GIUSEPPE Mi ha raccontato un angelo stasera che ti ha visto arrivare e domandare: «qual è la strada per il paradiso, non una qualunque ma quella vera, dove poter andare e riposare senza giorno né notte e né sorriso?» Si spense ogni rumore e il tuo viso conobbe il transito che non lascia ombra, qualunque… Continue Reading
“L’olivo” di Donato Loscalzo, postilla di Donato Antonio Barbarito
l’olivo sotto questo olivo non per primi trovammo riparo dalla notte. nel tempo cantarono indistinti i coglitori, tagliarono le fronde ora ci siamo noi, lo stesso cielo, ma tace ogni fremito e risuona lo scuotersi di rami a questa vita poi il vento tornerà alla sua corsa, disperderanno altri nuove voci, accenti di antiche incomprensioni
“I limoni” di Eugenio Montale, nota di Fabrizio Milanese, lettura di Nando Gazzolo
La raccolta Ossi di seppia, pubblicata nel 1925, presenta da subito il carattere anomalo della poetica montaliana rispetto al quadro della lirica di quegli anni che vede già ben presenti Umberto Saba e Giuseppe Ungaretti. Altro fattore singolare è che la raccolta uscisse presso un editore, quale era Piero Gobetti, che non pubblicava lirica e… Continue Reading
MATERA, poesia inedita di Marco Onofrio
MATERA Cavea metafisica del tempo. Forma di un mistero che risale. Golgota, musica ancestrale. Croce trafitta nel sole della tribolazione. Lacrime nella roccia, i Sassi sono carie di una bocca spalancata sull’origine del mondo fino ai grandi abissi.
“La nostalgia dell’infinito. Antologia poetica con inediti 2001-2016” di Marco Onofrio (Ensemble, 2016), letto da Francesca Di Castro
«Io vedo l’invisibile, io sento…» (da Ora è altrove: “Ai bordi delle nuvole”) scrive Marco Onofrio chiudendo la sua poesia “Ai bordi delle nuvole”. «È la soglia epifanica del tempo»: ai bordi delle nuvole i sentieri «cominciano nel vuoto» e «sfumano nel vento»… Il tempo, l’infinito, il vuoto, le nuvole: strade maestre rivelatrici delle poesie… Continue Reading
“Le chant du styrène” di Raymond Queneau: l’inno alla plastica tradotto da Italo Calvino, di Fabrizio Milanese
Nel 1957 Raymond Queneau scrive Le chant du styrène come commento ad un documentario di Alain Resnais dedicato alla produzione del polistirene (nota materia plastica che ha rivoluzionato nel bene e nel male un po’ la vita di tutti noi). I primi di giugno del 1985 l’editore Vanni Scheiwiller propone a Italo Calvino di tradurre… Continue Reading
Jurij Živago, l’alterego di Pasternak, di Paolo Ruffilli
Compagni di strada come Anna Achmatova e Marina Cvetaeva, consideravano Pasternak il poeta più rappresentativo e più grande della loro generazione, non solo o non tanto per le vertiginose trame verbali e metaforiche di cui aveva dato prova nella sua prima produzione, ma per la straordinaria misura lirica dentro cui aveva saputo far emergere la… Continue Reading
ROMA, L’ESTATE E GLI SCRITTORI, di Marco Onofrio
«Strugge forre, beve fiumi, / Macina scogli, splende, / È furia che s’ostina, è l’implacabile, / Sparge spazio, acceca mete, / È l’estate e nei secoli / Con i suoi occhi calcinanti / Va della terra spogliando lo scheletro»: con questi versi dal sapore intensamente barocco, scritti a Roma nel 1931, Giuseppe Ungaretti cattura la… Continue Reading




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