Dante Maffia, MONTE SARDO, Rubbettino, Soveria Mannelli, letto da Francesco M. T. Tarantino

9788849841947_14e0300_maffia_piatto_150Un pullulare di personaggi, di avvenimenti, di situazioni umane, di eventi drammatici, di racconti umoristici, di paesaggi, di umori, non tante storie, tuttavia, ma la Storia, raccontata con quella umanità necessaria per far comprendere i risvolti e gli sviluppi della Politica, con la lettera maiuscola. Direi che si tratta di un libro in cui a fare da signora è la metafora e dove contano le essenze degli accadimenti e non gli accadimenti in sé. Quindi una forte dose di utopia, come spesso si riscontra nei libri di Dante Maffia che è campanelliano da sempre. Non si dimentichi che ha commentato e curato tutta l’opera poetica dell’Autore della Città del sole e che ha scritto Il Romanzo di Tommaso Campanella in cui si compenetra totalmente nel personaggio fino a sostituirlo idealmente, fino a prenderne la fisionomia spirituale. Anche Monte Sardo è un romanzo dell’utopia, un canto alla giustizia, al rispetto delle leggi, dell’uguaglianza, della libertà. I riferimenti alle contrade dell’Alto Jonio sono appena un cenno per evitare che il sogno sfumi nella nebbia del sogno più grande, che si sperda nell’indistinto. Il libro poteva essere ambientato in un qualsiasi Paese del Mediterraneo dove i luoghi sono gli stessi, poteva svolgersi in Sicilia, in Basilicata o in Puglia, dove il Medioevo ha avuto maggiore persistenza. Maffia preferisce la terra dove è nato, perché la conosce, ne conosce le magagne e le risorse, la bellezza e le incongruenze e può muoversi con disinvoltura, ma ciò che fa accadere è emblematico di situazioni di tutto il Meridione, di tutta l’area del Mediterraneo. Infatti il suo non è un bagno di nostalgia nell’infanzia, ma la sostanza storica di un’epoca che sta appena prima della società dei consumi e che poi si veicola dentro di essa e ne assume le sembianze peggiori, i vizi più perniciosi. Se ci penso mi pare di vedere le stesse situazioni del mio paese, Mormanno, di sentire le stesse voci di medici, di politicanti e di preti che fanno comunella per continuare a vessare la povera gente. Maffia ha avuto la capacità di fare dei ritratti universali che combaciano con quelli dei signorotti di Sibari o di Matera, di Crotone o di Taranto, al punto che la vetrina dei comportamenti è sbalorditiva nella sua seduzione di verità riscontrabile ovunque. Il merito tuttavia è dovuto alla scrittura che ha qualcosa di accattivante e di coinvolgente sia per l’impianto, per la struttura dell’opera e sia per la qualità espressiva. Quel coro dei giocatori di tressette che commentano e sottolineano gli accadimenti di un intero paese sono una “trovata” narrativa di estrema efficacia, come efficace e denso di umori e di sapori è il narrare di Tommaso al quale non sfugge niente di quel che gli accade attorno. Per questo libro sono stati fatti molti riferimenti, si è parlato  dell’Educazione sentimentale di Gustave Flaubert, si è parlato di Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, di Rulli di tamburo per Rancas di Manuel Scorza, si sono fatti riferimenti a Ignazio Silone, a Carlo Bernari, a Corrado Alvaro e a Mario Pomilio, e forse non a torto, ma la novità portata da Dante Maffia è quella di essere riuscito a parlare di un luogo inesistente che però esiste nel cuore  e nell’anima di molti. Monte Sardo non c’è sulla carta geografica, ma c’è nel cuore dello scrittore, ma si è trasformato in un disegno da poter porre dentro la geografia del Terzo Mondo, delle periferie africane, delle favelas argentine e brasiliane. Da confidenze ricevute dallo stesso Maffia so che l’ispirazione o, come altri la chiamano, l’idea del romanzo gli è nata durante un viaggio in Sud Africa dopo avere visitato Alexandria e Soweto ed esserne rimasto sconvolto. E deve essere assolutamente vero, perché a leggere bene tra le righe d’ogni pagina, c’è un’indignazione politica, in senso lato, che appartiene ai grandi problemi del mondo. Insomma, Monte Sardo  è soltanto una entità di comodo per far rivivere le ragioni di un malessere diffuso che riguarda le immense ingiustizie perpetrate nei paesi della Calabria, nella Terra dei fuochi, nella Milano ndranghetista, nella Germania dello scandalo della Wolksvaghen.

Francesco M. T. Tarantino

 

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