Giancarlo Baroni, “Le anime di Marco Polo”, Book Editore – 2015, letto da Dante Maffia

copMi viene sempre da sorridere quando, sfogliando una storia letteraria o un volume di saggi, trovo un capitolo specificatamente dedicato alla “Letteratura di viaggio”. Per me tutta la poesia e tutta la narrativa, di ogni Paese e di ogni tempo, sono letteratura di viaggio, variamente inteso, diversamente trattato, ovviamente. Ci sono comunque libri che apertamente ci fanno viaggiare per luoghi precisi, nominati e descritti con parole a volte essenziali, quelli che il poeta ha attraversato riempiendosi l’anima di suggestioni, di pensieri, di tentazioni come Le anime di Marco Polo di Giancarlo Baroni che si apre con sette splendidi versi di Nelo Risi. Il viaggio che Baroni compie e ci fa compiere non è comunque un tour per turisti a cui vengono offerti paesaggi luminosi e indimenticabili; egli ci offre percezioni ed emozioni che sono il frutto di immersioni nella storia delle città e dei pionieri ansiosi e coraggiosi che hanno sfidato scomodità, pericoli e tempeste pur di affacciarsi dentro le nuove civiltà, è un’appropriazione ideale di situazioni rivissute nella mente e nel cuore, in una tensione che coinvolge la propria identità e gli ideali posti davanti. Da ammirare la maniera in cui il poeta ci pone nei progetti e nelle frenesie di Matteo Ricci, di Amerigo Vespucci, di Magellano, di Pigafetta e di tanti altri. Ma non si pensi che tutti i luoghi che ci fa visitare  siano realmente situati sul mappamondo, anche perché spesso sono proiezioni e “ritorni” di Ulisse. Baroni proietta se stesso nell’emisfero, diventa la voce di situazioni affascinanti ma senza toni alti, senza eccessi di aggettivazioni o di immagini funambolesche: “Fondendosi i ghiacciai / Neandertal non comprende / l’evoluzione: La fronte folta / di peluria e capelli / il viso in avanti e senza mento / ne ampliano lo stupore”; “Le chiavi di San Pietro / cucite sopra la tunica / servono da passaporto. / Quando la via Romea / sale a Monte Bordone / parliamo di pericoli, di santi / di un percorso rivolto alla salvezza”. Due brevi esempi per dimostrare la compiuta espressività di un poeta che da anni lavora quasi in sordina ma che sa forgiare versi indimenticabili, densi, forti di umori, aperti verso l’infinto. Un continuo, piacevole viaggiare…”Non resta forse allora che scovare / la misteriosa origine di queste / ambigue voci e sottometterle, domani / riparto”.

Dante Maffia

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