Adam Vaccaro, poesie inedite

Adam Vaccaro Firenze 2013.2 Adam Vaccaro, poeta e critico nato in Molise nel 1940, vive a Milano da più di 50 anni. Ha pubblicato varie raccolte di poesie, tra le ultime: La casa sospesa, Novi Ligure 2003, e la raccolta antologica La piuma e l’artiglio, Editoria&Spettacolo, Roma 2006. Tra le pubblicazioni d’arte: Spazi e tempi del fare (Studio Karon, Novara 2002) e Labirinti e capricci della passione (Milanocosa, Milano 2005) con acrilici di Romolo Calciati. Con Giuliano Zosi e altri musicisti, ha realizzato concerti di musica e poesia. Collabora a riviste e giornali con testi poetici e saggi critici. Per quest’ultimo versante, ha pubblicato Ricerche e forme di Adiacenza, Asefi Terziaria, Milano 2001. È stato tradotto in spagnolo e in inglese. Ha fondato e presiede Milanocosa (www.milanocosa.it), Associazione con cui ha curato varie pubblicazioni, tra cui: Poesia in azione, raccolta dal Bunker Poetico, alla 49a Biennale d’Arte di Venezia 2001, Milanocosa, Milano 2002; “Scritture/Realtà – Linguaggi e discipline a confronto”, Atti, Milanocosa 2003; 7 parole del mondo contemporaneo, Milanocosa, Milano 2005; Milano: Storia e Immaginazione, Milanocosa, Milano 2011; Il giardiniere contro il becchino, Atti del convegno 2009 su Antonio Porta, Milanocosa, 2012. Cura la Rivista telematica Adiacenze, materiali di ricerca e informazione culturale del Sito di Milanocosa.

L’ala sottile

Quell’ala sottile che ci raggiunge
e si apre come una vela sull’infinito
non è l’ultimo vento che ti aprirà le mani
ché l‘universo è pregno di mille altri universi
che tu ancora non sai

18.12.2012

Lingue di luce

Come lingue di luce scorrevano tra noi parolerie
con schiaffi consonanti all’esistente e tinte allegrie
presto rapprese in corpi lucidi di desunte allegorie
staccati da guardare toccare quali forme uniche
libere folli dai nostri bisogni di pane e tuniche

1.09.2012

Verde che non s’arrende

in gesti d’assalto al cielo alberi alati
di ulivi e limoni e fichi e mandorli
incontenibili sfidano lo spazio sopra
erbacce della gioia e ramaglie dell’invidia
intrappolate in gabbie di reti e pali
orlate lassù da corone di viti succhianti
il sole più feroce e dolce, stordite
in un vento salato e secco, incapace com’è
di portare sull’ali una sola lacrima di mare

Qui, tra gli orti di Sorrento è il Caos più totale:
tra patetici paletti di noccioli e reti cordiali e scure
esplodono infiniti i succhi dell’immenso flusso.
Qui s’affannano gli uomini a inventare sipari e
ombre e poi s’acquietano esausti a contemplare
sterpi tra forre e improvvisi sprofondi
quasi arresi all’invisibile, invincibile fonte:

un’incontenibile miscuglio di
dolcezza e di violenza, da questo Cono
che ha smesso di fumare e fino al mare
si distende insensata un’immane resa
di scatole chiamate case, informi
insiemi di cose che vagano affollate tra
brandelli di vita verde che non si arrende

Il Quid e le vendette di Venere

macchiarossa che al silenzio resiste o
morbida dolcissima prugna che al sole e al vento
lacrimando si apre e si distende
(e) travolge offrendo i suoi invisibili carnosi
succhi scoppiando le risa incuranti
di dolori orrori e corrosi pensieri

(come preme e morde in fondo al ventre
il bisogno e la febbre
del mare irrisolto della vita

(e lacrimo infine anch’io
davanti a questo tuo corposo caos
di eros e di tormento –
dentro te dolce Sorrento
così immersa nel blu
di ogni cosa

*
Zante brillava come stella nel mare così caro a Venere
mentre una nebbia d’idee filtrava i raggi frenati un po’
a costruire cristalli e castelli di travisa menti e illusioni

ma le pretese de’ liquidi cristalli e ‘sì gelidi furono sciolte
da un improvviso imprevisto scatto della cosa che stava
in un angolo curvo della casa che Venere con tutto il suo

intatto amore sapeva custo-dire per chi sapeva – tanto che
riemerse col suo fulgente fulgore di Afrodite che non
smette non smette di rifare il mare le stelle e le altre cose

*
Quel Quid immerso nel caos-cosa dell’universo
non è nascosto tra le mani del mondo né è sogno
che l’umile amore di una Rita o un Francesco può
scovare e tantomeno un frutto di risaltante risultato
da stringenti somme divisioni e altre operazioni
della folgore geniale di un folle scienziato. Quel
Quid che non torna rimarrà un esule introvabile
a consolazione dell’infimo e dell’immenso

Impara!

impara dalle falsità
che spacciano
come unica verità
impara dall’odio emanato
dai loro vestiti profumati
impara dai sorrisi esposti
che sanno di cartone
impara dalle lacrime sparse
per addolcire la tua pelle
sotto le loro unghie colme
di fame e sete persino
della tua pietà

Genn. 2012

Aprende!

