“Rhapsody on a Windy Night” di T.S. Eliot

220px-Thomas_Stearns_Eliot_by_Lady_Ottoline_Morrell_(1934)Thomas Stearns Eliot nasce a St. Louis, Missouri, il 26 settembre del 1888. Pubblica le sue prime poesie nel 1905 sullo Smith Academy Record a cui seguirono altre su periodici e riviste, raccolte dopo la sua morte sotto il titolo di Poesie giovanili. Raggiunse la maturità nel poemetto in cinque parti The Waste Land  (La terra desolata ,1922). La terra deserta è certamente il mondo contemporaneo, di cui il poemetto riflette la crisi, ma anche espressione di un dramma universale, di una perenne crisi insita nella condizione umana.. Nel 1930 pubblica Ash-Wednesday (Mercoledì delle ceneri), una poesia sulla ricerca della pace spirituale attraverso l’asservimento alla volontà divina. Tra il 1935 e il 1942 scrive I Four Quartets (Quattro quartetti). La sua poesia, caratterizzata da una notevole tensione intellettuale e da una vivace problematica religiosa, ha esercitato un vasto influsso sulla letteratura contemporanea. Nel 1948 vince il Nobel. Muore il 4 gennaio del 1965 a Kensington Court Gardens.

Rhapsody on a Windy Night

Twelve o’clock.
Along the reaches of the street
Held in a lunar synthesis,
Whispering lunar incantations
Dissolve the floors of memory
And all its clear relations
Its divisions and precisions,
Every street lamp that I pass
Beats like a fatalistic drum,
And through the spaces of the dark
Midnight shakes the memory
As a madman shakes a dead geranium.

Half-past one,
The street lamp sputtered,
The street lamp muttered,
The street lamp said, “Regard that woman
Who hesitates toward you in the light of the door
Which opens on her like a grin.
You see the border of her dress
Is torn and stained with sand,
And you see the corner of her eye
Twists like a crooked pin.”

The memory throws up high and dry
A crowd of twisted things;
A twisted branch upon the beach
Eaten smooth, and polished
As if the world gave up
The secret of its skeleton,
Stiff and white.
A broken spring in a factory yard,
Rust that clings to the form that the strength has left
Hard and curled and ready to snap.

Half-past two,
The street-lamp said,
“Remark the cat which flattens itself in the gutter,
Slips out its tongue
And devours a morsel of rancid butter.”
So the hand of the child, automatic,
Slipped out and pocketed a toy that was running along the quay.
I could see nothing behind that child’s eye.
I have seen eyes in the street
Trying to peer through lighted shutters,
And a crab one afternoon in a pool,
An old crab with barnacles on his back,
Gripped the end of a stick which I held him.

Half-past three,
The lamp sputtered,
The lamp muttered in the dark.

The lamp hummed:
“Regard the moon,
La lune ne garde aucune rancune,
She winks a feeble eye,
She smiles into corners.
She smooths the hair of the grass.
The moon has lost her memory.
A washed-out smallpox cracks her face,
Her hand twists a paper rose,
That smells of dust and old Cologne,
She is alone
With all the old nocturnal smells
That cross and cross across her brain.
The reminiscence comes
Of sunless dry geraniums
And dust in crevices,
Smells of chestnuts in the streets,
And female smells in shuttered rooms,
And cigarettes in corridors
And cocktail smells in bars.”

The lamp said,
“Four o’clock,
Here is the number on the door.
Memory!
You have the key,
The little lamp spreads a ring on the stair.
Mount.
The bed is open; the tooth-brush hangs on the wall,
Put your shoes at the door, sleep, prepare for life.”

The last twist of the knife.

Rapsodia su una notte ventosa

Mezzanotte.
Lungo tratti di strada
Trattenuti in una sintesi lunare,
Gli incantamenti lunari sussurrati
Dissolvono i pavimenti della memoria
E tutte le sue relazioni chiare,
Le sue divisioni e precisioni
Ogni lampione che oltrepasso
Batte come un tamburo fatalista,
E per gli spazi dell’oscurità
La mezzanotte scuote la memoria
Come un matto scuote un geranio morto.

L’una e mezza.
Il lampione sfrigolò,
Il lampione borbottò,
Il lampione disse “Osserva la donna
che esita verso di te nella luce della porta
Che s’apre su di lei come un ghigno.
Vedi che l’orlo del suo vestito
E’ strappato e sporco di terra,
E vedi che l’angolo del suo occhio
Si torce come uno spillo storto”.

La memoria butta fuori all’asciutto
Una folla di cose contorte;
Un ramo contorto sulla spiaggia
Mangiato liscio e levigato
Come se il mondo rivelasse
Il segreto del tuo scheletro,
Rigido e bianco.
Una molla rotta nel cortile di una fabbrica,
Ruggine che si attacca alla forma che la forza ha lasciato
Dura e avvolta e pronta a scattare.

Le due e mezza.
Il lampione disse:
“Vedi il gatto che si distende nel fossato
Tira fuori la lingua
E divora un pezzo di burro rancido”.
Così la mano del bambino, automatica,
Uscì fuori e inrascò il giocattolo
Che correva sul lungofiume.
Non vedevo niente dietro l’occhio di quel bambino.
Ho visto occhi per la strada
Che cercavano di spiare attraverso imposte illuminate,
E un pomeriggio un granchio in uno stagno,
Un vecchio granchio con patelle sulla schiena,
Afferrò la punta di un bastone che gli tesi..

Le tre e mezza.
Il lampione sfrigolò,
Il lampione mormorò nel buio.
Il lampione canticchiò:
“Guarda la luna,
La Lune ne garde aucune rancune,
Tenta di strizzare un occhio debole,
Sorride agli angoli,
Liscia i capelli dell’erba.
La luna ha perso la memoria.
Un vaiolo slavato le sfregia la faccia,
La sua mano torce una rosa di carta,
Che odora di polvere e Colonia,
Essa è sola,
Con tutti i vecchi odori notturni
Che passano e ripassano per il suo cervello”.
Il ricordo sopraggiunge
Di secchi gerani senza sole
E polvere nelle fessure,
Odori di castagne nelle strade,
E odori di donne in stanze dalle finestre chiuse,
E sigarette nei corridoi
E odori di liquori nei bar.

Il lampione disse:
“Le quattro,
Ecco il numero sulla porta.
Memoria!
Hai la chiave,
La lampadina spande un cerchio sulle scale.
Monta.
Il letto è aperto; lo spazzolino è appeso al muro,
Metti le scarpe alla porta, dormi, preparati alla vita”.

L’ultimo spasimo del coltello nella ferita.

(traduzione di Massimo Bacigalupo)

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