Tre poesie di Amelia Rosselli da “Le poesie”, Garzanti – 2004

rosselli1“ I lapsus, le contrepèteries, le ambiguità, i corti circuiti semantici e gli altri procedimenti utlizzati alla stregua di funzionali errori (suoi o della lingua?) creativi, continueranno a offrire occasione di ricerca e riflessione a nuove leve di critici; ma almeno finora si è stati ben lontani dal rendere la piena misura dell’originalità, del vigore e della coinvolgente passione che di Lei hanno fatto una personalità eminente nella poesia europea del Novecento”.

dalla prefazione di Giovanni Giudici

 

Tutto il mondo è vedovo se è vero che tu cammini ancora
tutto il mondo è vedovo se è vero! Tutto il mondo
è vero se è vero che tu cammini ancora, tutto il
mondo è vedovo se tu non muori! Tutto il mondo
è mio se è vero che tu non sei vivo ma solo
una lanterna per i miei occhi obliqui. Cieca rimasi
dalla tua nascita e l’importanza del nuovo giorno
non è che notte per la tua distanza. Cieca sono
chè tu cammini ancora! Cieca sono che tu cammini
e il mondo è vedovo e il mondo è cieco se tu cammini
ancora aggrappato ai miei occhi celestiali.

*

C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.

C’è come un rosso nell’albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch’essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.

*

Perdonatemi perdonatemi perdonatemi
vi amo, vi avrei amato, vi amo
ho per voi l’amore più sorpreso
più sorpreso che si possa immaginare.

Vi amo vi venero e vi riverisco
vi ricerco in tutte le pinete
vi ritrovo in ogni cantuccio
ed è vostra le vita che ho perso.

Perdendola vi ho compreso perdendola
vi ho sorpresi perdendola vi
ritrovo! L’altro lato della pineta
era così buio! solitario! rovinoso!

Essere come voi non è così facile;
sembra ma non lo è sembra
cosa tanto facile essere con voi ma
cosa tanto facile non è.

Vi amo vi amo vi amo
sono caduta nella rete del male
ho le mani sporcate d’inchiostro
per amarvi nel male.
Cristo non ebbe così facile disegno
nella mente tesa al disinganno
Cristo ebbe con sé la spada e la guaina
io non ebbi alcuna sorpresa.

Candore non v’è nei vostri occhi
benevolenza era tanto rara
scambiando pugni col mio maestro
ma v’avrei trovati.

Vi amo? Vi amerei? Tante cose
nel cielo e nel prato ricordano
amore che fugge, che scappa
dietro le case.

Dietro ogni facciata vedere quel
che mai avrei voluto sapere; dietro
ogni facciata vedere
quel che oggi non v’è.

Amelia Rosselli

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1 commento
  1. Che peso, che imprinting, che storia dolorosa oltre che di affetti devastati porta con sé la famiglia a cui si appartiene! Padre e Zio uccisi insieme in Francia nel 1937, Madre dolorosamente e prematuramente persa, Nonna Amelia (Pincherle), la mater dolorosa, vestale e custode delle memorie familiari…:

    “Se l’inferno è una cosa vorace io temo allora di essere
    fra di quelli che portano le fiamme in bocca e non
    si nutrono d’aria.”
    È il commento più intenso che la poetessa stessa potrebbe fare alla prima poesia, “Tutto il mondo è vedovo se è vero che tu cammini ancora…”, insieme alla confessione del suo disagio esistenziale che non ha tregua, né riposo :
    “Di vivere avrei bisogno, di decantare
    anche queste spiagge, o monti, o rivoletti
    ma non so come: hai ucciso il tuo grano
    nella mia gola….”
    E la richiesta di un perdono è in verità solo il desiderio di una tregua al lacerante e passionale urlo di dolore che riempie senza scampo la sua vita:
    “Perdonatemi perdonatemi perdonatemi
    vi amo, vi avrei amato, vi amo
    ho per voi l’amore più sorpreso
    più sorpreso che si possa immaginare…”
    Nessuna certezza per lei. Il mondo non le è leggero, i compagni di strada non vedono, non sentono, non capiscono. L’immagine cui ricorre, fulminante e disperata, lo fotografa : “Il mondo è sottile e piano/ pochi elefanti vi girano, ottusi.”
    La poesia è, da una parte, il luogo di una integrale dicibilità, esprime il nesso inconscio/coscienza, un luogo nel quale vengono meno i confini tra interno ed esterno, tra privato e sociale, ma è anche una chiusura non evitabile dei significati e della comunicazione. Ed anche i suoi simili, i poeti compagni, altro non sono “che logori fanciulli / che stiravano altre membra/ pulite come il sonno, in vacue/ miniere.”
    Angoscia e contraddizione -morte- sono i migliori interpreti di qualunque articolato discorso sulla sua poesia che si conclude con le parole del suo Diario: “ E così fu luce esatta: si convinse d’aver trovato la sua dimensione vitale: il non sapere, il non vedere, il non capire.”
    M.Grazia Ferraris

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