Sulla verità, di Roberto Taioli

Cercare-la-VeritaLa frase di André Malraux su cui mi è caduto lo sguardo (“E indiscusso che la verità di un uomo è anzitutto ciò che egli nasconde”), ha qualcosa di eracliteo sia nella formulazione linguistica che nel riferirsi al tema del nascosto. Eraclito nel celebre frammento, parla della natura (la physis) e Malraux della verità. La verità che si nasconde potrebbe essere intesa in senso psicanalitico, in modo religioso e altro ancora. Non è facile capire “che cosa” si nasconde. Certo non la verità nel senso giudiziario, che è una verità parziale (talora neppure quello), appurata con strumenti che hanno tutta la precarietà dell’operare umano. Ciò che si nasconde in ogni uomo è forse una verità più profonda, che egli non può neanche pronunciare perché non conosce. L’inattualità della verità può generare scandalo, irritazione, ma solo perché siamo abituati alla sua oggettivazione, ad un grezzo realismo. E’ la verità che si nasconde e non l’uomo che nasconde la verità. Credo che per avvicinarsi a questo enigma della verità, la filosofia e la poesia abbiano più forza ermeneutica di altri saperi umani. Le scienze spiegano l’uomo e la natura, ma non la verità che è ancora un’altra cosa, si pone su un altro piano. Anche le scienze hanno un destino metafiso, scriveva Merleau-Ponty, perché vanno oltre se stesse, devono essere aperte. L’antropologia quando diventa una scienza può perdere i contatti con la verità dell’uomo, smarrirsi in schemi interpretativi, in ricostruzioni suggestive. Lo schema è una figura (Kant), una relazione sotto la quale operano i vissuti, gli uomini concreti. I protocolli, per quanto accuratamente e logicamente costruiti, sono procedure sottoposte, come ha spiegato Karl Popper, al principio di falsificazione. Le scienze, anche le cosiddette scienze dell’uomo, sono scienze degli schemi e delle figure entro cui si si deposita l’accadere degli uomini. Questi schemi sono per certi aspetti “veri” ma per altri “falsi” o meglio parziali. La verità che non finisce negli schemi di comprensione e spiegazione del mondo, è quella che si nasconde perché è sempre eros risorgente. La verità non è il mondo, ma sempre oltre, al di là della “verità” che si crede di possedere o che ci è data. E’ così lontana dall’idea di possesso da far pensare piuttosto a qualcosa di spoglio, nudo, essenziale. Forse all’idea del vuoto, di ciò che è concavo. In tal senso ciò che è nascosto, non manifesto, inespresso, è anche ciò che è più vero. Se la verità fosse il mondo dato, le relazioni costituite, i conflitti che lacerano e feriscono, sarebbe la verità di un mondo, ma non la verità del mondo. Se accettiamo ciò che esiste, se come un notaio registriamo ciò che accade, rinunciamo al “sogno” della verità e rinunciamo alla fine a noi stessi come esseri in divenire, amputiamo il telos, che è la grande forza che spinge avanti la verità. Se crediamo che la verità non esiste, avremo la forza e la speranza di cercarla ancora, di negare, di rifiutare la verità per volerne una più possibile. Se smetteremo di sognare, finiremmo schiacciati dalla realtà che ci è data, che subiremo e infine accetteremo. Diventeremo ciechi, muti. Per questo davvero poeticamente, la verità sta tra le nuvole.

Roberto Taioli (docente di Letteratura presso l’Università Cattolica di Milano)

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6 commenti
  1. Bellissimo articolo! “La verità sta tra le nuvole… e tra i sassi!” (Per completare l’infinito ciclio del divenire).

