Giacomo Balla, libero genio futurista, di Maria Grazia Ferraris

Giacomo-Balla-Autocaffè-1929-Galleria-degli-Uffizi

Giacomo Balla, Autocaffè, 1929

Attraverso i più famosi autoritratti di Giacomo Balla è possibile ricostruire la storia del geniale artista, le sue ricerche ed evoluzioni, fino all’abbandono definitivo del Futurismo, esperienza comune ad altri importanti autori del primo entusiasmante ed aggressivo Futurismo marinettiamo, come Russolo o Corra, tanto per citare i più conosciuti. Li presenterò nella loro successione storica: Un autoritratto del 1902, dove appare evidente la sua formazione divisionista, un Balla del 1927 , in cui l’adesione al Futurismo è ormai assimilata e matura, e un autoritratto dal titolo Autocaffè del 1929, dove riappare la scelta del figurativo.  L’interessante dipinto autobiografico Autocaffè, (olio su tela, Firenze, Uffizi) pubblicato sulla rivista ufficiale del movimento futurista, dimostra come l’Artista, genio del Futurismo, inquieto e sempre alla ricerca di innovazioni creative, pur esplorasse da tempo un possibile rinnovamento del Futurismo stesso, alternando futurismo e figurazione.

Balla attribuiva al dipinto grande importanza, tanto che ne eseguì anche un’altra versione, inedita, più piccola. Un dipinto che è tessera di appoggio alla svolta dell’Autore e al suo abbandono definitivo del Futurismo marinettiano. Del resto il gusto fotografico non è una novità assoluta, è stato la prima espressività di Balla, fin dai tempi dell’arte del Divisionismo, e la fotografia una autentica fonte di ricerca, pur mutata nel tempo, da interpretarsi come espressione di gusto moderno, elaborazione sofisticata, da cogliersi con occhio fotografico nuovo, attento, interpretativo della realtà Roma offre quest’anno, 2019, almeno due mostre importanti dedicate al famoso Giacomo Balla. Quella di Villa Borghese presso l’ Aranciera, (conclusa) ,il luogo ideale per accogliere la mostra antologica di Giacomo Balla, incentrata sulle opere dipinte nella Villa, propone un’indagine sulla prima produzione pittorica dell’artista che, non ancora futurista, è già rivolto allo studio della luce e del colore. Un’occasione unica per il pittore, quella di esprimere uno dei suoi primi temi sperimentali, fino al 1910, anno in cui realizza il grande polittico Villa Borghese, il tema della natura ai confini della città, che diventa il tema privilegiato, interessante materia da indagare, da provare e riprovare, superando il divisionismo, da scarnire via via fino all’ astrazione. Sono gli anni che preparano l’ adesione convinta al Futurismo, firmando nel 1910 il Manifesto dei pittori futuristi. Lungo il percorso artistico dell’Artista. Balla, torinese di nascita, inizialmente si formò nell’ambito della pittura paesistica dell’Ottocento piemontese, in seguito, a Roma, si interessò all’opera divisionista di artisti come Previati e Pellizza da Volpedo; lo studio del colore e della luce si intreccerà alle conquiste dinamiche del nascente Futurismo. Nel periodo bellico Balla sperimentò la tecnica del collage, tecnica nata nel 1912 dai papiers-colléscon di Picasso e Braque, come il celebre Natura morta con sedia impagliata; con l’esigenza di rivoluzionare lo spazio nella tela: esigenza di soluzioni extrapittoriche erano ormai fondamentali.

85403-Giacomo-Balla-Alberi-e-siepe-a-Villa-Borghese

Giacomo Balla, Alberi e siepe a Villa Borghese, 1905 ca.

Giacomo Balla  Alberi e siepe a Villa Borghese, 1905 circa, Olio su tela, cm. 101 x 100.8, Collezione della Fondazione Cariverona. A Milano alle ​Gallerie d’Italia (fino a maggio 2019) viene esposta la più grande opera di ​Giacomo Balla ​ Genio Futurista,​ appartenente alla Collezione Biagiotti. Un capolavoro del futurismo balliano. È un olio su tela d’arazzo dalle dimensioni monumentali – tre metri di altezza per quatto di lunghezza- interpretazione vagamente antropomorfa, un simbolo dell’Italia già esposto nel padiglione delle arti decorative dell’Esposizione di Parigi del 1925 che fu considerato, sia dalla critica che dall’artista stesso, l’opera cardine della sua partecipazione: la sua presenza è infatti altamente simbolica per l’origine e gli sviluppi dell’Art Déco. La mostra parigina sancì la larghissima diffusione internazionale delle idee dei futuristi che, interpretando le teorie di Filippo Tommaso Marinetti, avevano già nel decennio precedente operato una vera e propria rivoluzione in campo ideologico e artistico e dato voce allo slancio che aprì la strada alle avanguardie internazionali. Il mito della velocità e del dinamismo si legò a un nuovo concetto di arte, intesa come azione di intervento sul mondo, un inno alla modernità, al progresso e alle macchine, e incarnò la visione ottimista e progressista di inizio secolo. Impostato sui colori italiani del rosso, del bianco e del verde, che si intarsiano su un fondo blu e azzurro, la composizione “prismatica” è incentrata su una schematica figura d’uomo, la testa a stella, simbolo dell’Italia. L’arazzo venne poi nuovamente esposto alla mostra degli Amatori e Cultori di Roma nel 1928, in posizione dominante al centro di una parete nella grande sala antologica dedicata al lavoro di Giacomo Balla, in cui l’artista presentò una selezione delle opere più importanti della sua carriera, a partire dal Divisionismo di inizio secolo.

