“La Vergine delle rocce” e “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci

leonardo_selfLeonardo, pittore, architetto, scienziato e scrittore nacque a Vinci nel 1452. Discepolo del Verrocchio in pittura, fu in ogni altro campo un autodidatta. Fu al servizio di Ludovico il Moro dal 1482; dopo la caduta del duca, peregrinò in varie città (Mantova, Venezia, Firenze) e fu ingegnere militare di Cesare Borgia. Ancora a Firenze nel 1503-06, tornò a Milano nel 1508 , dove progettò lavori di fortificazione del Naviglio presso S. Cristoforo; fu quindi a Roma, al servizio di Giuliano de’ Medici, dal 1516 in Francia, presso la corte di Francesco I, dove morì nel 1519. Come pittore creò una tecnica “sfumata”, con delicati contrasti  di luce e di ombra che fanno sparire i contorni e creano un’illusione di atmosfera e di vita nella scena rappresentata. vergine_delle_rocce_louvreNella Vergine delle rocce (1483), naturale e sovrannaturale si fondono e si caricano a vicenda di significati. Il tema è quello, tratto dai Vangeli apocrifi, dell’incontro di Gesù bambino con il piccolo San Giovanni e la struttura della composizione è quella piramidale che va di moda alla fine del Quattrocento. Ma la posizione avvolgente della Madonna, quella leggermente inclinata del bambino verso l’esterno del quadro, la tensione del piccolo San Giovanni verso di lui e il gesto dell’angelo che indica la scena creano un movimento rotatorio che trascina lo spettatore dentro il quadro. Inoltre, l’elemento sovrannaturale dell’angelo si inserisce in un contesto che si può definire geologico, con la grotta fatta di rocce, muschi e corsi d’acqua, una struttura naturale che però porta a pensare a una cupola, aperta nel retro su un paesaggio fatto di rocce aguzze e bagliori dorati. leonardo-da-vinci-cenacolo_interoNella celeberrima Ultima cena, dipinta per il refettorio di Santa Maria delle Grazie di Milano tra il 1494 e il 1498, Leonardo coglie un momento intensamente drammatico: Cristo ha appena annunciato che uno dei discepoli lo tradirà. “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà” Cristo ha fatto l’annuncio, allarga le mani in segno di rassegnazione, accanto a lui si apre il dramma dei discepoli. Mentre nel Rinascimento si diffonde il modello dell’Ultima cena come avvenimento eucaristico – con la consacrazione del pane e del vino o Cristo che porge un pezzo di pane all’apostolo – Leonardo punta sulle reazioni umane dei presenti. Gli apostoli si inclinano all’indietro, si sporgono in avanti, parlano tra loro in maniera concitata, indicano Gesù. Solo lui sta, solido e sereno, al centro, una figura isolata su cui convergono tutte le linee visive del dipinto. Da sinistra a destra si vedono: Bartolomeo, Giacomo minore, Andrea, Giuda, Pietro dietro Giuda, Giovanni, Cristo, Tommaso dietro Gesù, Giacomo maggiore, Filippo, Matteo, Giuda Taddeo, Simone. La fisionomia dei personaggi è un ritratto vero e proprio. Pietro presenta barba e chioma grigia e ha il colorito acceso da pescatore, Giovanni, che di solito siede alla destra di Gesù in quanto discepolo prediletto, ha l’aspetto giovane e un po’ effeminato, senza barba e coi capelli lunghi, Giuda con barba e capelli scuri, nonché un’espressione ambigua. “Farai le figure in tale atto il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile” è questo che teorizza Leonardo nei suoi scritti. E i moti dell’animo sono tutti lì: incredulità, apprensione, tristezza, indignazione…

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