A proposito de ” Il poeta e la farfalla” di Dante Maffia

Maffia%20Dante“Troppi libri di poesia sono vantata testimonianza di valori soprannaturali che altro non è l’implicita prova di valori naturali”. Così scriveva nel lontano 1947 Giancarlo Vigorelli a proposito de “ Il Lamento del gabelliere” di Raffaele Carrieri. Stessa cosa si può dire oggi di Dante Maffia, poeta prolifico, instancabile, naturale, ove vien fuori tutta la vita dell’uomo che è nel poeta. Naturale è l’aggettivo più giusto, perché è in sè che confluisce la natura e il desiderio, la vita e la vocazione. Parlando della poetica di Maffia, bisogna sempre pensare a un punto instabile, a un sentimento vivo capace di seguire comete in modo rabbioso o delicato, detonante o tranquillo, comunque vero. Mostra ghiaccio e fuoco, e parti minime di essi. Indica curve, direzioni, le più alte, le più emozionanti. E se scrive di sentimenti ( magari fossero suoi, sono delle comete) vuol farne ritratti, formule, colori. Si affaccia ai balconi, scruta giardini e orizzonti, centra il portamento degli astri e delle anche. C’è fatica nel capire l’altra metà, lei che giunge da un segreto organico, che si dona con dettagli e s’appoggia ai monti. Che farfalla è la donna, che firmamento! Il poeta cammina, ci mette la penna e le labbra. Vuole. Ascolta. Cerca. C’è passione in questa raccolta, dedizione. Ma resta un mondo di favola, un bosco genuino, com’è genuino il piacere. E’ così tenue, così sottile, così intensamente umana. Chissà perché, dopo aver letto le poesie , mi son disteso sul divano e ad occhi aperti ho sognato un prato.

Luciano Nota

 

LA DIVINA FANCIULLA

 

La divina fanciulla mi sorride
e io vado in brodo di giuggiole
anche quando il suo sorriso
è solo telefonico.

Potenza del sentimento,
potenza della voce che dipinge
il mio e il suo desiderio
e ne fa carnosa rugiada
che mi spinge a passeggiare
nei prati mattutini
dei suoi occhi.

 

FINALMENTE

 

Finalmente lo so che cos’è l’amore:
farfalle indaffarate
viali infiniti,
quel tuo passo deciso
che fa nascere
profumi e fa cantare
perfino i muri
e la sedia dove sono seduto
a pensarti.

 

E’ DOLCE

 

E’ dolce vivere
dentro le piume lievi
delle attese
ricamate dai rintocchi
di musiche conosciute
ma che aprono le note a un viaggio
inedito.
Mi ci adagio e bevo
l’aspra deità delle tue promesse.
M’abbandono alla risacca del cuore,
diventato suono anch’io,
e sorrido
al piacere della stasi,
al muschio che si sporge
dai lati del bicchiere.

 

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1 commento
  1. Naturale
    direi felicemente classico per via di quella pacificata raggiunta misura del sé ch’è armonia con la natura.

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