Poesie di Flavio Almerighi

almerighi

Rosso d’uva

Questa notte un uomo
col ghigno
di un’acquasantiera
mi ha gettato
un giornale in faccia
poi mi ha accoltellato,

rosso d’uva
il sangue corre
dove non è mai stato
mi porta dietro,
quanto silenzio – penso
mentre muoio

e mi sveglio.

Caucasici bianchi

La ciclista evapora,
sciarpa lungo la sottana
come l’hai portata tu,
tant’è che lo straniero
divora fumo e arance,
molto fa eravamo noi
le nostre sigarette
adesso, svogliati
non fumiamo più
nemmeno al cinema.

Sei rimasto bello,
la tua bellezza spicca
e il mare d’orchidee fuori luogo
non la confonde,
il tempo dice che
potrei essere tuo padre
basterebbe adeguarmi il cuore
gli spostamenti d’asse,
il finale di stagione.

Un folle vuole l’elemosina
in tasca non ne ho,
fingo di leggere
e lui ritorna prudente
come un sospiro.

Nei bar

quando parlava così
c’ero anch’io,
cacciata dall’eden
fa tappezzeria nei bar
masticando caffè,
offre cioccolato bianco
a figlie mai avute

non ha sogni,
lo sanno anche i muri
da quella notte in cui
vennero i rapaci
a scavarle in fronte
tre rughe profonde
verticali e parallele

è rimasta ragazza,
dicono della puttana,
il ricordo le si perde
in mezzo agli occhi
non ha nome sorride,
parlando alle bambine
nella loro lingua segreta

Fuori catalogo

dopo i Cinquanta l’oscurità
non è semplice eclissi
la prassi del buio diventa vestito
e sono già fuori catalogo

tra il dogma del divano
la lavatrice da cambiare,
l’amore diventato
far finta di niente

alla salute pensi mai?

Penso al porto alla darsena forse
al pesce che imparò a volare,
m’importa di un dolore alla volta
di fare spazio in casa

Audacemente

una piccola pausa
la gonna estiva
l’orlo, chiusi gli occhi,
poco sopra il ginocchio
audacemente
così a portata di mano.
Nera, nulla concede
all’immaginazione, tutto
lascia immaginare

Bagni Eden

qua non è più mare
solo vernice di barche
e mignotte slave

entrate in acqua
a vostro rischio,
nessuno vi salverà.

Turisti senza amore
dopo onde fangose
assaggiano brezza salata

qualcuno dimentica
le scarpe sul molo

Cettina non esiste

Cettina non esiste
ha un ladro per capello
due ante al posto d’ali
ricordo di una vita

che soffia sotto vento,
bussa dentro il cuore
diario sprangato
di sportelli e maniglie,

falcidia che non risparmia volpi
acquattate e pronte
per rinunciare alla carne
di qualsiasi amore tratti,

l’uva resiste sui tetti
in onore del bardo annacquato,
chiudendo gli occhi
se ne vede ancora

comunque giri,
la gonna dell’ultimo matrimonio
non entra più,
tanta voluttà non addomestica
le doglie al parto

del petto non batte più
nemmeno la ruggine,
ma prima o poi arriverà
questa vendetta di donna
soprattutto se c’è silenzio,

Cettina decide la musica
poi si dimette

Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesia Allegro Improvviso (Ibiskos 1999) Vie di Fuga (Aletti 2002) Amori al tempo del Nasdaq (Aletti 2003) Coscienze di mulini a vento (Gabrieli 2007) durante il dopocristo (Tempo al Libro 2008) qui è Lontano (Tempo al Libro 2010) Voce dei miei occhi (Fermenti editrice 2011) Procellaria (Fermenti editrice 2013). Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati da prestigiose riviste quali Tratti, Prospektiva, Il Foglio Clandestino, Il Guastatore; viene a volte invitato a far parte di giurie in premi letterari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8 commenti
  1. Cruda , disadorna , la parola di Almerighi punta al sodo , ma questo “sodo” lo ricompensa con lacerti di espressività molto personale , antilirica , subito distinguibile . Certe soluzioni “acuminate” ricordano Gregory Corso e la sua rabbrividita vitalità , la sua luminosa solitudine .
    leopoldo attolico –

  2. Trovo il canto di Almerighi genuino, un atto limpido che si scontra con la complessità dell’esistenza per aspirare ad una vittoria finale, per chi sente il bisogno di cambiare e compenetrare in un’aroma di estrema libertà e rinnovato giudizio. Lo trovo intensamente lirico, quella liricità analogica che ammette lo slancio e la favola.

  3. Accostarsi alla poesia di Flavio Almerighi è come entrare in un mondo nuovo per chi resta nel solco della tradizione come chi scrive. La genuinità, cui accenna Luciano Nota nel suo commento, è evidente, palpabile, in una rappresentazione della realtà così com’è, senza filtri che ne attenuino la mediocrità o la crudezza, senza tentativi di consolazione della solitudine. Coerentemente l’espressione, del tutto personale, è diretta, antilirica, priva di abbellimenti estranei a questo tipo di poesia che certamente non si dimentica.
    Giorgina Busca Gernetti

  4. Ho letto altrove alcuni (non troppi) testi interessanti di Almerighi. Questi francamente li trovo noiosi pur essendo brevi, tranne Cettina non esiste, forse l’unico che un po’ si salva dall’impalpabilità. Un saluto.

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