Cinque poesie di Riccardo Socci da “Lo stato della materia”, ArcipelagoItaca – 2020

downloadLa raccolta di Riccardo Socci si apre con due citazioni che evocano una discesa in profondità, in un abisso al tempo stesso fisico, spaziale, esistenziale e filosofico. La raccolta Lo stato della materia che le segue, rispetta fedelmente questa premessa: è un attraversamento del quotidiano che approfondisce, interroga, ricerca significati, passando dall’infinitamente piccolo all’immenso, dalla solitudine al silenzio. La continuità del canto lirico unisce elementi distanti svelando la vicinanza di vite, e dimensioni, solo apparentemente estranee: l’immagine di due amanti nel letto viene dunque accostata al passaggio del camion che pulisce la strada, ai primi movimenti degli abitanti di un palazzo, al pianto di un neonato. Ma non è solo con la ritmicità della lirica che i versi di Socci cercano di mettere in forma l’esistenza. Al centro della raccolta c’è anche la materia, e in primis il corpo, a tendersi sul confine tra l’interno e l’esterno, ad essere misura e legame di tutte le cose. Il corpo come strumento di percezione ma anche di esperienza e trasformazione: così lo stomaco che vomita sé stesso e un ovulo che sta per essere espulso sono al tempo stesso metafore e dati empirici da interrogare in cerca di risposte; quelle risposte che la poesia – l’autore sembra saperlo – può sempre, al massimo, solo suggerire.

Motivazione opera vincitrice ex aequo. Sezione B – Raccolta inedita – Opera prima
5a edizione Premio nazionale editoriale di poesia “Arcipelago itaca”

 

 

Set down with due care

Un’età è passata con il muso
distrutto di una macchina. La strada
curvando inganna la memoria.
Restano in mano molti pezzi ancora
ma la cornice si scompone
e un volto cammina in silenzio.

Nell’attimo, immagino
l’autoradio distorta
Ian Curtis dal palco gridare
l’elisione dell’atona finale.

 

I due, sdraiati sul divano

Potrebbero scopare ma adesso
stanno guardando il video di un uomo
obeso che si ingozza. Lui spera
che l’obeso muoia di un attacco cardiaco
in diretta. Pensa che sarebbe la conclusione
perfetta di questa esperienza
estetica. L’obeso indossa un paio di occhiali
con le lenti molto spesse
che gli deformano il viso. Lo ascoltano
masticare per mezz’ora due chili
di marmellata di arance, ma l’obeso
che pure è in affanno e respira
male, non muore. Lei si stanca, gli slaccia
la zip, stringe la mano a pugno
attorno al suo cazzo. Passeranno
la notte abbracciati. Domani
bevendo il caffè,
cercheranno di ricomporre
le immagini confuse dei sogni
fatti, per raccontarseli,
come un album di famiglia.

Hai accompagnato in stazione
una ragazza che non ami.
Mentre lei parlava, hai guardato
più volte le sue gambe,
sognando di scopare.
Ti sei visto da fuori: come sono
patetiche le persone,
gli automatismi dell’encefalo,
le piccole avventure del linguaggio
e tutto il mondo come appare.

Tornando a casa, nel supermercato
un cieco faceva la spesa.
Sembrava a proprio agio
nella sua cecità. Con il bastone
sondava lo spazio intorno
per evitare collisioni.
A volte però, dal buio
fuoriuscivano corpi e oggetti,
sui quali il cieco urtava
sorpreso. Sul suo viso compariva
una smorfia di gioia o di paura,
come un effetto del vuoto quantistico.

 

Festa in spiaggia con ritorno, i fatti

Guardando il cielo ho pisciato nel mare,
contribuendo con il poco o nulla
che ho saputo al suo innalzamento.
Le fusioni nucleari delle sfere di plasma
sembrava potessero dire
qualcosa a un uomo attento
e capace di sognare. La gente
ballava sotto i fari
di luce colorata, in una spiaggia
altrimenti vuota.

Tornando a casa, la ruota ha mancato
di un niente l’istrice
che attraversava la strada di notte,
spedito verso il fondo
della campagna buia e silenziosa.

 

InSight

È stata una giornata priva
di fatti notevoli, cose comuni
come i cicli delle maree. Scriverlo
non serve a dare loro importanza. I due
seminudi si abbracciano a letto.
Lei ha le mestruazioni quindi
preferiscono non scopare. Adesso
l’evento è questo:
l’ossigeno nel buio di una stanza
al ritmo dei respiri sta entrando
nei loro globuli rossi. Zanzare
sorvolano i corpi, mosse da istinti
vecchi milioni di anni. Su Marte
un trapano buca la roccia
per misurare il calore che affiora,
lo stato della materia
nel nucleo del pianeta.

 

Port d’Ouchy, dicembre

Le vele delle imbarcazioni, cigni
e un cane da riporto: macchie
bianche sul lago. La foschia cancella
l’altra sponda dalla memoria. In fondo
la Svizzera è un luogo
più bello di altri. La vita anche qui
trascorre senza senso,
ma con più servizi. Ad esempio,
sapere che è legittimo ammazzarsi
aiuta: la canna in bocca puntata
verso l’alto, così che nel viaggio
da terra a cielo la pallottola
trapassi il cervello.

Nella foto che ho appena scattato
si vedono tutte queste cose,
e un fascio caldo di fotoni
che otto minuti fa
è partito dal sole e ci ha sorpreso.

Riccardo Socci

1 commento

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