I MAESTRI: Franco Fortini, scelto da Narda Fattori

220px-Franco_Fortini

 

Se sperando

Se, sperando con te, dalle sere d’aprile verrà
La gioia delle estati fedeli
E un sole sui volti profondo;

Quando i1 silenzio sarà
Come una viva parola fecondo,

E un giusto dolore con radici di quercia
Stringerà i giorni; se i giorni
Persi a noi giusti torneranno liberi;
Compagni, se tutto non è finito …

 

Varsavia I939

Noi non crediamo più alle vostre parole
Ne a quelle che ci furono care una volta
ILnostro cuore l’ha roso la fame
Il sangue l’han bevuto le baionette.

Noi non crediamo pili ai dolori alle gioie
Ch’erano solo nostre ed erano sterili
La nostra vita è in mano dei fratelli
E la speranza in chi possiamo amare.

Noi non crediamo più agli dei lontani
Ne agli idoli e agli spettri che ci abitano
La nostra fede è la croce della terra
Dov’è crocefisso il figliuolo dell’uomo.

 

Varsavia 1944

E dopo verranno da te ancora una volta
a contarti a insegnarti a mentirti
e dopo verranno uomini senza cuore
a urlare forte libertà e giustizia.

Ma tu ricorda popolo ucciso mio
Libertà è quella che i santi scolpiscono sempre
Per i deserti delle caverne in se stessi
Statua d’Adamo faticosamente.

Giustizia è quella che nel poeta sorride
Bianca vendetta di grazia sulla morte
Le mie parole non ti danno pane
Le mie parole per le pupille dei figli.

 

Canzone per bambina

Quando tu vai per funghi
Guarda che sia mattina.

Di pomeriggio il bosco
Non ha più vie sicure.
Riposano i paesi
Nel sonno della luce
Bianca delle vallate,
Si quietano le voci
Delle cose passate,
Si quieta la memoria.
Per strade fini il bosco
Reca alle grotte vaghe
Delle felci e dell’edera
E i funghi hanno le ombrelle
Che gemono una voglia
Dolce di riposare.
Guarda di non restare
A spiare tra foglia
E foglia la formica
o il passo delle nubi
Sulle vette dei pini.
Di pomeriggio il bosco
Fa l’incanto del sonno.
II riposo è profondo
II ritorno è lontano.
E quando ti ridesti
Tutto è notte sul mondo
Non hai più compagnia
Non c’è lume nè via
E tu sei senz’aiuto …

Guarda che sia mattina
Quando tu vai per funghi.

da “ Foglio di Via” Einaudi

Annunci
6 commenti
  1. Aggiungo, visto che sto lavorando su “Disobbedienze I,II”, gli articoli di Fortini usciti su “il manifesto” tra 1972 e 1994, e per dare un’idea del tipo alla – spero giovane – tittideluca, uno stralcio da un articolo del 1991 ( ai tempi della guerra del Golfo a cui partecipò anche l’Italia):

    “Per questo paese non c’è salvezza. Per trent’anni questa frase mi sono rifiutata di pensarla. Oggi la penso e la credo. Ma che cosa ci sto a fare, fra le parole di questa lingua e tutto l’orribile schifo dell’arte, della poesia, delle belle colline e del mare, dei giovani generosi e morti e dei giovani disperati e spiritosi? Com’è che sopporto ancora la sintassi, le etimologie, la metrica, l’Europa? Me ne sto disteso e leggo il “Guardian”. Cerco di misurare il declino delle facoltà mentali dalla mia inettitudine a decifrare una pagina di Tacito”.

