Dante Maffia e i segreti dell’eros di Franco di Carlo

il-poeta-e-la-farfalla-copertinaPoesia d’amore? Sarebbe fin troppo facile e semplice rispondere ed affermare che la Poesia, ogni poesia, consiste in un Atto d’ Amore, in particolare in un’azione linguistico-espressiva tesa a creare un nuovo “stato nascente”in quanto dono di sé e del Sé, Atto puro e gratuito di Libertà. Ma quelle di Dante Maffia sono in realtà poesie per Amore o anche per l’ Amore: strumento e insieme causa ed effetto, soggetto e oggetto emotivo, espressivo, sentimentale, creativo, intellettuale, specificazione di ogni “movimento” dell’ Essere e dell’ Ex-sistere. Poesie scritte, queste di Maffia, per amore e con amore, ad amore e da amore, su amore e in amore: insomma, tutta la variegata e complessa fenomenologia e filosofia espressiva e linguistica di Eros. Parole di Poesia cercate e trovate inventate per Amore e che tornano e vanno camminano con Amore e verso Amore, con amore, con dolce ed ebbra violenza, Angelo Custode, benedetto, accolto, misteriosamente cullato, amato, difeso e adorato e ammirato come una “farfalla vellutata”, e che “è l’inizio/del lungo cammino/ che porta all’Empireo”.

L’andamento e l’armonia dei versi e del sillabare ritmico mertrico e lirico, seguono unicamente il Canto (come avviene quasi sempre in Leopardi e in Tasso) e la geometria del cuore, i sussulti e gli spasimi del corpo e le ragioni della poesia, le corde la Musica e la Musa dell’Anima (individuale e universale): basta la presenza di Eros a sconfiggere il riso beffardo e trionfante di Thanatos. Sorride invece la rudelliana “divina fanciulla”, la “potenza della voce che dipinge” il Desiderio che dà senso al linguaggio delle azioni e nobilita la Visione ed anche le gelosie i rapimenti le invidie i silenzi le esibizioni le tenerezza le angosce le trepidazioni i fremiti che abitano il cuore, dolce e superbo, il Cuore-Narciso, l’Anima-Fanciulla del poeta.

Ma in essi “trascorrono millenni” camminano mondi stagioni universi culture storie parole, canti visibili e invisibili di Vita e di Annullamento, nel Giardino pieno di Grazia, di Amore, delle sue Parole, dei suoi pensieri. Spesso questo Canzoniere di Maffia, corroborato e nutrito nel profondo da suggestioni antiche e moderne (sopra tutto dall’area mediterranea: da Saffo e Cavalcanti, da Catullo ai Romantici ad Apollinaire, etc.), si esprime nei toni e negli accenti “parlati” e colloquiali della lingua quotidiana e comune; in realtà anche in questi casi, consegue esiti espressivi tipici dello “stile classico” e sublimis i “messaggi segreti”, smisurati, intensi e dispersi di Ovidio e Dante, Mandelstam, ma anche quelli, altrettanto corposi e vitali di Cvetaeva, Esenin e Pasternak, o di Machado, di Saba e Ungaretti, Quasimodo, etc.

In questa poesia di Dante Maffia (al terzo volume del suo Canzoniere amoroso)naturalmente è presente tutto il variegato e concentrato multiforme mondo del suo vasto armamentario tecnico-retorico: ma prevalgono le tensione anaforiche e le ripetizioni,, le antitesi, i toni esclamativi e dilatori, sospensivi, enfatici, gli accenti interrogativi e iperbolici, perentori, a dimostrazione della diretta ed evidente volontà paratattica e autobiografica da parte del poeta, di presentare ed esprimere l’ “oscura trama/di sillabe imperfette”, la sua paura che parla, che pulsa, ama e sente e rappresenta “la perennità del tempo”: Eros ha stabilito che “le parole sono cose vere”non sono solo sogni infidi e umbratili, ma la voce della poesia che rende “l’anima sgombra” e dà agli occhi indicazioni precise, pronta a cercare e trovare il Varco. L’Amore diviene così “il sogno vero”, essenziale, carne e spirito, l’ Oltre, il Mare (immenso) che non si ferma mai, il Trionfo, il Mistero che compie il Progetto, la Rinascita, l’Evento, la Distanza colmata, la Contraddizione risolta, l’Arrivo della Vita il Luogo segreto,, l’Eterno Ritorno, il pensiero che vola (come la Farfalla), l’Incontro, l’Infinito.

La lirica amorosa di Dante Maffia non strafà, non deborda mai, non esce mai dal “recinto sacro” entro il quale si misura l’approccio a Eros, al suo furore dionisiaco, allo Spazio rischioso, al Luogo Rituale del suo Cerimoniale, della sua Presenza e Presentazione, alla sua Energia “inesauribile”, illusoria ma allusiva (lunare) piena avida e innocente, al suo fervore e tremore, alla sua splendida tragica fatica che scrive e dice le parole di Eros “con il mare/ondoso nelle vene”, come uragano naturale e “la bellezza/degli arcobaleni” che “apre le braccia al vento e ride,/la bocca aperta al sole”. L’Enigma resta aperto e ambiguo nella sua assoluta e totale, ancipite anfibologia: d’altra parte, l’Ambiguità ha senso finchè vive ed esiste l’Ambiguo, cioè il Poeta. Vale il Presente, irriverente e passionale, foscoliano, l’Unico Tempo, quello che si vive (e si scrive), privo di Assenza, senza il Nulla del Passato e del Futuro, il Tempo dell’Essere e dell’Esistere, dove non sono più nostalgie né rimpianti né previsioni né speranze né profezie: è il Tempo dell’Ansia e del Cibo Spirituale, dove l’Amore è la sola essenza, dell’Anima e del Corpo, “Casta Diva” della vita.

