Pitagora, “Versi aurei”, traduzione e cura di Vincenzo Guarracino, Prefazione di Carlo Sini, Edizioni Medusa – 2005, letti da Roberto Taioli

copI Versi aurei di Pitagora, la cui  stesura effettiva è fatta risalire ai discepoli che seguivano il Maestro (come nei Vangeli avviene rispetto a Gesù Cristo)  possono essere considerati una sintesi del pensiero filosofico del grande matematico. In essi è racchiusa soprattutto  la dottrina morale di Pitagora ispirata al principio della métriotes,  della moderazione (“c’è un giusto mezzo a ogni cosa”) ) e all’ideale dell’armonia e della concordia della natura (“Conoscerai che per Legge è omogenea in ogni sua parte Natura”) . Eris blaptusa, la rovinosa Discordia, è sempre in lotta con il suo contrario.  Molte di queste idee racchiuse nei versi aurei  confluiranno poi in Platone, in particolare il tema dell’anima che si libera dal carcere del corpo e che Pitagora aveva trattato nella forma della trasmigrazione e della metempsicosi.  E’ interessante notare come questi temi pitagorici riguardo il destino dell’anima, filtrati dal platonismo, riemergeranno nella cultura orientale e nel buddismo, segno di una profonda contaminazione tra aree culturali non prive di affinità.

L’uomo è invitato ad esercitare il potere della ragione (logos) sul mondo caotico degli istinti e delle passioni sfrenate, come il mangiare, il bere, il sonno il sesso e l’ira.  L’uomo che esercita il logos è il saggio (“Soppesa il tuo agire, per non compiere gesti insensati;  / è da stolti parlare od operare senza aver riflettuto). Sarà proprio questo  continuo e metodico discernimento a condurre l’uomo sulla via della virtù (aretè), evitandogli la caduta nel disordine e nella disarmonia. Dicono i versi aurei: “Volontà siede accanto, in armonica unione congiunta, a Destino(Dyunamis e Ananche).

Importante è anche il riferimento alla Tetrade; Pitagora fu infatti colui che “rivelò al nostro spirito la Tetrade”, che viene raffigurata con un triangolo equilatero con quattro unità per lato. A causa anche del carattere esoterico dell’insegnamento pitagorico,  proprio di una ristretta comunità di iniziati, ci sono contrastanti opinioni sulla natura della Tetrade;  Plutarco per es. ritenendola un numero mistico (10 o 36, il primo formato dalla somma dei primi quattro numeri, il secondo dalla somma dei primi quattro numeri pari e dei primi  quattro numeri dispari) , altri come Ierocle identificandola con la stessa Divinità. Si vede qui in modo evidente il nesso profondo istituito nella scuola pitagorica tra sapere scientifico, etica e filosofia in un rapporto di intima fusione, come  leggiamo  nell’ultima strofa dei versi:  “Ma astieniti dai cibi come prescritto nei riti di purificazione /e liberazione: poi, valutando la tua anima, delibera ogni cosa, / ponendo al di sopra di tutto come ottima guida Ragione. / Che se, libero finalmente dal corpo, ti librerai verso il cielo, / sarai come dio, non più mortale, ma incorruttibile e eterno”. La terapia dalla liberazione delle passioni  smodate  è una forma di rito religioso-sacrale.  L’aspetto misterico  si salda a quello razionale.  Viene tracciato così un itinerario verso la perfezione che si realizza nell’assimilazione di umano e divino.  Anche Diogene  Laerzio nella sua Vita di Pitagora, nel  riepilogare e spiegare la dottrina del Maestro, richiama il valore salvifico di Armonia (non a caso presente anche in musica) che tiene insieme tutte le cose  e dell’amicizia come legame tra gli uomini.

Roberto Taioli

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