“NEL FASCINO DELLA PENOMBRA”, POESIE DI FABIO LACOVARA

l-evoluzione-della-nevrosiLa poesia di Fabio Lacovara può essere situata sotto diverse latitudini di gusto ed essere sottolineata poesia di esistenziale “disagio”. E’ evidente il fragore dolente dell’animo, la volontà di capire e annientare il male, o meglio, il malessere che dentro si porta, microcosmo in un cosmo più ampio dove si aggirano spettri e fantasmi dal sapore universale. Filettate poesie dalle linee tortuose e bizzarre, la cui matrice è da ricercare nella perentoria aritmia del sentimento depositato, del ricordo inappagato. E qui subentra l’Estetica di Freud, la fantastica attività che procede da desideri insoddisfatti. E’ ben noto che mentre il sognatore ad occhi aperti nasconde le sue fantasie o addirittura se ne vergogna, il poeta è colui che possiede la tecnica di rappresentarcele in modo non solo da superare il nostro rifiuto, ma anzi da provocare in noi piacere vivissimo. E Lacovara è poeta.

Luciano Nota

Esplode l’immane
Tra infinito e tragedia.
Il cuore ivi rimane.
Lampi devastanti
Squarciano l’imponderabile buio.
L’ago della pesa cavalca perennemente
I due regni troneggianti.
La pendola fende l’aria
Volando tra i due estremi
I quali carismi
Attraggono l’anima mia profonda.
Quando gli usci si spalancheranno
Si schiuderà nondimeno il segreto:
Il due che rinasce in uno.

*

Prima che l’oblio divori tutto
Testimonio il mio gesto.
Prendo due occhi, due perle turchesi
Le poggio sull’assito.
Sorrido perché il liquido giallo
Che scende dalla mia bocca
Corrode il suolo sul quale sono stesi i miei dubbi.
Mi serro in una scatola di ferro
E da laggiù urlo e rido tutto il tempo.

*

Il sangue è diventato un accessorio
Alle scenografie della follia.
Vi dico delle deviazioni del nostro tempo.
Il ratto divora giornalmente dieci teste  
Corre sul filo del pesce.
Non scherza mai, alimenta la gente.
Come tu, saggio, puoi parlare
Placido e sicuro delle gemme e delle teste lucenti?
Come puoi, uomo, oggi prenderti pena
Per un ratto scevro di cristalli?

*

Lascia che succhi la tua linfa
Così rossa ed eterea
Lascia che ti assapori fino in fondo.
Col tuo ossigeno posso tirare ancora avanti.
Domani avrò l’essenza del mio piacere
Quando di te non sarà rimasto niente
E sarò costretto al cannibalismo sensoriale.
Guardami, non parlare.
Nessuna parola vana
Solo suoni e profumi.

*

Fuori
Scorgo sguardi rossi
Di un rosso fuoco.
Io sono qui,
Nel mio antro.
Esco a sfidarli
Con le mie labbra di lama.
Cosa siete voi laggiù
Creature sulfuree dannate ad ignorare?
Cosa rappresentate voi lassù
Angeli eterei ostentanti sempiterni sorrisi?

*

Nel fascino della penombra
Si aggirano lemuri
Abitano il limine del visibile.
Esseri laconici
Rivolgono espressioni di ludibrio.
E l’ombra li traghetta
Nella quiete.

*

Avevo un tozzo di pane
Dell’acqua da bere.
Fuori c’ era il bianco.
Presi due occhi di lince
E lo forai. 

*

La carne corrotta
Il peso di occhi vuoti
La pelle rotta
L’amaro ghigno devastato.
E tu ancora mi carezzi
Stendi le tue palme  
Sui miei ceppi.

Fabio Lacovara, trentacinquenne di origini lucane, vive da anni a Bologna. E’ laureato in DAMS cinema con tesi su Tim Burton e il gotico. Inoltre ha seguito un Master biennale di sound engineer (tecnico del suono). Sin da ragazzo si nutre avidamente di scritti di Kafka, Poe, Gogol’, Rimbaud, Baudelaire. I suoi interessi spaziano in molti campi delle manifestazioni artistiche, poesia, scultura, fotografia. Ha partecipato a vari concorsi di fotografia e poesia. Sue liriche sono state finaliste a “Iceberg” 2000, “Iceberg” 2002 e al Premio letterario Alda Merini 2011. Quattro poesie sono presenti nell’antologia “Immagini”, Pagine Editore.

 

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2 commenti
  1. È noto come nelle forme acute di psicosi si verifica l’alterazione delle pareti spazio verticali e l’incentivazione e l’alterazione delle capacità dell’io che con conseguente disparizione di interno esterno e uomo animali. In questa poesia certe disfunzioni degli organi percettivi risultano molto positivamente valorizzate. Si realizza così un sovrappiù di immagini che realizzano un sovrappiù di valore estetico. Ma non soltanto nelle forme di psicosi acuta si verifica un tale fenomeno ma anche sotto l’effetto di droghe particolarmente pesanti o in condizioni esistenziali particolarissime, anche nella nostra vita quotidiana a volte assistiamo a particolari sinestesie o anadiplosi di immagini che si sovrappongono e si incrociano, così come un effetto ottico come i fosfeni ci danno la possibilità di esperire colori con effetti sovradimensionati e straordinari. Ecco, la poesia di Lacovara fa grande impiego di questi espedienti “magici” con risultati senz’altro eccellenti.

    • Grazie signor Linguaglossa. Lei ha colto appieno le morbosità , le alterazioni ma anche lo sfrenato desiderio dell’ “oltre” che le mie poesie tracciano, così come esse si protendono oltre la pura sfera immanente e cercano incessantemente il valico celato dietro il limine sensoriale.

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