  2. IN CONTROTENDENZA

    «una verità più profonda, che egli non può neanche pronunciare perché non conosce […]
    E’ la verità che si nasconde e non l’uomo che nasconde la verità. […]

    Le scienze spiegano l’uomo e la natura, ma non la verità che è ancora un’altra cosa, si pone su un altro piano. […]
    Le scienze, anche le cosiddette scienze dell’uomo, sono scienze degli schemi e delle figure entro cui si si deposita l’accadere degli uomini. Questi schemi sono per certi aspetti “veri” ma per altri “falsi” o meglio parziali. La verità che non finisce negli schemi di comprensione e spiegazione del mondo, è quella che si nasconde perché è sempre eros risorgente. […]
    In tal senso ciò che è nascosto, non manifesto, inespresso, è anche ciò che è più vero. […]
    Se accettiamo ciò che esiste, se come un notaio registriamo ciò che accade, rinunciamo al “sogno” della verità e rinunciamo alla fine a noi stessi come esseri in divenire, amputiamo il telos, che è la grande forza che spinge avanti la verità. […]
    Se smetteremo di sognare, finiremmo schiacciati dalla realtà che ci è data, che subiremo e infine accetteremo.» (Taioli)

    Mi spiace, ma proprio non condivido. Il telos e la verità vengono qui presupposti senza dimostrare che davvero ci siano. Se l’uomo ( è questo il soggetto, no?) « non può neanche pronunciare [una verità più profonda] perché non [la] conosce», come fa ad essere certo che ciò che non conosce e non può pronunciare sia verità? E se fosse un’ulteriore menzogna? Chi gli garantisce che questo ignoto sia verità? E in base a che cosa dice che «è la verità che si nasconde e non l’uomo che nasconde la verità»? Anche quest’affermazione è indimostrata.
    Se è certo che «le scienze spiegano l’uomo e la natura» (con una certa approssimazione e provvisorietà!), non è affatto certo che quest’«altra cosa», che si può al massimo ipotizzare, sia di certo «la verità».
    E come si fa, allora, a dire che «la verità che non finisce negli schemi di comprensione e spiegazione del mondo, è […] è sempre eros risorgente»? E se fosse “thanatos risorgente”? Oppure e ancora: a dire con tanta sicurezza che « ciò che è nascosto, non manifesto, inespresso, è anche ciò che è più vero».
    Mi sa che di questo passo, per paura di fare i notai che registrano solo «ciò che accade» (sarebbero gli scienziati?) o per non finire schiacciati dalla «realtà» (cosa che – ripeto – conosciamo approssimativamente attraverso l’esperienza e le scienze), sbandiamo dalla parte opposta. Finiremo per vedere nel «sognare» una soluzione o la soluzione (mentre i sogni sono semplicemente materia da indagare!). E amputiamo non questo – ripeto: indimostrato – «telos», che sarebbe « la grande forza che spinge avanti la verità», ma la nostra povera e bistrattata (specie oggi) intelligenza.

  3. Ma perché non vedere, carissimo Ennio, proprio dentro la nuda pronuncia di questa “verità” e di questi “sogni” anche la loro oggettiva storicizzazione e la loro naturale materializzazione? Non sono forse stati pensati e proferiti da un uomo in carne ed ossa? E non è stato poi tutto demandato ai vapori acquei delle nuvole (e alla dura pietrosità dei sassi)? Tanto più poi che da nessuno, se non da te, erano stati tirati in ballo telos o provvidenze…

  4. @ Ottaviani

    Caro Paolo, non voglio fare il rompiscatole ma…
    Il “telos” è nominato nel testo di Taioli. Di provvidenze io non ho parlato. Ciascuno pronunci – nudamente o baroccamente – la “verità”, ma la dimostri. E infatti ho scritto: “Il telos e la verità vengono qui presupposti senza dimostrare che davvero ci siano”. Non mi pare una richiesta campata in aria.
    Se invece un discorso filosofico o un palazzo possono essere costruiti senza fondamenta tutto va bene: anche le nuvole diventano palazzi.

  5. Hai ragione, caro Ennio, a precisare su “telos”. Ma mi sembrava e mi sembra che questo termine venisse adoperato da Taioli in un contesto di realtà vista in perenne divenire e non nella sua classica accezione, con la quale mi sembra che tu polemizzi, di finalità assolute (quelle che appunto, anche se da te non evocate, richiederebbero però le provvidenze divine). Di qui la mia imprecisione. Sulla reale esistenza poi di ciò che viene solo pensato certo si può discutere… ma io parlavo, senza alcuna ironia, solo di nuvole e di sassi e delle conseguenti infinite potenzialità di trasformazione della materia, fino a diventare energia e autocoscienza… e notavo con piacere come ciò non venisse sostanzialmente contraddetto dall’articolo di Taioli.

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