Donato Antonio Barbarito e Roberto Taioli leggono “La luce delle crepe” di Luciano Nota, EdiLet – 2016

LE COSE VISTE DALLE CREPE Le cose viste dalle crepe sono enormemente più belle. Le scorgo diverse, libere da impegni. Non hanno peso, ma riposo. Stanno sopra il capomastro. Mai voltarsi, mai centrarle. Sono stive per questo assai più vive. La nuova silloge di Luciano Nota La luce delle crepe segna una netta evoluzione nella… Continue Reading


CALLIMACO, Il prologo contro i Telchini (AITIA. Libro I, vv. 1-40), di Roberto Taioli

All’inizio dell’opera callimachea gli Aitia il lettore incontra un gruppo di versi giustamente definiti dall’autore stesso Prologo: contro i Telchini e che rappresentano un manifesto della poesia ellenistica in polemica con la poesia dell’età classica, scolpita dai grandi poemi omerici. La poesia ellenistica ed in particolare quella di Callimaco si distanzia nettamente da quell’austero modello.… Continue Reading


Pitagora, “Versi aurei”, traduzione e cura di Vincenzo Guarracino, Prefazione di Carlo Sini, Edizioni Medusa – 2005, letti da Roberto Taioli

I Versi aurei di Pitagora, la cui  stesura effettiva è fatta risalire ai discepoli che seguivano il Maestro (come nei Vangeli avviene rispetto a Gesù Cristo)  possono essere considerati una sintesi del pensiero filosofico del grande matematico. In essi è racchiusa soprattutto  la dottrina morale di Pitagora ispirata al principio della métriotes,  della moderazione (“c’è… Continue Reading


ASCENDIT (poema alpino) di Roberto Taioli, letto da Maria Grazia Ferraris

Ascendit (Ed. Ulivo, 2016) è il titolo dell’ultima fatica letteraria di Roberto Taioli e porta come sottotitolo programmatico: “Poema alpino”, che segna l’ambito metaforico in cui si muove l’autore. Roberto Taioli ci ha abituato con opere precedentemente edite come Natura naturans (2006) a confrontarci con il suo interesse filosofico, congiunto e declinato con quello poetico, raggiungendo… Continue Reading


Due carmi di Catullo liberamente tradotti da Roberto Taioli

XXXI Paene insularum, Sirmio, insularumque ocelle, quascumque in liquentibus stagnis chiasmo marique vasto fert uterque Neptunus, quam te libenter quamque laetus inviso, vix mi ipse credens Thuniam atque Bithunos liquisse campos et videre te in tuto. o quid solutis est beatius curis, cum mens onus reponit, ac peregrino labore fessi venimus larem ad nostrum, desideratoque… Continue Reading