ASCESA
Rinunciai alla grandezza per lei.
All’altezza.
Mi feci elfo per conoscerla.
Planai su lunghi steli d’erba.
Un’onda magnetica ci unì in un lampo.
Il profumo dei suoi piedi tra petali lisci.
Il mio supremo brivido sensoriale.
Mutato dal vizio e accolto da lei
eccomi a baciarle la carne perfetta.
Inizia la mia bramosa scalata:
dalla caviglia mi inerpico sui dolci polpacci.
Stravolto da fatiche amorose
prendo pausa sulla rotula sua,
la compiuta , inesauribile sfera.
Finalmente, da lì, scorgo il resto del suo sfondo.
Le labbra si aprono in un procace e radioso sorriso.
Il suo sguardo m’addentra;
invito sensuale a continuare l’approccio.
Accresce il nostro accordo.
Scivolo così su cosce assai vive
che mai ebbi tastato.
Inizio ora a sentire l’odore dell’umido.
É un bosco fitto che mi chiama.
Entrato all’interno, sento immanente la certezza
che solo lì troverò schermo ai miei cosmici mali.
Così inizio a gustare il fluido del suo piacere
la mia stessa sorgente di vita.
Quella è la mia selva.
Lì regnano figli e frutici antichi.





Che splendore! Pudicizia, sensualità e resa artistica al massimo grado. Complimenti vivissimi e commossi.
Grazie mille Paolo per le tue splendide parole, altro sprone per me a continuare liricamente con il gioco gioioso con il gentil sesso.
Scivolo così su cosce assai vive
che mai ebbi tastato.
Non sono per niente d’accordo col commentatore precedente, nei due versi che riporto sopra mi sembra si sia toccato il vertice o il fondo del ridicolo, è una poesia che vorrebbe forse essere finemente erotica, a mio avviso è un semplice inventario di luoghi comuni.
Entrato all’interno, sento immanente la certezza
che solo lì troverò schermo ai miei cosmici mali.
Su andiamo per favore, che una sana scopata risolva molti dilemmi esistenziali, oppure che il sesso rappresenti l’ultima frontiera del misticismo è vero, ma così si sfiora il ridicolo. Chiedo scusa per essere stato così netto, ma è quel che penso. Niente di personale e ignorate il mio commento.
Almerighi ha mai sentito parlare di Tao e tantra? La mia è una lirica di contatto non solo carnale ma anche di ciò
che la trascende.
già detto
Trovo la poesia di Lacovara per nulla banale o goffa, ma reale e rispettosa dei ruoli. Un’ascesa che ha la misura del gusto, dell’importanza di conquistare e fare proprio in perfetta condivisione non un corpo ma il mondo intero (la vita).