Più si va avanti nella lettura de Il poeta e la farfalla, più “il discorso” e il percorso espressivo e filosofico di Maffia, si infittiscono quasi inevitabilmente e necessariamente si complicano, il “canto” si fa più meditativo e riflessivo pensoso, ma non meno acceso e ardente, e appaiono i teoremi gli assiomi della Poesia, le sue illusioni ed allusioni, dense e insieme incerte, magiche, come colpi che si schiantano danno baci e luci e colori, rinnovano, donano la Conoscenza, la “Rivelazione”, dove la strada della Dissolvenza e dell’Invisibile, si apre a quella baudelariana, del Simbolo Visibile, anche se per essenza Oscuro.

Eros perciò si impone e si espone, diviene necessario e disponibile, una sorta di liberazione e insieme punizione: una “sfera inedita ” aperta anche al pericolo della finzione (teatrale) e della narrazione (surreale), all’illusione, alla dissipazione, al fuoco delle controversie, della distruzione e della purificazione, alle “oscillazioni” del presagio, al “romanzo dell’amore”, che non è limbico né infernale né paradisiaco, ma umano, vitale, poetico, espressivo, lucente. L’Amore è libero da ipoteche, come il cuore, come “la vita che freme”, una Rinascenza, l’Essere che è Tu e Io, insieme, una carezza silenziosa e intensa, “un inno all’alba”, all’Infinita Condivisione.

La spinta è energia vitale ed espressiva a rappresentare il “Teatro” di Eros, induce Maffia ad essere un Poeta –Adolescente per Amore, o meglio ad esprimersi, nelle e con le Parole di Poesia, con lo “stupore infantile” (E. Zolla) tipico del Poeta-Fanciullo, ardito e sensuale, timido e insieme audace, che cerca e trova un Senso nella considerazione che la propria vita interiore, necessaria e indispensabile al Poeta, è il centro più profondo e intimo dell’Esistenza dove si trova e ritrova se stessi giocando con le immagini, i sogni e i simboli infantili che passano nella fantasia e che si nutrono dei fatti e degli atti, dei sensi, delle esperienze legate alla vita concreta dell’esistere.

Per questo, folgoranti lampi intuitivi pittorici e descrittivi, intense riflesse concrezioni gnomico-sentenziose, convivono naturalmente, coesistono necessariamente in quanto nascono da un parto gemellare che contiene perdite, angosce, cadute, ma anche sussurri, aromi acqua azzurra e ridente di mare: e le radici millenarie di cultura materiale e spirituale, filosofica ed artistica, religiosa storica e popolare, non potevano che trovare la loro migliore, più sentita e profonda rinascita espressione, nella lirica di Dante Maffia ispirata ad Eros, in quelle due poesie in lingua dialettale di Roseto Capo Spulico (comprese nella prima sezione del volume): due veri e propri diamanti preziosi nel concerto dorato di una “musica d’ argento”.

Anche qui, come in tutta la sua opera letteraria (sopra tutto poetica) Maffia non corre mai il rischio dell’autoreferenzialità dogmatico-soggettiva o apologetico-interiore, anzi la nozione (auerbachiana) di “individualità” (e di “tipo”), è riconducibile a quella d’origine dantesca (l’Amor che move) di desiderio e corporeità, la cui simbiosi esprime la loro funzione evocativa e simbolica costitutiva del linguaggio poetico in generale e di quello amoroso in particolare.

Il paradigma dell’Autorialità non inficia, in Maffia, la necessità espressiva della Soggettività, senza per questo limitare l’esigenza, avvertita e consapevole del controllo dell’equilibrio dell’essenzialità e dell’economia della Forma e della Sublimazione artistica, che non vuole sottomissione tout court all’Ordine Normativo e Canonico della Tradizione o dell’ Absolu mallarmeano, ma la necessaria libertà di confrontarsi con se stessi, con il passato letterario, con il rapporto con la società.

Le parole, prima di essere lette, si vedono, con gli occhi: e quelle della poesia ancor di più, capace com’è, di descrivere decifrare e farci capire il Sé-e-il-Tu, cioè le ragioni profonde di Eros (identità di Umanità e Divinità) e delle Parole che lo traducono e raffigurano, lo rendono visibile, lo presentano ed esprimono.

Franco Di Carlo

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1 commento
  1. Interessanti considerazioni di Franco di Carlo sui segreti dell’eros nell’opera di Dante Maffia, che meritano grande attenzione e il necessario approfondimento anche in considerazione dello stile, che si caratterizza come espressione di opera letteraria .

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