Giuseppina Amodei, Versi di Marzapane 2 – Ergastolo d’amore, Firenze, Paideia -2014, letti da Dante Maffia

giuseppina_amodei_04L’occasione fa l’uomo ladro e spesso fa anche poesia. Non è casuale che Eugenio Montale abbia intitolato Le occasioni forse il suo libro migliore. Giuseppina Amodei, divertendosi, utilizzando l’occasione dei suoi cinquanta anni di matrimonio, scrive dei versi che dovrebbero essere spiritosi e giocosi, divertenti e un tantino provocatori e si trova a realizzare un volume di settantasette pagine in cui la vita coniugale ritrova un canto fresco e convincente, dolcissimo e dissacrante, ma così pieno di tenerezza da dare il senso del sublime alla portata del quotidiano, come soleva dire Céline. La spigliatezza con cui la poetessa traccia l’itinerario del libro le appartiene come fatto naturale, e perciò, trattando un tema a lei carissimo, non ha dovuto faticare nell’individuare la cifra che ha saputo dare sia il resoconto di un matrimonio e sia il resoconto di un rapporto privo di ombre, privo di gelosie, privo di sospetti e di macchie. Certo, non manca il piglio teatrale, in queste scritture (un altro dono della poetessa che non deve fare sforzo alcuno per decifrare il senso della sceneggiatura) e non manca il domandarsi e il rispondersi tipico della Amodei, ma in più c’è un qualcosa di innocente, una sorta di alba umana che perdura e accende immagini ed eventi, incontri e scontri. La figura di Pino, il marito, appare in tutta la sua bellezza umana e giganteggia per l’atteggiamento di spirito antico capace di saper guardare la realtà con gli occhi e il cuore dell’ironia più bonaria. Da qui due dati che danno la misura di un’opera che, secondo me, lascerà una traccia non indifferente in chi saprà valutarne la portata umana ed amorosa. Perché il libro, nel suo insieme è soprattutto un libro d’amore, uno di quegli amori eterni che non vengono scanditi da niente e da nessuno, perché nati con la spontaneità con cui nascono le ginestre nei costoni e nei dirupi della Calabria. In ognuna delle poesie si avverte un palpito denso di umori, una risata fragorosa, una carezza e un entusiasmo che irrorano la parola e la fanno diventare messaggio di una condizione di straordinaria bellezza. Siamo abituati da sempre ad avere dai poeti ritratti di donne impareggiabili con la loro sensibilità e i loro umori, con la loro bellezza e la loro passione, ma non ad avere “ritratti” di uomini disegnati con rara perizia dalle donne. Giuseppina Amodei ne traccia uno indimenticabile fino a quel finale in cui i corpi saranno stagnati nel mare. Amori così sono rari e saranno sempre più rari, come rara è questa poesia che profuma di vita, di tanta vita vera, goduta e da godere.

Dante Maffia

 

 

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