Anna Rosa Balducci, “Idee per una mattina di pioggia”, Edizioni Progetto Cultura – 2015, letto da Narda Fattori

scansione0144 NARDA FATTORILeggere  i libri di Anna Rosa Balducci è sempre una scommessa. Chi ha già letto di lei romanzi e racconti si è formato dei pregiudizi sulla sua inventiva e quindi sull’aspetto modale degli eventi che possono, all’improvviso, cambiare di genere e proiettarsi nel fantastico dove non si è obbligati a rispondere ai tanti comandi di una quotidianità becera e squallida. Invece per questo romanzo ciò non accade: la protagonista, Marta, donna  quasi sovrascritta su se stessa , un po’ sognatrice, un po’ svagata, testarda e fedele ai suoi ideali, è presentata in filigrana; quasi mai parla in prima persona, mai si impone eppure il mondo, questo del libro,  gira attorno a lei, a suoi fallimenti, al suo bisogno di piegare il tempo per ricavarsi un’urna di certezze, non per manometterlo. La giovane idealista, con i compagni , cerca e trova un modo per rispondere al suo bisogno intellettuale: stampano libri, riviste, saggi, scritti di qualità. Ma il tempo andava ostinato in direzione contraria e gli idealisti erano sballottati; sperimenta anche una settimana di carcere Marta, una settimana, viene da ridere ma per una persona specchiata e trasparente come lei è come finire nelle sabbie mobili. Fortunatamente  chi la ama, marito, figli, amici, la sorreggono ed evitano che venga commesso un indicibile sopruso. Ma il tempo è scorso è la giovane ragazza sognatrice è ormai signora da pensione, da relax da godere, da paesaggi di cui riempirsi gli occhi. Ancora nei primi capitoli facciamo conoscenza con una famiglia “migrante” suo malgrado: migrante per la peste , migrante / profugo  , nel 1630 per motivi religiosi  , se anche non viene mai esplicitamente mai detto: sono ebrei e il padre ha una predisposizione particolare per i colori, per i loro accostamenti,  oggi diremmo a fare lo stilista, ma la fortuna non è dalla loro parte e di loro non sappiamo più niente: mancano documenti e anche quelle narrazioni orali che ci hanno tramandato la storia degli umili. Marta stessa si compiace di questa storia che potrebbe anche riguardare i suoi antenati e ne  parla con due anziani che ogni tanto si reca a trovare; sono vigili, attenti, sono ricchi di anni e di eventi, Marta ne è attratta con affetto e rispetto. Peccato aver perduto la famigliola che abbiamo visto crescere nel tardo medioevo; forse con un escamotage ( il rinvenimento casuale di un documento, l’elenco dei residenti del ghetto di Ferrara,…) avrebbe dato colore e colore al libro che spesso si piega sulle riflessioni della protagonista , non più ardite e ardenti. Il tempo non l’ha vinta ma l’ha piegata e si ritrova sogni spiegazzati. Il tentativo di fuga si risolve in pochi giorni e i luoghi sognati un tempo appaiono scoloriti, privi di vivezza. Ma alla fine abbiamo una sorpresa: la figlia più giovane che vive col suo compagno al nord in una casetta ai margini del bosco, viaggia con cavalletto, pennelli e colori. Chiude il cerchio con l’antico antenato? Lo riscatta dalla sua migranza?. Non ci è detto, ma suggerito e apprezziamo: c’è bisogno ogni tanto di happy end. Finora non mi sono occupata della lingua del romanzo , dei rari slittamenti dei piani narrativi, del clima, uggioso spesso e che , quindi, giustifica il titolo; è un romanzo dove gli eventi, l’intreccio soggiace alla riflessione, non alza mai la voce, non s’impone e il lettore deve stare attento a non perdere i rimandi, spesso esili. Non potrei neppure affermare che è la storia di una donna che si snoda parallela al tempo che vive; a me pare che Marta sia una figurina che la brezza di mare porta con sé . Il mare non è un topos mitopoietico, è il nostro Adriatico nei suoi periodi non affastellati di turisti, quieto, bonario. Il mare di Rimini, quando  Rimini non era ancora un mito per giovani. La scrittura s’eleva a bella /buona scrittura; non si possono fare raffronti con altri scrittori che  vendono migliaia di copie con un linguaggio e una sintassi raffazzonata ; Anna Rosa sa scrivere bene, a volte s’innamora di quanto va scrivendo dimenticando il lettore che vorrebbe vedere la vicenda svolgersi più velocemente, che forse rinuncerebbe ad alcune riflessioni per un maggior numero di eventi. Tuttavia è un romanzo piacevole;  forse per apprezzarlo fino in fondo occorrerebbe essere quasi coetanei della scrittrice che pur non mettendo sulla carta una autobiografia, tuttavia lancia segnali e idee che solo chi ha vissuto in precisi tempi e luoghi sa cogliere. Vale la pena leggerlo solo per la scrittura  nitida, dai periodi brevi ma mai paratattica e apprezzare gli slittamenti temporali. Ci dice chi siamo stati e chi siamo ora e come siamo cambiati quasi senza accorgercene.

Narda Fattori

anna_rosa_balducciAnna Rosa Balducci è nata a Rimini nel 1952. Laureata in Lettere Moderne a Bologna, insegna materie letterarie. Sposata, ha una figlia, Margherita. Scrive da sempre e ha ricevuto diversi riconoscimenti nei Premi letterari ai quali ha partecipato. Ha pubblicato articoli e interventi su quotidiani e riviste; la raccolta La balena e altri racconti (2002); i  libri di fiabe Pupazzi, nonni, re e anche un tre (2004) e Girasole e altre storie (2010); i romanzi Pane a colazione (2007) e, con Edizioni Progetto Cultura, La casa color grigioperla (2012).

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