Cinque poesie di Luciano Nota da “La luce delle crepe”, EdiLet – luglio 2016

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LE COSE VISTE DALLE CREPE

Le cose viste dalle crepe
sono enormemente più belle.
Le scorgo diverse, libere da impegni.
Non hanno peso, ma riposo.
Stanno sopra il capomastro.
Mai voltarsi, mai centrarle.
Sono stive
e per questo assai più vive.

 

IL PIÙ GIUSTO GESTO

Fu il più giusto gesto
ingrandire il cuore
posizionare l’urlo
ai piedi del cadavere.
(Anni di voci
di abiti ripetitivi
vivi
brividi senza radici).
Lo vedo, lo vedi
quanto fatica il sangue
quanta parte di quel tratto
è bersaglio al senno.
E fu il più giusto gesto
rivedere il ferro
in un metallo più tenero.

 

ACCETTURA

Fummo ciuffi.
Uno dopo l’altro
in alcun punto poté posarsi il polline.
Fu lo spazio più ristretto,
l’attimo che avvita la luce
il colore.
Chi ti ha lasciato
ha una lenta agonia,
nel costato un senso di chi è stato
sosta e sostanza.
I morti sono i tuoi rami.
Ma non è più stretta quella gabbia
se con un sibilo richiama
l’allodola e l’acquasanta.

 

PIGNOLA

C’è acume sulle scale.
Una grande sacca
reca piante sulle spalle.
Si deve salire
scendere e risalire.
Siamo in tre.
Dalle pieghe delle pietre
si sbrogliano nodi,
dalle punte fuoriesce il grande altare.
Qui è nata mia madre.
Il ripiano è ancora intatto,
ancora illeso è il legno duro.
L’amico mi chiede di posare,
di poggiare la mano
sulle grinze del muro.
Fermo il dito nell’incavo
dove legavano il mulo.

 

LIUTO

Muto, nel silenzio più assoluto
ascolto te che parli ai tarli.
È una regola che tutto muti.
E non par vero che il legno
con le piaghe in eccesso
sia regno, sia liuto.

Luciano Nota

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5 commenti
  1. Leggo con rinnovato stupore queste poesie di Luciano Nota – alcune le ho viste, le ho sentite nascere – e mi incammino a ripercorrerne le righe, le impressioni e le considerazioni stivate, scovate, con la tenacia di chi non smette di cercare, oltre le recinzioni, “dalle crepe”, “dalle pieghe delle pietre”. Un grazie vivissimo a Luciano per “La luce delle crepe”.

  2. Poesia scultorea, di cose e sentimenti. Scultorea perché scritta per restare, incisa. Dal lettore subito riconoscibile: di Luciano Nota. Ma sorprendenti – pieghe in eccesso… liuto. Superflui i complimenti, ma è quel che si può. Si deve.

  3. la sensazione leggendole è quasi fisica: tattile e visivamente alterata: come piccola lillipuziana (io) guardami attorno, ascoltare il brusio delle cose, toccarne la scabrità del tempo. belle tutte, accettura poi splendida

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