“Luci in galleria – a Milano, per gallerie e passaggi coperti” di Cristina Silvera – Giovanni Silvera, fotografie di Franco Fratini, Casa Editrice ‘Ancora, Milano – 2015, letto da Roberto Taioli

SKM_C284e15121411300_0001 TaioliL’elegante volume di Cristina Silvera e Giovanni Silvera è una felice intreccio e connubio di poesia fotografica e commento in prosa, ove l’uno non sovrasta l’altro, grazie anche alle belle fotografie di Franco Fratini che si è alternato con Giovanni Silvera negli scatti. In questo “gioco di sponda” i due registri si integrano, rinviandosi l’uno all’altro. La ricerca dei due autori ha inteso portare alla luce e all’attenzione il patrimonio architettonico, storico e culturale costituito dalle non poche gallerie e passaggi coperti di cui dispone Milano e che hanno costellato la sua storia dall’Ottocento fino alla modernità. Lunghi secoli di storia e di civiltà, lungo i quali è andato via via mutando anche il canone della bellezza e della fruizione di questi spazi deputati al passaggio, all’intrattenimento, al gusto di camminare e vedere. I due autori sono stati per le vie di Milano sospinti come dei flaneurs a catturare le immagini e le sensazioni legate a questi luoghi e farne una storia, da sottrarre all’oblio. Il modello architettonico e culturale delle gallerie milanesi si rifà ai ben noti passagees parigini, dei quali Walter Benjamin ha fatto la storia in un fortunato saggio (W. Benjamin, I passages di Parigi, 2 voll, Einaudi) e Milano è stata la prima città in Italia a recepire il nuovo stile e le potenzialità sociali e commerciali inscritte in questa innovazione. Fatti per collegare ed unire due strade o luoghi separati nello spazio, i passages sono un ponte non solo topografico, ma un’idea nuova di vivere la città, più dinamica ed in movimento, affollata ed abitata, ricca di opportunità. Giustamente gli autori pongono già nel titolo la presenza dell’elemento della luce che rende le gallerie fruibili e godibili, creando sfumature, atmosfere, giochi cromatici, che ne esaltano la novità. La poesia della luce fa di questi luoghi un corpo estetico mescolandosi con le masse volumetriche, in una sintesi che è percepibile a chiunque s’accosti a questi spazi lasciandosi permeare dal loro fascino, senza scinderne le componenti. SKM_C284e15121411300_0002 TaioliI passages sono infatti un tutto, luogo visivo e creativo, spazio di scambio e di intersoggettività, luce e ombra della città, transito, vagabondaggio, permanenza, mistero e richiamo ad addentrarsi nelle loro viscere e rientranze, luogo simbolico e fisico al contempo. Gli autori hanno ricostruito con pazienza e passione l’intera rete delle gallerie milanesi grandi e piccole, antiche e moderne; non solo quindi la notissima ed elegante Galleria Vittorio Emanuele, luogo simbolo di Milano, ma un intero reticolo di passaggi, alcune veri luoghi d’arte (come la Galleria Manzoni prossima all’omonimo teatro) da farne uno spazio quasi museale. Ciò appare evidente al flaneur non spinto dalla fretta imperativa e che, liberatosi dalla forbici della premura, adotta un passo consono all’osservazione e all’ammirazione. Del resto la cifra culturale del libro è quello di far amare i luoghi descritti e fotografati, come luoghi dell’anima, che sono l’opposto dei non-luoghi di cui parla Marc Augé, anonimi, freddi impersonali.SKM_C284e15121411300_0003 Taioli Un libro quindi che richiede il passo della lentezza come chiave rivelatrice dei segreti contenuti in questi scrigni. Che è anche il passo della poesia temerariamente riluttante alle semplificazioni e alle approssimazioni. Lo spirito originario delle gallerie milanesi, ora in parte smarrito, è ben rievocato in un testo di ESCODAME’ (al secolo l’artista di origine slovena Michele Leskovic, vissuto tra il 1905 e il 1979, che incontrò a Milano Filippo Tommaso Marinetti, aderendo alla poetica futurista) che Giovanni Silvera è solito leggere in chiusura delle presentazioni del libro e che qui riproduciamo:

GALLERIA TE’ ALLE CINQUE

Savini tovaglie celesti onde spume spruzzi fresche
vernici d’aria sul volto Milano porto di mare la mia
amica newyorkese dice “CHE FRESCOEZZA”

Fragili dipinti globi ciprie essenze corpi puliti di donne
vengono a rompersi contro l’odore acre di metallo della mia
tejera scottante

Chiachericcio ICIO STICIO PISTRICIO + dominante gorgo-
gliante interminabile sigaro avana discorso del mio vicino
tedesco

Osservo l’anfora portafiori minuscolo palcoscenico di
mode su cui le donne passando si rifletton rallentando
girando flessuose mannequins

CALMO ABITUDINARIO SPENSIERATO SIAMO
RICCHI
Ma il sole giunge incastrando il suo monocolo d’oro nel-
l’arco ingresso della Galleria entusiastica accoglienza
d’occhi denti vetri nichel smalti gioielli sfavillanti ghiacci in
un’aranciata di sorbetteria da cui emergono appannate le
ambre chiare di braccia e nuche femminili

La mia amica newyorkese estasiata dice “HAMOERIKA
BOELA” poi grida “MIO KUORE HITHALIA”.
ESCODAME’

Roberto Taioli

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