Poesie di Marco Bellini

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Bambini apocrifi

 

(Per loro non hanno scelto la terra;
la terra non sa trovare il cielo).

 

“Io sono un bambino dell’albero
mi spettava un mondo orizzontale
vite sorridenti in cui entrare.
Ora il mio contributo è freddo;
chiedo di essere accolto
in questa forma lenta.
Sono edera, fungo, parassita
contrappeso alla vita”.

 

Qualcuno ha pensato a dare un posto
perché resti qualcosa  della carne
mischiata al latte. Dentro uno scavo
di legno caldo dove tacciono ripiegati
privati del loro progetto
i bambini apocrifi, destinati
a una prevaricazione accolta e subita.
Un brodo scandaloso il midollo osseo
e la linfa; fluidi tornati alla parola
dentro gangli contaminati dove scorre
una “mortevita”.

Alberi che proteggono l’ultimo tepore
nella ferita disposta; talamo sigillato
dove si compie la mescolanza la confusione
delle ossa nel legno. Tra gli scavi
della corteccia affiora il muschio
dei pensieri; atti senza movimento.
Vivono la morte, un giorno
per ogni giorno portati su
verso l’alto il gesto, ascendono
con un passo di cellulosa, proteso.
Per loro che non sanno, l’ombra
del tronco con le ore si sposta
misura tra l’erba il dono mancato.
Dove la volta si spande, tra le foglie
si fa nuovo un globulo rosso.

Madri antiche passano raccolgono
e cullano i frutti caduti.

 

Nota

BAMBINI APOCRIFI:

In Indonesia, nelle parte interna dell’isola di Sulawesi, vi è un’area di nome Tana Toraja dove vive la popolazione dei Toraja. Tra le usanze di questa comunità, molto interessanti sono i riti funebri; in particolare il rituale di sepoltura riguardante i neonati: il corpo viene chiuso all’interno di una cavità scavata nel tronco di un albero ritenuto sacro. In questo modo, si pensa che il fusto, crescendo, porterà l’essenza del bambino verso il cielo.  

L’appartenenza sospesa

Sotto le scarpe gli avanzi
di una terra che non puoi dire.
Da straniero calpesti la nuova
ti chiedi cosa ancora di te,
cosa conservare, un riconoscimento

altro. Nulla si è trovato.

*

Sei un uomo in partenza
rimetti mano ai conti, stavano lì
per negare.

Tracci la fila: quanti sono
li abbandoni le mani staccate.
Non vedi pretesti.

Disarmato nella spunta
hai misurato il peso lasciato.

La carne avuta
come un inganno non è bastata.

*

In fondo è una questione di distanza
la sicurezza che perdi
quando lasci, quando metti
molti passi.

Chiedi permesso con la postura
quasi una torsione, un’anomalia
per stare. Ti senti sulla soglia
stabilmente.

Mimetizzarsi, almeno tentare anche
nell’odore. La preghiera detta piano
quella scandita dove stavi. Capisci
l’appartenenza da non osare.

Anche i sogni hanno cambiato
misura, il poco che tengono.
Così spesso il punto d’arrivo
sospeso, nella parola resa.

*

In disaccordo, nascondendo la presenza
senza capire dove, cerchi
la poca luce, l’angolo
che nessuno pretende.

Il cibo della sera resta l’orizzonte lontano.
L’intercapedine, il cono d’ombra
dove tieni le ore private
non possono essere una somiglianza.

Mutati nella vergogna, gli occhi
come un chiaro d’uovo:
anche il bianco può essere
il colore della paura.

 
Il segreto

 

Dicono nel polmone; senza sorpresa
come l’avesse già saputo.
Dicono di organizzarsi:
si è fatto leggero il tempo davanti.

La sedia lo sorregge
deve pensare al segreto del cellulare
decidere quanto prima di lui
dovrà morire.

Deve pensare alla SIM da chiudere
portare il silenzio; la voce di lei:
                                   preavvertirla
                                  che lo sappia.

Marco Bellini risiede in Brianza dove nasce nel 1964. Nel 2007 pubblica “Semi di terra” (LietoColle). Nel 2008 pubblica la plaquette “Attraverso la tela” e per le Edizioni Pulcinoelefante la poesia  “Le parole”. Nel 2010 pubblica la plaquette “E in mezzo un buio veloce” (Edizioni seregn de la memoria) e il libro “Attraverso la tela” (La vita felice), finalista al premio Nabokov 2010 e al premio poesia Tronto 2011; inoltre, viene inserito nell’Almanacco della poesia italiana 2011 (Editrice Punto a Capo). Nel 2013 pubblica il libro “Sotto l’ultima pietra” (La vita felice), secondo classificato al Premio letterario internazionale “San Domenichino” e al Premio letterario nazionale “Alpi Apuane”. Sue poesie sono state inserite in varie antologie e sono apparse su diversi  blog e riviste. Numerosi sono i riconoscimenti ottenuti in diversi concorsi letterari. E’ risultato vincitore della selezione nazionale “European Poetry Tournament”. La poesia vincitrice è stata tradotta in sei lingue: (inglese, sloveno, bosniaco, croato, tedesco, slovacco) e pubblicata sulla rivista letteraria Rp./Lirikon e nell’antologia dell’European Poetry Tournament 2013. Numerose sono le recensioni dedicate alle sue opere. Ha partecipato a diversi eventi letterari in Italia e all’estero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

10 commenti
  1. Di nuovo leggere queste poesie di Marco Bellini, riporta al lettore la sua poesia che che vuole misurare la presenza dell’essere umano dandole le coordinate delle cose.

  2. Non troppo liriche e non sapienziali, queste poesie discriminano la visione dall’apparenza, misurano il confine del buono all’interno di un macrocosmo scuro e infetto.

  3. Ringrazio di cuore i responsabili del blog per lo spazio che concedono ai miei inediti e per avermi inserito nel eBook di prossima realizzazione.
    Un ringraziamento anche a Maria e a Fattorina1 per la competenza dei loro commenti.
    Un caro saluto,
    Marco Bellini.

  4. Queste poesie mi hanno colpito molto per l’intensità e profondità. Affrontano tematiche diverse, tutte molto impegnative, in modo, secondo me, originale e personale.
    Anna

    • Versi cristallini: mi sembra un’ottima definizione del tipo di poesia che cerco di realizzare. Ringrazio Maria Grazia e Anna per i loro interventi.
      Marco Bellini.

  5. “Alberi che proteggono l’ultimo tepore…”; “Madri antiche passano raccolgono / e cullano i frutti caduti.”
    Versi cristallini certamente, ma penetranti nell’animo come lame acuminate. E’ l’orrore della vita/morte infantile che acumina i versi della prima lirica. Tutte le composizioni qui proposte sono pregevoli per tali caratteristiche, ma l’ultima, “Il segreto”, supera forse le altre per l’inaspettato dominio di sé di chi ormai è depositario di un tragico segreto e pensa alla SIM.
    Complimenti a Marco Bellini

    Giorgina Busca Gernetti

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