Nuccia Benvenuto, “Il romanzo di Penelope”, Falco Editore, letto da Dante Maffia

copertina-il-romanzo-di-penelope-209x300Cento pagine esatte, trentatré capitoli brevi, una scrittura veloce, annotazioni rapide, vicende che s’intrecciano in un carosello di sensazioni e di risvolti perfino inaspettati. La storia di Penelope, anzi il suo romanzo, per restare al titolo di Nuccia Benvenuto, è ricca di eventi ma è soprattutto il ritratto di una donna alle prese con le contraddizioni della sua psiche, a cominciare dai rapporti con la madre, con il padre e con la sorella.  L’affresco, è il caso di dirlo, risulta convincente ed ha un suo ritmo che accompagna il lettore portandolo di volta in volta dentro l’agglomerato di situazioni umane descritte con mano esperta e con una voce personale che fa dimenticare gli archetipi da cui scaturiscono gli stimoli alla scrittura. Si sente che Nuccia Benvenuto ha alle spalle solide letture, credo soprattutto di letteratura francese, e conosce, quindi, la tecnica narrativa, le sponde entro cui muoversi per rendere vivi i protagonisti. Non solo, mostra anche una conoscenza non astratta dei luoghi in cui sono ambientate le scene, per esempio Torino e Parigi, che non diventano mere cartoline, ma fiato che accompagna e delinea l’identità di ognuno. Ma si badi che il libro è anche un tentativo di romanzo di formazione, come si usava dire un tempo, e infatti Penelope è pittrice, cioè immersa nel sogno dell’arte, e vive spaccata in due, mai dimentica, neanche quando va sposa ad Alfredo, di quel padre estroso che le aveva riempito l’anima della magia dei colori. Una fessura di vita vera si apre nel momento in cui nel suo mondo ritorna Guido, il grande musicista… ma la vita s’arrotola in disgrazie, in amalgami impensati e dissesta e riapre, coinvolge assurdamente e rispalanca le albe sul mare. Mi pare che Nuccia Benvenuto abbia le carte in regola per entrare di diritto nel Parnaso della narrativa italiana, anche se stiamo vivendo un momento confuso e direi maledetto per chi scrive con l’anima e con la passione. Le grandi case editrici pare che prediligano gli asfittici ragionieri  del noir e del giallo e non la pienezza umana e poetica di libri come Il romanzo di Penelope.

Dante Maffia

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