I Maestri: Camillo Sbarbaro, scelto da Maria Grazia Trivigno

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A VOLTE MENTRE VADO SOLO AL SOLE

 

A  volte mentre vado solo al sole
e gli aspetti del mondo accolgo e il cuore
quasi m’opprime l’amorosa ressa,
ombra il sole ecco farsi e l’ombra, gelo.
Un cieco mi par d’essere che va
lungo la sponda d’un immenso fiume.
Scorrono sotto l’acque maestose;
ma non le vede lui: il poco sole
lui si prende beato. E se gli giunge
a tratti mormorar d’acque, lo crede
ronzìo d’orecchi illusi.
Perché a me par vivendo questa mia
povera vita, un’altra rasentarne
come nel sonno; e che quel sonno sia
la mia vita presente.
Un vago smarrimento allor mi coglie,
uno sgomento pueril.
Mi siedo
dove sono, sul ciglio della strada,
miro il misero mio angusto mondo
e carezzo con man che trema l’erba.

 

Camillo Sbarbaro, poeta e prosatore ( Santa Margherita Ligure 1888 – Spotorno 1967). Raccolte di poesie: Resine (1911), di reminiscenze pascoliane; Pianissimo (1914); Rimanenze (1955); Primizie (1958). Tra le prose: Fuochi fatui (1956); Scampoli ( 1960); Bolle di sapone (1966).

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