giacomo-balla-primo-carnera-olio-su-tavola-710x500

Giacomo Balla, Ritratto di Primo Carnera, 1933

Ancora a Roma, in via Merulana è aperta la mostra “Giacomo Balla, dal Futurismo astratto al Futurismo iconico”, curata da Fabio Benzi, una sessantina di opere del grande maestro torinese – dipinti futuristi degli anni Venti e quadri figurativi successivi – si offrono sotto una luce nuova, vale a dire quella di Giacomo Balla, antesignano del Pop, secondo la chiave interpretativa del curatore Benzi. La mostra si propone di indagare un particolare passaggio di stile della produzione del pittore torinese, partendo dall’opera Ritratto di Primo Carnera (1933), custodita all’interno della collezione permanente di Palazzo Merulana. Dipinto sui due lati, da una parte è rappresentato un soggetto tipicamente futurista, Vaprofumo, del 1926, dall’altro viene immortalato il Campione del Mondo. L’ artista, non nuovo all’interesse per la fotografia, al mondo della moda, alla cinematografia, l’applicazione dello stile futurista agli aspetti del quotidiano, si rifece ad una foto di Elio Luxardo, amico di Marinetti, finita sulla prima pagina della «Gazzetta dello Sport» del 30 giugno di quell’anno, quando il pugile vinse il titolo. Estremamente interessante la tecnica utilizzata. Balla usò la rete metallica ottenendo la «retinatura» simile a quello dei giornali. Si tratta di un confronto intenzionale, e per l’epoca straordinario, con i mezzi di diffusione di massa. E la replicò in altri dipinti, come le Quattro Stagioni, del 1940, con la figura femminile di ogni quadro, in cui domina il colore rosso, illuminata da una luce che arriva dal basso in diagonale, come se provenisse dal riflettore di uno studio fotografico. Cercava una strada nuova e la trovò, ci spiega F. Benzi, nel cinema americano che proprio in quegli anni, grazie anche ai rotocalchi, stava creando nell’immaginario collettivo le icone e i divi del grandeschermo. “ E scelse una tecnica che per certi versi anticipò i lavori di Warhol e Lichtenstein: dipingendo non più sulla tela ma sulla rete metallica incollata alla tavola: il risultato era una immagine che ricorda l’effetto “pixel” delle foto dei quotidiani e delle riviste dell’epoca.” Un momento importante della storia personale di Balla, l’uscita dal Futurismo, definitiva nel 1933, per tornare alla pittura figurativa. Ma non si tratta di un ritorno all’ordine. È una strada nuova, rivolta a un «immaginario di massa, una avanguardia del gusto». Balla studiava un possibile rinnovamento del Futurismo. Siamo di fronte alla rappresentazione di un immaginario di massa, di “avanguardia di massa”, in sintonia con le rappresentazioni della fotografia di moda e del cinema, concetto che egli sottolinea in un proclama futurista del 1930. Dopo la rottura con Marinetti, Balla «ha seguito la strada di una modernità solitaria», toccando aspetti che, appunto, hanno precorso la pittura che si sarebbe affermata tre decenni dopo negli Stati Uniti. « E se già nel 1930 l’ artista osservava che «il cinema, pittura vivente, ha scavalcato i pittori», in una lettera di due anni dopo spiegava: «Dipingo dei quadri realisti come reazione alla bruttezza del convenzionale». «Con il figurativo Balla non esce dal futurismo. Cercava percorsi nuovi e cosa c’ era allora di più popolare della cinematografia hollywoodiana e della moda? Cosa di più moderno delle riviste sfogliate da milioni di persone nel mondo? Analizzata in questi termini l’ opera di Balla è piuttosto inquietante».

Maria Grazia Ferraris

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...