Angelo Gaccione, La signorina “Volentieri”, Oltre Edizioni, letto da Dante Maffia

tn_La-signorina-volentieriTanti anni fa dedicai un intero numero della rivista “Il Policordo” al racconto con un titolo, “Perché il racconto”,  che voleva provocare e chiarire soprattutto le posizioni delle case editrici che si ostinavano e si ostinano a dire che i libri di racconti non sono vendibili e quindi non bisogna pubblicarli. Eppure, lasciando stare la tradizione russa e quella francese che ha dato grandi capolavori, basta dare uno sguardo alla tradizione italiana, anche recente (Pirandello, Svevo, Alvaro, Soldati, Calvino, Cassola, Chiara, Landolfi, Buzzati, Tobino, per fare qualche nome soltanto) per rendersi conto che non si tratta di opere marginali o secondarie, ma di narrativa con la N maiuscola. A che cosa si deve un così pesante pregiudizio e di conseguenza un così netto rifiuto? Non vedo in giro molti romanzi che siano superiori ad alcuni racconti strabilianti di Tommaso Landolfi o di Corrado Alvaro o addirittura di Alfredo Panzini. Comunque, nonostante il divieto doganale, l’Accademia di Svezia l’anno scorso ha assegnato il prestigioso premio ad Alice Munro, notoriamente autrice di racconti, forse per significare che non si può né si deve giudicare un’opera letteraria dalla sua lunghezza. Nello sport è più importante la maratona o la corsa dei cento metri?. Lunga premessa per introdurre un discorso sui nuovi racconti di Angelo Gaccione, scrittore calabrese trapiantato a Milano, che ci delizia con veri e propri lampi sugli spaccati di una società “ricca di vizi e di virtù”. La mano di Gaccione è lieve, e perfino le dissacrazioni non hanno mai piglio moralistico. Egli racconta con lo sguardo ma non si erge a giudice; narra così come un tempo narravano i vecchi al focolare per allietare o far pensare i bambini. E si tratta di storie conchiuse, come egli stesso ci avvisa nel quarto di copertina, di momenti in cui la sintesi di una vita appare intera nelle azioni e nelle parole dei protagonisti. Non esito a dire che Gaccione, anche nei momenti che sono di per sé scabrosi o particolarmente lontani dalle consuetudini, sa sempre essere raffinato, intenso e coinvolgente, con una scrittura che sa cogliere le vibrazioni del sentimento umano, quei grumi femminili, in questo caso, del reale che si aprono alle implicazioni più impensate e, se non impensate, a conclusioni che hanno del paradossale o dell’imprevisto. Se un dato è rilevante in ognuna delle pagine è quel sapore di antica saggezza che sta al fondo e che irrora di un qualcosa di imprendibile le vicende umane raccontate. Il catalogo dei ritratti di donne, da Morgana a Sandra, da Cornelia a Norma, da Beba a Rebecca, a Lucilla, Carlotta, Sveva, Pat, Gaia… è ricco di sfaccettature perché Gaccione è attento a non strafare, a restare nella misura del racconto dosando l’ironia, il paradosso, le emozioni, le passioni, i veri e propri “quadri” di ambiente che con poche pennellate risaltano in tutta la loro ampiezza e la loro umanità. Che dire della scrittura di Gaccione? Del dettato sempre limpido che con la rapidità di un baleno riesce  a tradurre in gesti e immagini la complessità di vicende a volte complesse e complicate, arroventate o frivole? Verrebbe voglia di portare degli esempi, ma si finirebbe per limitare la portata del libro che non intende farsi prendere e godere per piccole dosi omeopatiche, ma per l’intero suo modo di presentarsi come realtà di un’epoca e di un modo di vivere e di essere. Aveva comunque ragione Visconti Venosta quando, parlando di Alessandro Manzoni, affermava che se un uomo decide di penetrare nell’animo delle donne lo sa fare molto meglio di loro stesse, perché ci arriva senza pregiudizi, libero da posizioni precostituite. Ecco, questa penetrazione psicologica è un altro dei pregi de La signorina “Volentieri”, di tutte queste donne che ci sembra di avere conosciute e frequentate da sempre e questo grazie alla elegante e perspicacia affabulazione di un Angelo Gaccione sempre teso all’essenziale e, soprattutto, alle ragioni di una civiltà che ormai è fatta di istantanee (l’espressione è dell’autore) che però non si perdono rapidamente nel flusso indistinto della corsa, ma restano in chi legge, come esempi di ansie e di preoccupazioni da meditare, da tenere in serbo per non diventare stereotipi, insomma, per confrontarci giorno dopo giorno, con noi stessi e col mondo.

Dante Maffia

Annunci
2 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...