“Silenzi in montagna” di Luca Serenthà, Mimesis, letto da Roberto Taioli

dematteis_libriIl tema del silenzio alpino è al centro di questo breve racconto di Luca Serenthà, ma più che un racconto in senso stretto le riflessioni dell’autore, filtrate da due personaggi fittizi (Andrea, giovane appassionato di montagna e Oreste, esperto gestore di un rifugio) sembrano essere una iniziazione al silenzio come condizione ontologica del vivere. La montagna è il luogo privilegiato ove il silenzio (che pur contiene rumori) si palesa in tutta la sua valenza formatrice e purificatrice. L’uomo animal loquens è andato perdendo la dimensione costitutiva del linguaggio del silenzio, non sa più conoscerlo, interrogarlo, nutrirsene, quasi sempre lo teme come uno spettro di cui liberarsi. Questo timore del silenzio è indice di uno smarrimento profondo, come se gli uomini, proiettati fuori da se stessi, non conoscessero più la loro dimora, la loro radice,. Riapprendere la scuola del silenzio è quindi fondamentale e la montagna è un luogo privilegiato per incontrarlo e farsene permeare. L’esperienza del bosco, del suo abitare, del sostare e ascoltare le sue innumerevoli voci scandite ed ordinate come una sinfonia, ove tutto è accordo ed armonia, è ritornare al senso della bellezza che non ha bisogno di ornamenti esteriori per palesarsi. Oreste, l’esperto montanaro che dialoga con il giovane Andrea, dice: “Si dovrebbe tornare a conoscere il bosco, come chi abitava le valli ha imparato a conoscerlo nei secoli. Per conoscerlo bisogna tornare ad ascoltarlo; oggi chi viene in montagna salta , spesso, se può, la zona del bosco magari sfruttando qualche funivia… metri di dislivello in meno, è vero … ma qualche volta perché non rinunciare a quelli superiori di metri per attraversare invece il bosco. Credo che, per capire cosa voglia dire ascoltare il silenzio, il bosco sia uno dei luoghi migliori, anche perché è facilmente accessibile. Il bosco ha un silenzio tutto suo, particolare, pieno di suoni. Ascoltare il silenzio per me significa concentrarsi su tutti gli stimoli che raggiungono le mie orecchie, dividerli uno ad uno e quindi udire veramente il silenzio che amalgama il tutto” (p.21). Tutto lo spirito dell’uomo, con i suoi sensi, si protende verso questa voce silenziosa che pur composta di molte tonalità, distinguibili e percepibili, si amalgama e si organizza in un insieme, per cui è il tutto che percepiamo, anche se ricco di molti particolari, ognuno indispensabile ed insopprimibile. Lo stesso accade nel sentir scorrere un ruscello o torrente alpino, ove la forza dell’acqua, come per una geometria sottile, si modula sul terreno e ci raggiunge sempre diversa. Ma sappiamo ascoltare questi suoni, sappiano davvero spogliarci dei frastuoni che incrostano la nostra mente per recepire queste fini e sottili armonie? Dobbiamo cambiare passo e la montagna ci obbliga a questo, ci invita a rallentare o accelerare per la tramatura del suo terreno, per le corrugazioni e le spianate che lo determinano. Ci invita, e l’autore lo ricorda citando Alexander Langer che ne parlò a lungo, a rimuovere il paradigma su cui è fondata la nostra civiltà, del citius, altius, fortius introducendo in noi i ritmi del lentius, profundius, suavius, più lento, più profondo, più dolce. Sapremo ascoltare il silenzio della neve che cade, racchiuso nella bella immagine dantesca (“un cader lento […] come di neve in alpe senza vento”, Inferno, XIV, 28-30)?

Roberto Taioli

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3 commenti
  1. Splendida celebrazione del silenzio in montagna, che in realtà, se lo si ascolta con rispettosa attenzione, è una sinfonia si tanti talora impercettibili suoni. Io provo la stessa sensazione ascoltando il silenzio del mare calmo, quando ci si spinge molto al largo.
    Giorgina Busca Gernetti

  2. Splendida immersione nel tema del silenzio e della montagna che va oltre la percezione uditiva e sensitiva. Mi ricorda la poesia FERMO (Lost)del poeta americano David Wagoner:

    Resta fermo. Gli alberi davanti a te e i cespugli accanto a te
    non sono sprecati. E devi trattarlo come uno straniero potente,
    Devi chiedere il permesso per conoscerlo e per essere conosciuto.
    La foresta respira. Ascolta. Essa risponde,
    Ho creato questo luogo attorno a te.
    Se tu lo lasci, potrai tornare, dicendo QUI.
    Non esistono due alberi uguali per il Corvo.
    Non esistono due rami uguali per lo Scricciolo.
    Se ciò che un albero o un cespuglio compie è sprecato per te,
    Tu sei sicuramente sprecato. Resta fermo. La foresta sa
    Dove sei. Lascia che lei ti trovi.

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