Sandro Gros-Pietro, Le geoepiche e altri canti, Genesi Editrice, letti da Dante Maffia

le-geoepiche-e-altri-canti-9459Sandro Gros-Pietro è uno degli intellettuali più agguerriti e complessi dell’ultimo mezzo secolo. Ovviamente faccio questa affermazione dopo essermi documentato, dopo avere letto molti dei suoi libri che spaziano dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia all’editoria. E vorrei sottolineare subito che l’editore è stato coraggioso fin da quando rilevò da Giappichelli di Torino la collana “I Gherigli”, che annoverava nomi molto famosi del panorama della poesia italiana. Sandro appartiene alla generazione post-bellica che si è trovata a dover affrontare la confusione venutasi a creare nelle patrie lettere a causa di sperimentazioni gratuite e senza senso, spesso velleitarie e prive di una reale esigenza di rinnovamento. Tuttavia non si è lasciato imbrigliare, come poeta, dalle sirene false degli inventori del nulla e ha seguito la sua natura avida di conoscere e di confrontarsi, innanzi tutto con i classici. Ecco perché i suoi versi sono sostanziati da una forte tempra, da un vigore culturale che sfuma e si assesta in limpidezza stilistica ormai rara, oggi che ancora persistono i toni delle finzioni e si battono le mani alle balbuzie o agli stitici. Sandro Gros-Pietro addirittura in questo libro propone un tema caldo ma sempre appena sfiorato da alcuni poeti e dà l’avvio a un discorso che chiama, con una felice invenzione linguistica, geoepica. E fa bene Rossano Onano, dall’alto della sua cultura, a chiarire le intenzioni e gli approdi di Sandro riconducendolo a Ludovico Ariosto. Ovviamente non per l’impianto del poema, ma per quelle affinità che producono le scintille della poesia vera. Onano, sottile ragionatore e poeta di valore, riesce a portarci dentro il testo di Sandro con motivazioni convincenti, con puntuali riferimenti, fino a concludere: “Quando mima l’epica, l’io non compie soltanto un’operazione di nostalgia. Definisce e riconosce, anche, se stesso per la qualità opposta e pronuncia la parola: che non è quella eroica, ma quella più valorosamente affettiva”. Ma questo volume ha al suo arco altre tre sezioni importanti, a cominciare da Vernici metafisiche che illuminano bene altre ascendenze del poeta e altri esiti esemplari:

“Ogni fiamma è registrata nella memoria delle grotte
e sui dischi dei computer che ronzano a New York
come arnie di un milione di api operose
per tenere il conto delle primavere…”

e a finire Circaicù in cui è possibile rendersi conto della raffinatezza dei sentimenti e della lingua di questo poeta che non si stanca mai di indagare, di scavare nei sentimenti e nelle risonanze, nel dolore e nei processi del mondo.Sandro Gros-Pietro non disdegna neppure quella che potrebbe individuarsi come poesia del sentimento e infatti nella sezione Dediche troviamo delle vere e proprie perle. Per esempio Le voci dell’anima, poesia che ogni donna vorrebbe ricevere per la profondità del sentire, per gli accenti di verità che grondano amore senza limiti:

“scrigno affidato della mia meraviglia,
serbo in custodia la catena
delle tue letizie e lo specchio di notizie
che ha colpito la nostra avventura
ai margini della mondanità

ci siamo collocati oltre
le dimensioni del calcolo e delle misure…”

Sono soltanto due esempi di un percorso ricco di mille sfaccettature, di risvolti pieni di motivazioni umane ed etiche che fanno del poeta uno dei pochi rappresentanti di quella poesia densa di umori e di emozioni che sempre dovrebbe stare alla base della scrittura non solo poetica.

Dante Maffìa

 

 

 

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