Sette poesie di Cesare Pavese, nota di Lorenzo Mondo

Cesare Pavese nasce poeta con la raccolta di Lavorare Stanca (1936). Subito colpisce la sua posizione eccentrica in un panorama segnato dalla elusività e ineffabilità del simbolismo, da una ricerca che batte sull’intensità metaforica e sulla purezza verbale. Pavese invece sceglie la strada di una poesia semplice e oggettiva che nomina le persone e le… Continue Reading


Hagia Sofia (Istanbul): vicende di pietra e una poesia di Osip Mandel’štam, di Fabrizio Milanese

La basilica di Santa Sofia oltre ad essere l’edificio più importante e famoso di Istanbul, è uno dei più grandi esempi superstiti di architettura bizantina. L’edificio che oggi possiamo vedere è la terza basilica costruita in questo luogo. L’imperatore Costantino nel 325, anno del concilio di Nicea (presieduto dallo stesso Costantino) aveva voluto l’edificazione di… Continue Reading


Sette poesie di Gabriella Cinti dalla silloge “Madre del respiro”, Moretti & Vitali – 2017

Colta e letteraria, per formazione, sensibilità e sentimento della vita, si offre questa opera poetica di Gabriella Cinti. Si dimostra collegata con l’esperienza della poesia lirica, per la densità della parola, l’arditezza dell’analogia, la sigillata compiutezza della tradizione lirica italiana. Ma la Cinti riesce a comunicarci con più ricercata aderenza, attraverso sapienti chiaroscuri, suggestioni culturali,… Continue Reading


Cinque poesie inedite di Maria Grazia Di Biagio

Nell’incavo di un nido si avverte il vuoto reso da una galassia in fuga lo smarrimento dell’astronomo all’ipotesi di un oltre che non vede. Il vuoto sta ancorato all’y del ramo per altre cove e schiuse, altre partenze. Verso il limite che acceca il telescopio l’universo è più stellato – intero.


Cinque poesie di Umberto Bellintani, nota di Gilberto Finzi

La poesia di Umberto Bellintani resta costruzione lirica fin dagli inizi, in Forse un viso tra mille (1953). Lo sconfinamento esistenziale detta narrazioni indimenticabili in Paria (1955) poi riprese in E tu che m’ascolti (1963): assorte e crude figure dell’esperienza vengono evocate nei suoi “carsi”, intimi percorsi della memoria. La sua misura è la poesia… Continue Reading


Il paesaggio sonoro nella scena autobiografica leopardiana. Luci e suoni del sogno memoriale, di Gabriella Cinti (prima parte)

  LA SCENA FAMILIARE L’autobiografia leopardiana attinge a una zona di infanzia psicologica che accompagna il poeta, in cui si forgia quella tensione all’assoluto del piacere, come solo in questa epoca della vita si percepisce, che lo porta a una sensibilità esasperata sia costituzionalmente, sia perché respinta nel suo bisogno di affetti da un recinto… Continue Reading