Marco Onofrio, “Dentro del cielo stellare… La poesia orfica di Dino Campana”, Edilet -2010, letto da Dante Maffia

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La sera di fiera

Il cuore stasera mi disse: non sai?
La rosabruna incantevole
Dorata da una chioma bionda:
E dagli occhi lucenti e bruni colei che di grazia imperiale
Incantava la rosea
Freschezza dei mattini:
E tu seguivi nell’aria
La fresca incarnazione di un mattutino sogno:
E soleva vagare quando il sogno
E il profumo velavano le stelle
(Che tu amavi guardar dietro i cancelli
Le stelle le pallide notturne):
Che soleva passare silenziosa
E bianca come un volo di colombe
Certo è morta: non sai?
Era la notte
Di fiera della perfida Babele

Salente in fasci verso un cielo affastellato un paradiso di fiamma
In lubrici fischi grotteschi
E tintinnare d’angeliche campanelle
E gridi e voci di prostitute
E pantomime d’Ofelia
Stillate dall’umile pianto delle lampade elettriche
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Una canzonetta volgaruccia era morta
E mi aveva lasciato il cuore nel dolore
E me ne andavo errando senz’amore
Lasciando il cuore mio di porta in porta:
Con Lei che non è nata eppure è morta
E mi ha lasciato il cuore senz’amore:
Eppure il cuore porta nel dolore:
Lasciando il cuore mio di porta in porta.

Dino Campana

dentro%20del%20cielo%20stellareMarco Onofrio non è nuovo a imprese colossali, soprattutto non è nuovo nel voler ripercorrere i testi di grandi poeti o di grandi narratori. Valga per tutti il libro su Giuseppe Ungaretti che attraversa un itinerario così vasto e conosciuto con nuove indicazioni. Infatti la scommessa è questa, riuscire a rileggere un poeta cercandone i motivi della durata, quel senso recondito del lievito poetico che è la cifra del loro mondo. Adesso affronta Dino Campana. Su Campana sono stati scritti fiumi d’inchiostro, il poeta e la sua poesia sono stati rivoltati come vecchi calzini da rammendare,  forse nessuno si era finora presa la briga di entrare nel meccanismo segreto del poeta, nella sua officina. Marco Onofrio lo fa con una passione sfrenata che ricorda tanto da vicino proprio l’atteggiamento del poeta di Marradi. Infatti scrive circa settecento pagine da una parte diligentemente fotografando ciò che è avvenuto attorno ai Canti Orfici e dall’altra scandagliando le ragioni intime di un personaggio che stava fuori dalle righe e non entrava in nessuna catalogazione del suo tempo Onofrio non ha trascurato proprio nulla e ha potuto farlo dopo che si è immerso nelle “incandescenze” di un orfico che ha saputo condensare i mondi infiniti di allucinazioni in cui le parole sembrano morire e rinascere come rinnovate. A seguire i vari capitoli si resta sbalorditi sia per la dovizia dei particolari e sia per il giudizio di un critico che non si sbilancia mai, ma che fa nascere dai “fatti” l’essenza stessa del poeta e il suo peso specifico. Dopo una “Lettura critica” dei Canti c’è un interessante e curioso capitolo sullo sguardo di Campana.. A seguire tutta una serie di interventi sull’orfismo messo in luce da vari punti di vista e confrontato con altre esperienze. Infine un’appendice, l’indice dei nomi e la bibliografia. Un lavoro di quelli che ormai sono in disuso anche tra gli accademici. Onofrio lo fa cosciente di ottemperare a una manchevolezza proprio della critica, sia militante e sia accademica. Perché Campana è stato centrale nel Novecento per moltissimi aspetti, non  ultimo quello del rinnovamento del linguaggio. Tra le pagine più forti e più convincenti quelle dedicate a “Istinto o cultura?”.

Dante Maffia

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