Due poesie di Guglielmo Peralta

luce

BACO DA LUCE

Nell’orto solitario il baco da luce
fila un velo d’ombra
Nel placido brusio il foglio si fa foglia
Pupe nel bozzolo le parole
sognano il volo di farfalla

Un sillabario segreto
si palesa nella notte chiara

Si dipana il tessile filo in larve di luce
e nel giardino aleggia d’improvviso il canto
Nuovo cielo si versa nei parvoli occhi
Si svela in un battito d’ali
l’universo

 

FELICE DI NON ESSERE

Io amo la Poesia Io sto con Dio
Con la dolcezza di esistere in questo autunno della vita
ride il giardino delle primavere dove ancora nidificano i sogni
Quale sudario migliore del canto potrà vestire il mio corpo
nell’abbandono alla bruma
felice di non essere se nella placida notte sorge la luna
e con i nidi crescono in nuovo eden gli ultrasogni
se nel silenzio del tempo oltre la polvere
fluisce dalla vena di Dio il lirico sangue

Tutto nasce tutto riposa nella visione
niente muore del frutto dell’amore
e io non rinuncerò a questo musico universo
Saprò farmi notte nella notte
e splenderà sulle tenebre l’oscurità del mio essere
Come credere che con l’ultimo respiro si estingua
la voce felice del mondo che promette luce e consolazione
Come può tanto candore annegare in acque dormienti
Ninfea galleggiante in un sonno ristoratore
occhieggerà la parola festosa E sarà nuova grazia il risveglio
Felice di non essere sul calar della sera
se l’oltre offre il grembo alla bellezza
se Poesia si fa specchio di Dio
alba eterna del mondo e degli occhi
se un destino di felicità abita la morte

Guglielmo Peralta

guglielmo%20peraltaSono nato il 23 novembre del 1946, a Palermo, dove ho compiuto gli studi magistrali e ho seguito i corsi dell’Istituto Superiore di Giornalismo. Mi sono laureato in Pedagogia all’università “La Sapienza”di Roma, dove, nel 1971, ha avuto inizio la mia carriera di insegnante elementare. A Palermo ho continuato ad insegnare nelle scuole elementari e sono stato docente di materie letterarie nelle scuole medie e superiori. Il mio incontro con la poesia risale all’età di 12 anni ed è un colpo di fulmine che m’imprime dentro un volto tanto indecifrabile quanto amabile e, insieme, un profondo senso di beatitudine. In età prescolare, la poesia è il colpo sonoro dei piatti dei musicanti alle processioni, e i libri sono già un misterioso richiamo. Simboli della poesia e della cultura esercitano su di me una fascinazione segreta e irresistibile nutrendomi e alimentando la mia passione che si fa sempre più crescente, travolgente. Dopo i primi versi (in II media), il primo grande amore letterario è Giacomo Leopardi: un amore “infinito”, a Palermo al vecchio Istituto “De Cosmi”, accompagnato dalle note sublimi della Rapsodia in blù di Gershwin e dalla Patetica di Ciaikowskij. Contemporaneamente, in quegli anni, mi appassiono alla narrativa e al teatro intrattenendomi essenzialmente con Steinbeck, Kafka, O’Neill, Tennessee Williams, Brecht, Lorca, Ionesco, Beckett. (Borges, nel frattempo, mi attende all’orizzonte, insieme con altre “costellazioni”!). Dopo il diploma magistrale, vivo una breve e piacevole esperienza teatrale nel “bunker” della Compagnia dei “Draghi”, in via Manin. Nel 1969 esce la mia prima raccolta di versi: “Il mondo in disuso” (I.L.A. Palma, Palermo). Negli anni ’80 ha inizio il mio sodalizio con il Gruppo culturale dell’ “Ottagono Letterario” (divenuto poi Associazione) e, successivamente, col poeta Nino Balletti, fondatore del “Sublimismo”, movimento socio-artistico- letterario. Sono autore, oltre che di poesie, anche di racconti, saggi, romanzi e testi teatrali. Saggi, poesie e recensioni sono pubblicati su riviste e antologie (Agavi e Quaderni, a cura dell’Ottagono L.; Pietra su Pietra, a cura dell’A.S.A; Arenaria, a cura di Lucio Zinna; La fiaccola sopra il moggio e Atti del Convegno sul Novecento Letterario, a cura del “Sublimismo”.) Un intertesto: “La Parola”, è recitato negli anni ’90 da alcuni attori della Scuola di teatro di Michele Perriera e, successivamente, è rappresentato col titolo: “In cammino”, al teatro “Lelio” di Palermo. L’ultima silloge poetica pubblicata nel 2001 ha per titolo: “SOALTÁ”, un neologismo che fonde insieme sogno e realtà e che dà origine alla mia poetica e alla mia nuova visione del mondo. “Soaltà” ottiene il fiorino d’argento al XXI “Premio Firenze”. Nel dicembre 2004 fondo la rivista monografica “della Soaltà”. Essa viene presentata negli anni successivi a Palazzo Branciforte a Palermo, a Capo d’Orlando, presso la Fondazione Lucio Piccolo, e a Firenze, nello storico locale delle “Giubbe Rosse”.

 

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5 commenti
  1. Con sorpresa noto che questo percorso biografico somiglia non poco al mio. Ecco perché, per modestia non ne faccio lodi scalmanate. Comunque, complimenti per le due poesie, che mi paiono una sorta di riordino esistenziale. Di fattura anch’esse han vaga somiglianza con le mie.
    Domenico Alvino

  2. A scanso d’equivoci, queste somiglianze e corrispondenze tra i nostri percorsi vanno intese solo come casuali, non che io presuma che ci sia una qualche dipendenza di lei da me. Assolutamente. Ci tenevo a precisare.
    D. A.

  3. Io sto con Dio, ed amo la poesia: è in questa dichiarazione di amore universale, che colgo la spiritualità di Guglielmo Peralta. I suoi versi danno un senso di equilibrio, ricercano e trovano il senso del tutto e, esorcizzando la paura insita in ogni individuo per la propria condizione umana, diventano preghiera.

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