LA SETTIMANA DELL’AMORE (primo giorno): poesie di Dante Alighieri, Serenella Menichetti, Giorgio Moio, Marco G. Maggi, Emilia Banfi

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Giovanni SegantiniL’amore alle fonti della vita – 1896, cm. 72 x 100, Galleria d’Arte Moderna di Milano

 

RIME, 18 (LXV)

De gli occhi de la mia donna si move
un lume sì gentil che, dove appare,
si veggion cose ch’uom non pò ritrare
per loro altezza e per lor esser nove:
e de’ suoi razzi sovra ‘l meo cor piove
tanta paura, che mi fa tremare
e dicer: “Qui non voglio mai tornare”;
ma poscia perdo tutte le mie prove:

e tornomi colà dov’io son vinto,
riconfortando gli occhi paurusi,
che sentier prima questo gran valore.
Quando son giunto, lasso!, ed e’ son chiusi;
lo disio che li mena quivi è stinto:
però proveggia a lo mio stato Amore.

Dante Alighieri

 

È amore

È amore di rugiada
che irrora la tua aridità.
È amore di vento
che sposta pesanti pensieri.
È amore di sole
che scioglie solitudini.

Amore che trascende.
Presente che non emigra.

Aromatico vino di collina.
Monovitigno.
Vellutato.
Al retrogusto di eternità.

Serenella Menichetti

 

Nell’imbrunire

Nell’imbrunire di cerchi incolori
l’olfattiva memoria s’affusola nel
.                                             tempo
che intrica

alla ricerca di un’immagine
.                                    persuasiva
concentrica

che sappia di mare
che sappia di sale
che sappia d’amore.

Giorgio Moio

 

Le rêve

Lascia che ti accolga il mare
tra i sogni delle onde
cancella dal tuo disordine
le ansie e le paure

rinserra i battiti del cuore
stringili più forte

Il risveglio sarà solo
una linea all’orizzonte
le nostre parole d’amore
rimangono nella notte.

Marco G. Maggi

 

E lo chiamavamo amore

La destinazione
era stata assegnata.

Ma noi indiavolati,
legati al prediletto sogno
che ci voleva insieme,
incresciosamente intrecciati,
introiettato il dovere
mai rendemmo conto
alla vita del nostro uscire,
dell’imbroglio, la punivamo
senza ritegno.

Ma lei iniziò a farci sentire
il suo odore forte,
la sua giustizia da prevedere,
la rabbia, la violenta fine.

Distruggemmo la sottile pellicola,
fissata, l’immagine rimase dentro.

Agli spettatori non restò che andarsene
delusi da un film senza fine.

Emilia Banfi

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