Aprende de
las falsedades
que difunden
como única verdad
aprende del odio emanado
de sus vestimentas perfumadas
aprende de sonrisas expuestas
que saben
de cartón
aprende de las lágrimas esparcidas
para endulzar tu piel
bajo
sus uñas colmas
de hambre y sed incluso
de tu piedad.

2012
(Traduzione in spagnolo di Ana Maria Pinedo Lopez )

Le ruote di Gino

Sognava già l’anima bambina di Gino
travolta dal profumo di quelle olive
spremute da macine che ruotavano
ruotavano inesauste come i rulli
invisibili che comandano stelle
e quel moto di vita che spilla

il liquore divino – linfa di
amore che fa capire perché
un mestolo d’olio capochino
faceva di un pastore un re. E ho
anch’io sentito cantare quell’anima
mentre mi spingevi sul trespolo

delle ruote in festa del tuo universo
a fare mio l’alone del più intenso
odoroso di questo frantoio oramai
tuo trono in-fuso nel tuo cuore di
luce e moti d’anime e stelle – ‘sì
che il tuo braccio si fece voce, sali

sali, a farti inebriare dalla stessa mia
gioia che, per essere, non può restare
sola, deve farsi onda in altre anime per
averne liquore come queste macine che
ruotando ruotando su sempre nuovi semi
cantano ora per noi, fratello, sei un altro re.

Bonefro, 26 novembre 2012

Lina e la musica

Lina era la voce che di canto
colmava la strada bianca che
separava e univa le case col
suo fiume di latte e luce che
continuava a dire siamo qui

e cantava Lina a squarciagola
tutte le canzoni di Sanremo
finestre aperte era la voce
che dava voce alla vita
di tutte le case intorno

come attonite e piegate a farsi
inondare da quel fiume acceso
che s’imponeva all’ascolto
come segno ardente di tutta
la musica che genera il mondo

Quel nastro si annodava in giugno
intorno al grande fuoco offerto a
Sant’Antonio sulla strada-santuario
tra fiamme e scintille e canzoni antiche
e nuove per noi i più piccoli del coro

barchette ignare che quei bagliori erano
succo di vita da custo-dire per la vita
nettare ora rappreso nella nostra anima
in perle d’ambra biglie d’un tam tam che
non smette di dire continua a stare qui

Milano, 4/3/2013

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9 commenti
  1. Carissimo Adam, davvero molto intensi e tanto significativi questi tuoi test,i tra i quali non avrei preferenze, così pregnanti come sono.
    .Grazie del prezioso “dono” poetico, e molti auguri, con un abbraccio da parte di Mariella

  2. L’ala sottile
    Quell’ala sottile che ci raggiunge
    e si apre come una vela sull’infinito
    non è l’ultimo vento che ti aprirà le mani
    ché l‘universo è pregno di mille altri universi
    che tu ancora non sai
    18.12.2012
    *
    Questo gioiello poetico esprime da solo il valore della poesia di Adam Vaccaro.
    Grazie per il dono di simili versi.
    Giorgina Busca Gernetti

  3. La poesia di Adam Vaccaro negli anni è divenuta sempre più comunicativa pur complessificandosi. In questi inediti vedo un ritorno alle radici che significa per Vaccaro una terragna concretezza a lui assai congeniale; un consapevole andare in cerca del già noto, ma ormai guardato con gli occhi della maturità (mi viene in mente l’apologo yddish dell’uomo che cercava un tesoro lontano e poi lo trova sotto un mattone di casa). La metafora del nastro, che lega e collega, ma nello stesso tempo può segnare la strada strada anche sulla via del ritorno, è pregnante in questi nuovi versi e non è una mera immagine isolata. Il poeta Vaccaro ha ormai raggiunto una vera e propria “adiacenza” con il proprio Sè profondo; un percorso accompagnato dalle voci del vissuto peculiare che ha plasmato ciascuno di noi, ma che soltanto i poeti veri, come rabdomanti, sanno cogliere e trarre alla luce, Per poter dire, anzi testimoniare, come la donna che canta alla finestra: “Siamo qui”. Perchè” il verde ” (e la luce) non si arrendano mai. Alessandra Paganardi

  4. Una bella e piacevole sorpresa trovare i tuoi magnifici versi sul blog. Grazie caro Adam. Trovo questi tuoi testi davvero significativi e pregnanti, una qualità della tua poesia che già conoscevo, mi pare però che in questi ultimi tu abbia introdotto qualcosa di veramente pregevole. I miei complimenti vivissimi

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