì, nella ironia, a contenere  e mettere insieme letteratura e pedagogia.

Altra considerazione è che, oggi, non ci sono precisi orientamenti pedagogici, nel senso che non c’è un sistema etico, fatto di valori certi, così come non c’è un fanciullo-tipo cui fare riferimento. Ogni bambino ha una storia a sé, sempre molto particolare, che ne turba quella che dovrebbe essere la linea evolutiva teorica. Le teorie saltano. Che fa, allora, Davide Giampietro? Maestro elementare nella scuola di una volta, poi dirigente scolastico oggi in pensione, ha pensato che fosse il caso di legarsi al certo, cioè all’antico. Se non altro, si riesce ad offrire un compatto mondo di valori e certezze, che inducono a pensare, a pensarsi e a sperare. Dietro c’è anche la convinzione che il bambino, nella sua “ingenuità”, non può essere insensibile a certi valori, anche quando l’esperienza quotidiana sembra disconoscerli. Di sicuro c’è che, in assenza di quei valori, un bambino non può dirsi felice. Davide Giampietro, perciò, non rifugge dalla fiaba, per quanto possa apparire poco credibile. In Pinocchio parlano gli animali, danno consigli, si adoperano per far del bene al burattino e richiamarlo al suo dovere. Gli insegnano che sono fondamentali il rispetto dei genitori, l’obbedienza, lo studio, il lavoro e il sacrificio. Altrimenti si finisce in carcere o all’ospedale. Come se non bastasse, Collodi, che pure era un realista, non seppe fare a meno della fata dai capelli turchini.

Giampietro, cattolico, credente, ha introdotto, nella veste di fata, una Madonna,  che assiste ed è bene augurante.  Non è una Madonnna “storica”. E’ tutta inventata. E’ la Madonna del Sorriso, che guarisce Pasquale, operaio colpito da tumore che fa fatica a trovare una sistemazione. E’ spesso disoccupato; va in cassa integrazione. Pur di dare sostentamento alla famiglia, si assoggetta a tutti i lavori, anche in nero. Molto opportunamente, del resto, la vicenda si svolge nel Napoletano, tipica terra senza lavoro e di disperati. Ma Pasquale non si dispera. Ispirato dalla Madonna del Sorriso, apparsagli in sogno, si fa “madonnaro” di successo, disegnando e colorando la Madonna del Sorriso su molte piazze d’Italia. Rimane vedovo; ma una strana donna, vestita di giallo, gli lascia un assegno in bianco, che lui, poi, regala ad un clochard.

Insomma il romanzo è un susseguirsi di azioni buone, ispirate dalla Madonna del Sorriso. Ma molto si impara anche del nostro tempo. Per  quanto fantastico e pieno di miracoli, il romanzo non manca di un suo costante messaggio sociale. Lo si è lasciato intendere. La crisi in atto ha reso difficile la vita dell’operaio di oggi. Per lavorare, anche con l’amianto, Pasquale si ammala di tumore; Ciro, il figlio, pur di guadagnarsi da vivere, sceglie la carriera militare e rischia la vita  nella sua missione in Afghanistan. Qui incontra una ragazza afghana che fugge di casa per non sottostare alle brutte leggi di famiglia e di Stato. E la sposa. Pasquale può resistere a tutte le traversie perché, a fianco a lui, c’è una moglie, fedele, affettuosa e piena di dolci attenzioni. Ci insegna, alla fine del libro, che, per quanto si viva nel bisogno, c’è sempre qualcuno che ha più bisogno  di noi e che, per questo, va aiutato. Insomma, corre sempre  un edificante messaggio di speranza, fede e amore. Che non guasta mai. E’ un romanzo all’antica, quello di Davide Giampietro, scritto all’antica, in lingua piana, scorrevole, con grande cura – pensate un po ‘ –  persino della punteggiatura!

Giovanni Caserta

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