    ( F. Fortini, Disobbedienze II, pag. 176, manifestolibri 1996)

  2. Fortini è stato un intellettuale puro, limpido, rigoroso e libero. Ma era un poeta; come tutti i poeti fa qualche sgambetto, deraglia, ma poi ritrova sempre la rotta. Risponde a se stesso, non si è creato un target di lettori ,ma con l’indice teso del professore sa mostrarci il metodo . Come poteva ben vivere in questo mercinomio diffuso, in quest’assenza di etica?
    Riflettiamo.
    Narda

  3. @ fattorina1

    Mi permetto ancora qualche appunto, spero chiarificatore:

    1. Non si addice a Fortini l’etichetta di “intellettuale puro”. Non lo era e non volle mai esserlo. Fu e restò fino alla fine un intellettuale marxista. Stralcio da una mia recensione a un libro recente su di lui:

    Appunti su «Non parlo a tutti. Franco Fortini intellettuale politico»
    di Daniele Balicco
    di Ennio Abate

    L’ottica di questo libro, lo rileva Luperini nella sua prefazione, è rigorosamente politica. Vuol dire forse che trattare la figura di Fortini come intellettuale politico o compagno o comunista sminuisce il «poeta di nome Fortini» (Lenzini)? Non credo. Le due immagini, certo, mai potranno coincidere, ma in Fortini sono inseparabili; ed è proprio l’idea che «cultura e politica sono la medesima cosa, espressa con mezzi diversi» (p. 65) a caratterizzare la sua ricerca intellettuale e poetica e ad averlo reso ostico al ceto intellettuale italiano, che di solito ha sempre preferito rifugiarsi nel terreno “autonomo” dell’estetica.

    Fortini, ci dice il libro di Balicco, è stato un intellettuale marxista e comunista senza partito (tranne i dieci anni trascorsi nel PSI nell’immediato dopoguerra…) e anche dopo il disfacimento della sinistra comunista in Italia non ha mai rinnegato o dimenticato la sua formazione terzinternazionalista, e cioè le lezioni di Gramsci, Luxemburg e Lenin. Sono tratti – lo sappiamo bene noi che ancora ci occupiamo dei suoi scritti – quasi incomprensibili oggi al grande pubblico e ai giovani. O che fanno scuotere la testa e cambiare discorso a molti adulti e vecchi, non del tutto dimentichi di cosa quelle parole hanno significato nel Novecento. L’ignoranza o l’ostilità verso l’esperienza comunista (e dunque anche verso Fortini) è stato un fatto costante nella storia e nella cultura italiana; e oggi, dopo la scomparsa di quella ipotesi e l’inabissamento del mondo sociale che s’era accostato alla cultura marxista, è bene sapere che, trattenendo nella memoria frammenti di quella storia e dell’opera di Fortini, siamo simili a solitari e dispersi monaci medievali che devono tentare di rielaborare e tradurne – se possibile – il suo senso nel “volgare” d’oggi.

    2. Non rispondeva per le sue azioni e i suoi libri (compresi quelli di poesia)
    “a se stesso”, per quanto detto al punto 1. Non separava appunto il suo ‘io interiore’ (o lirico o individuale) dai “destini generali”, dalla storia, dai conflitti continui e atroci che avvengono nella storia, anche in questo momento in cui sto scrivendo ( si veda cosa sta accadendo ai curdi di Kobane nell’indifferenza generale).

    3. “l’indice teso del professore” è l’immagine caricaturale che i suoi nemici e discepoli pentiti hanno usato più spesso per sminuire le verità che egli diceva e gli altri non volevano più sentire, con le conseguenze che abbiamo sotto gli occhi.

    4. “Riflettiamo”. Sì, ad esempio su questa poesia:

    Italia 1977-1993

    Hanno portato le tempie
    al colpo di martello
    la vena all’ ago
    la mente al niente.
    Per le nostre vie
    ancora rispondevano
    a pugno su gli elmetti.
    o imparavano nelle cantine
    come il polso può resistere
    allo scatto
    dello sparo.
    Compagni.
    Non andate così.
    Ma voi senza parlare
    mi rispondete: «Non ricordi
    quel ragazzo sfregiato
    la sera dell’undici marzo 1971
    che correva gridando
    “Cercate di capire
    questa sera ci ammazzano
    cercate di
    capire!”
    La gente alle finestre
    applaudiva la polizia
    e urlava: “Ammazzateli tutti!”
    Non ti ricordi?»
    Si, mi ricordo.

    (da “Composita solvantur”, 1994)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...